“È ora di costruire una rete di distribuzione dell’idrogeno che attraversi il Paese e che renda possibile per i cittadini guidare le vetture a celle a combustibile. Abbiamo bisogno dell’impegno delle Istituzioni per far sì che lo sviluppo e l’utilizzo di una risorsa energetica tanto importante diventi realtà”. È l’appello di Andrea Carlucci, amministratore delegato di Toyota Italia (nella foto), lanciato in occasione dell’esposizione a Genova della berlina elettrica Mirai, durante la Repubblica delle idee.

La Mirai, in Italia, è solo di passaggio, perché per ora la prima auto fuel cell di serie (qui la prova) è destinata unicamente al Giappone, alla California e ad alcune aree metropolitane di Regno UnitoGermania e Danimarca già attrezzate con una rete di distributori di idrogeno. L’Italia, invece, “si trova in una situazione penalizzante sia dal punto di vista delle infrastrutture che dal punto di vista legislativo“, dice Carlucci. “L’attuale normativa prevede infatti che le stazioni di rifornimento non possano erogare idrogeno a una pressione superiore a 350 bar, laddove invece i serbatoi montati sulle moderne vetture a celle a combustibile garantiscono un funzionamento in totale sicurezza a 700 barL’unica stazione di rifornimento presente in Italia si trova a Bolzano che, grazie al suo status di provincia autonoma, ha potuto costruire un impianto all’avanguardia che eroga idrogeno a 700 bar”.

Secondo la Toyota, le elettriche a batteria sono destinate al solo uso cittadino, mentre l’idrogeno è il modo migliore per immagazzinare energia e poi trasformarla, a bordo, in corrente elettrica attraverso l’azione delle fuel cell. Non tutti i costruttori la pensano così – alcuni preferiscono investire sulle batterie – e la tecnologia non sarà matura prima del 2030, ma intanto la Toyota vuole ritagliarsi il ruolo di pioniere. Non a caso alcuni costruttori, come BMW e Mazda, hanno già deciso di affidarsi al colosso giapponese per la ricerca e la sviluppo nel settore.

 

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