Le condanne sono arrivate insieme a metà mattina. Si chiudono così due dei processi nell’ambito della maxi inchiesta sui fondi ai gruppi nel Consiglio regionale della Sardegna, l’accusa per tutti è di peculato aggravato. Per Silvestro Ladu, ex di Fortza Paris – e già senatore del Pdl, sei anni di reclusione, per Beniamino Scarpa, ex onorevole Psd’Az ed ex sindaco di Porto Torres, quattro anni e sei mesi. Oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Così i giudici del Tribunale di Cagliari hanno accolto – quasi in modo totale – le richieste del pm Marco Cocco che, primo in Italia, nel 2009, ha aperto il filone di indagine che riguarda due distinte legislature e che coinvolge a vario titolo circa 90 consiglieri.

L’impianto vale per tutti: i soldi per i fondi ai gruppi, da utilizzare esclusivamente per le spese istituzionali, sarebbero stati impiegati altrimenti, per scopi personali. L’elenco è vario: dai tradizionali pranzi (elettorali e pure matrimoniali) alle notti in albergo e ai viaggi fino all’argenteria, ai libri antichi, alle penne Mont Blanc. E ancora bollette, auto, carrozzeria, stipendi di colf e finti convegni. Una montagna di attività spesso non tracciata per cui mancano appunto le cosiddette pezze giustificative, scontrini e fatture, il vero snodo da cui è partita l’indagine con la testimonianza chiave di una funzionaria, Ornella Piredda.

I soldi e la condanna della Corte di conti
Per Ladu non è valsa la richiesta di assoluzione della difesa portata avanti anche da Piero Longo – uno dei legali storici di Berlusconi – insieme a Mariano Delogu. All’ex senatore si contestano spese non lecite per 274mila euro: soldi spesi tra il 2004 e il 2009, anni in cui è stato capogruppo del Misto. Il politico, oltretutto, è già destinatario di una precedente condanna della Corte dei conti che ha intimato la restituzione di una cifra vicina a 250mila euro e ricostruito i movimenti effettuati – secondo i magistrati contabili – in contanti, assegni e carte di credito. Ed è proprio attorno alle tesserine magnetiche che il consigliere avrebbe basato una delle sue spiegazioni: la carta personale e quella legata al conto del gruppo politico erano vicine nel portafoglio e lui le avrebbe semplicemente confuse.

“Peccato – ha detto stamattina il pm Cocco – che il 100 per 100 degli errori fossero tutti nella stessa direzione”, una statistica che non ha evidentemente convinto. I soldi sono stati spesi in benzina, non solo del rappresentante politico, per il meccanico e per i sensori dell’auto. E poi valigie, vestiti, telefono. E ancora nel 2004 il famoso ricevimento elettorale, di festeggiamento per l’elezione, meglio noto in Sardegna come “spuntino” con i soldi del gruppo per acquistare le pecore e il vitello. Ma a posteriori, con un piccolo accorgimento di date e al di là dei tempi tecnici, perché il gruppo non era ancora stato costituito.

Cifra contestata inferiore per l’ex sardista Beniamino Scarpa (poi Pd): circa 116mila euro, spesi quando apparteneva al Misto. C’è l’Audi – 30mila euro – destinata al suo staff ma in uso alla moglie, anche lei una collaboratrice della prima ora con cui è convolato a nozze nel 2008. In piena legislatura. E attorno a questa figura si è arrotata anche l’ultima tesi difensiva secondo cui i 2.500 euro devoluti dal Gruppo al singolo consigliere – con il metodo paghetta con cui venivano distribuiti i soldi – servivano proprio per il suo stipendio. Per entrambi, Ladu e Scarpa, le motivazioni della sentenza della prima sezione Penale del tribunale di Cagliari saranno depositate tra 90 giorni, scontato il ricorso in appello.

Le condanne di oggi arrivano dopo quella di Adriano Salis (ex Idv) – arrivata col rito abbreviato – a un anno e otto mesi, e il patteggiamento di Sisinnio Piras (ex consigliere Pdl). Due le assoluzioni finora: Renato Lai (ex Pdl) e il socialista Peppino Balia: la richiesta, con un colpo di scena, è stata avanzata dallo stesso pm perché il loro comportamento si è distinto, nettamente, da quello degli altri imputati.