Dall’ordinarietà al sogno, e amaro ritorno. Ancora una volta Arthur Schnitzler lascia freudianamente il segno con Fama Tardiva, il racconto fino ad oggi inedito, appena pubblicato dalla casa editrice Guanda. Quasi centoventi anni dopo la sua definitiva stesura – 1895 – la novella dello scrittore austriaco morto nel 1931 a 69 anni può essere accostata senza timidezza di sorta alle più mature La signorina Else e Gioco all’alba. Protagonista delle 140 pagine, che si leggono tutte d’un fiato, è l’attempato Eduard Saxberger: borghese abitudinario della Vienna fin de siecle, con un normale lavoro impiegatizio e una modesta autorità gerarchica da esercitare. L’uomo viene improvvisamente raggiunto nel salotto di casa dal giovane Meier, che gli confessa con fare adulatorio come lui e il suo nutrito gruppo di artisti ed intellettuali sono impazziti per la raccolta di poesie Passeggiate, scritta da Saxberger trent’anni prima.

L’innesco narrativo dopo poche righe di racconto deflagra subito in una debordante ricerca di affermazione dell’Io da parte di Saxberger, che si specchia nella riconoscenza dapprima genericamente entusiasta e poi vagamente superficiale dei ragazzi del gruppo, subito frequentati in un nuovo caffè viennese. Così di fronte ad una serata pubblica, in cui verrà declamato il manifesto del gruppo e si leggeranno e reciteranno componimenti, scritti e ballate, tra cui le Passeggiate, l’anziano protagonista si fa trascinare da un rinnovato anelito alla creazione artistica messo in soffitta da decenni, sospinto anche dalla corte della matura attrice Gasteiner, musa degli impegnati intellettuali. Peccato che alla richiesta di nuovi versi l’uomo non riesca più a comporre come una volta.

Fama tardiva fa riecheggiare i temi classici degli scritti schnitzleriani partendo proprio da questo improvviso pertugio psicologico dove Saxberger s’incunea sentendo di poter condividere ben più sensazioni e umori che con il solito gruppo di mercanti che frequenta in trattoria. Un monologo interiore ancora un po’ grezzo ma narrativamente coinvolgente ed efficace, innervato da una dialettica negativa tra creatività artistica e esistenza borghese, anche se l’intento di questa esplorazione dell’inconscio sembra propendere più per toni ironici e beffardi che intimamente introspettivi. La novella Fama tardiva è stata conservata sotto forma di una copia dattiloscritta giacente nelle otto casse di manoscritti, opere compiute e incompiute, che nel 1938 da Vienna vennero spedite rocambolescamente in Inghilterra e depositate alla Cambridge University.

Arthur Schnitzler era morto nel 1931, ma i suoi lavori erano stati messi al bando dai nazisti. Quando il figlio Heinrich, anch’esso ebreo, nelle concitate giornate dell’Anschluss del 1938 decise di fuggire dall’Austria, si avvalse di un giovane studente inglese di letteratura che riuscì a convincere l’ambasciata britannica a porre i propri sigilli sulle casse piene di novelle e appunti di Schnitzler. Giunte a destinazione, tutte le opere non ancora pubblicate vennero passate al vaglio del figlio, erede del lascito paterno e dell’ultima moglie Olga, divorziata da Arthur nel 1921, non senza problemi, fino a quando si prese la decisione di farle stampare un po’ alla volta: “Si dovrebbe tenere da parte qualcosa per poter ricavare introiti con l’aiuto dei giornali, altrimenti verrà il giorno in cui ci troveremo in gravi difficoltà”, scrisse Olga già nel 1931.

Il dattiloscritto Fama Tardiva si intitolava originariamente Storia di un vecchio poeta, per poi assumere l’attuale titolo all’incirca nel 1930. Del testo si ipotizzò la pubblicazione a puntate in una rivista – Die Zeit – già nel 1895, ma l’idea venne scartata dallo stesso scrittore perché la serializzazione prevedeva l’accorciamento della novella di un terzo e la scelta non sarebbe stata di certo consona. Il nome di Schintzler e l’intero corpus di sue opere è tornato in auge in Italia e nel mondo sul finire del secolo scorso grazie alla trasposizione cinematografica del suo romanzo Doppio Sogno (Traumnovelle, 1926) in Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick (1999). Libro che ha un’altra trasposizione ai più sconosciuta ma davvero bizzarra in Ad un passo dall’aurora con la regia di Mario Bianchi ed interprete principale la pin-up di Drive In, Tinì Cansino.