Triste non ha motivo di esserlo. Negli ultimi anni, Fabio Capello ha guadagnato 24 milioni di euro dalla federcalcio inglese (2008-12) e altrettanti da quella russa (2012-15), vive in un appartamento al centro di Mosca, dove il suo lavoro di commissario tecnico della nazionale russa gli lascia il tempo di respirare letteratura, visitare la Galleria Tretjakov o il Bolshoi.

Solitario lo è sempre stato per natura, leader in campo e in panchina non ha lasciato molti amici nei posti in cui ha giocato e allenato (e vinto, tantissimo), Capello ha più volte dichiarato ammirazione per Francisco Franco e altri solitari dittatori, Boban disse di non essere mai uscito a cena con lui e che nessun giocatore l’avrebbe mai fatto.

Dopo la sconfitta interna per 0-1 con l’Austria la federcalcio russa sembra intenzionata a esonerarlo. Il presidente Nikita Simonian stamattina ha dichiarato: “Ne discuteremo presto”. A 70 anni, Fabio Capello, uno dei giocatori e allenatori più vincenti della storia, anche se non solleva un trofeo da otto anni, quando nel 2007 vinse la Liga con il Real Madrid, è vicino al capolinea.

Dopo l’esordio nella Spal, il Capello giocatore passa alla Roma. Poi alla Juventus, nell’ambito di uno dei più clamorosi scambi di calciomercato: il dirigente bianconero Italo Allodi riesce a rifilare alla Roma del senatore del Pci Alvaro Marchini, il vecchio Luis Del Sol e i ‘marginali’ Gianfranco Zigoni e Roberto Vieri, in cambio dei promettenti Luciano Spinosi, Fausto Landini e, appunto, Capello. Infine al Milan, dove chiude la carriera con lo scudetto della stella rossonera. In totale da giocatore vince quattro campionati e due coppe Italia, mentre con la nazionale entra nella storia per il gol che nel 1973 regala agli azzurri la prima vittoria sul campo di Wembley contro i maestri inglesi.

Dopo un periodo come quadro Fininvest, in cui si occupa della polisportiva berlusconiana Mediolanum, siede in panchina al posto di Arrigo Sacchi: è l’inizio di una serie di trionfi clamorosi. Quattro scudetti e una Coppa Campioni al Milan, lo storico scudetto alla Roma, il nuovo contestato passaggio alla Juve dove vince altri due campionati, poi revocati per Calciopoli, e infine di nuovo a Madrid dove vince il secondo titolo, salvo essere esonerato. E’ il 2007, ha vinto tantissimo, ma da allora non vince più nulla.

Come ct dell’Inghilterra fa un ottimo girone di qualificazione ai Mondiali di Sudafrica 2010, ma lì s’impantana. Passa il girone a fatica – lo 0-0 con l’Algeria ne è il punto più basso – e poi ne prende quattro dalla Germania agli ottavi. E’ la partita del gol fantasma di Lampard, non visto dagli arbitri, che riletto alla luce del Fifa Gate degli ultimi mesi, assume un contorno politico inquietante, dato che mancavano infatti sei mesi alla contestata assegnazione dei Mondiali 2018 e 2022.

Il torneo è però un disastro, e la luna di miele con l’Inghilterra diventa una luna di fiele. Capello, forte di rinnovo, non molla la panchina, salvo abbandonarla alla vigilia di Euro 2012, dove si è qualificato con facilità, per protesta contro la federazione leva la fascia di capitano a John Terry. Così, Capello arriva in Russia, dove con 8 milioni di stipendio diventa il ct più pagato al mondo. Un altro ottimo girone di qualificazione e un altro Mondiale disastroso: nel girone eliminatorio di Brasile 2014 pareggia con la Corea del Sud, di nuovo con l’Algeria, e perde con il Belgio arrivando terzo.

Al ritorno a Mosca la nazionale e Capello sono bersaglio di contestazioni, i tifosi li accolgono lanciando profilattici e ne chiedono le dimissioni, in compagnia di giornalisti e opinionisti. In autunno, però, gira voce che il faraonico stipendio non gli sarebbe pagato da mesi, e il mistero s’infittisce: la Russia ha puntato tantissimo su Capello per i Mondiali di casa del 2018, e molti leggono questo leak come una volontà della federcalcio di sbarazzarsi del suo ct.

Il caso diventa diplomatico, in una lotta intestina al potere russo, tra oligarchi che sparano a zero su Capello e altri che ne prendono le difese: alla fine sarebbe proprio uno di questi ultimi, l’uzbeko Alysher Usmanov, già proprietario dell’Arsenal, a corrispondergli quanto dovuto. Ma i dubbi se arrivare o meno con Capello al 2018 permangono, e il brutto girone di qualificazione a Euro 2016 fa il resto. Passato già il giro di boa, la Russia è terza nel girone G con 8 punti dietro a Austria (16) e Svezia (12) e davanti al Montenegro battuto a tavolino. Oggi come oggi le possibilità che Capello sia in panchina a Francia 2016 sono minime, che lo sia Russia 2018 pressoché inesistenti.

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