All’ombra del mercato editoriale mainstream nascono e vivono piccole realtà indipendenti, spesso gestite da due o tre persone capaci di esaudire i desideri dei lettori più esigenti. La GRRRZ Comic Art Books, dei genovesi Andrea Benei e Silvana Ghersetti è una di queste. Lo ha dimostrato la scorsa estate quando alle due collane esplicitamente dedicate al fumetto ha affiancato tre collane atipiche di libri illustrati: Méduse, M.lle Rivière, e la collana L’invention collective dedicata solo a libri d’arte di autrici donne. A inaugurare quest’ultima collana al femminile è stata Elisa Muliere, pittrice tortonese, classe 1981, che si confronta con un libro- mostra, “Icaro deve cadere“. Personaggio che entra prepotente nell’immaginario collettivo, parafrasi mitologica del desiderio umano, Icaro è l’epigono della tensione verso una bellezza irraggiungibile e diviene, nella visione della Muliere, protagonista di un duplice diktat artistico: un libro in edizione limitata con copertina personalizzata dall’autrice e un’esposizione site specific dei bozzetti originali che dopo la galleria Adiacenze di Bologna, ha toccato anche Torino , Parma, e Genova dove inaugura il prossimo 28 maggio alla galleria Il Vicolo. L’abbiamo raggiunta per parlare del progetto.

Il volo di Icaro è parafrasi eccellente del desiderio, che solo ad un certo punto associamo direttamente a quello amoroso, ma ciò nonostante il tuo lavoro rimane aperto. La caduta quindi come sconfitta o come abbandono cosciente del sé?
Tra le due, la mia caduta somiglia sicuramente di più ad una presa di coscienza del sé che ad una sconfitta. L’ho intesa come azione necessaria che definisce l’essere in vita. Si nasce, si vive, si cade. In questo atto, sono racchiuse le esperienze fondamentali del sentire umano. Si parte con un accenno al nostro essere mortali, finiti. Si prosegue con il trattare il tempo che scorre, poi appunto – l’amore, la memoria e le proprie radici, la paura, il desiderio, la complessità della psiche umana. C’è un po’ di tutto questo in Icaro, tutta l’esperienza della vita mescolata, descritta per accenni, suggerita. Nessuno di noi ha coscienza del proprio futuro. Di sicuro, però, ognuno di noi sa che questo viaggio è destinato a finire, poiché non siamo dèi – ma uomini, e l’uomo è per definizione un essere mortale. La chiave di lettura dell’opera dovrebbe essere il tanto citato carpe diem. Afferra la tua vita, consumala fino in fondo, siine padrone. Decidine i percorsi, la velocità del viaggio, le soste. Ovviamente, sempre consapevoli del fatto che al viaggio è affiancato il caso, che esiste l’imprevisto.

C’è una forza che soffia e spinge tra le pagine come nel volo verso il sole, eppure l’idea di caduta, centrale a tutto il lavoro, è negativa. Il testo è come una torsione di due forze opposte: come hai lavorato per trasmetterle con tanta intensità?
Hai centrato il punto. La vita non è forse fatta di contrasti e contrapposizioni? Nasciamo, ma sappiamo di dover morire. Basta questa sola definizione a creare un tilt, un impatto fortissimo, un corto circuito emozionale. Ho lavorato ad Icaro deve cadere dapprima in maniera abbastanza inconsapevole. Sono partita dalle illustrazioni, in particolare dalla stesura di queste figurine capovolte a testa in giù, di questi Icaro nell’atto del cadere. Credo che, ad un certo punto, sia entrata in gioco in maniera automatica una riflessione più profonda sul senso della vita che mi ha portato ad analizzare alcune questioni, ad indagare i concetti di cui parlavamo prima. Il testo è nato anch’esso in maniera piuttosto spontanea. Dalla primissima stesura alla definitiva il lavoro di pulizia è stato massiccio. Ho alleggerito il testo di ogni eccesso lezioso o romanticheggiante. Così come le figure del volume spiccano su uno sfondo bianco, netto, anche le frasi che si accostano alle immagini sono schiette e senza fronzoli, necessarie, come il messaggio che portano.Detto questo, non trovo che la caduta sia da intendersi in maniera assolutamente negativa. E’, più che altro, imprescindibile. Ci sono alcuni passaggi che ho inserito perché comunicassero un’intenzione positiva, di presa di possesso della propria esperienza del mondo. Ho giocato parecchio ed intenzionalmente su questo contrasto: da una parte c’è l’ineluttabile, la paura, la stasi ma dall’altro c’è l’uomo in tutta la sua forza, che può decidere di vivere l’amore per il suo verso buono o anche semplicemente di abbandonarsi a quel che la vita ha in serbo per lui. L’uomo ‘supereroe’, che non ha paura di cadere e sperimentare – quello che non guarda l’orologio per scelta, e vive la vita senza chiedersi quando cesserà d’essere. Anche i passaggi più negativi sono stati inseriti proprio al fine di creare lo scatto intimo opposto allo sconforto… Non vogliono certo essere la culla dell’annichilimento.

Sfogliando il libro ci si lascia in effetti trascinare e cadere non è più un’imposizione ma un salto, uno slancio verso i momenti più alti della vita, quando il cuore batte come un fremito d’ali. Esiste però un contrasto nettissimo tra il tratto ingenuo e innocente delle figure umane, dalle quali si sprigionano lacrime, gocce, piccoli oggetti cadenti, e il nero cieco sempre steso con un tratto pesante e caotico.
La nascita delle mie opere, da quelle su carta alle tele, è sempre data a partire dalla macchia. Seguo, si potrebbe dire, quasi un processo di autoanalisi. Osservo le macchie di colore, le studio, analizzo fino ad avere una ‘visione’ dell’immagine finita. A quel punto la tiro fuori da foglio con il colore, la definisco, sottolineo e lascio che emerga. Tutto comincia a partire dall’acqua e dal colore nero che si scioglie in essa e il tratto è ripetuto e ripetuto, quasi fosse un automatismo. Il colore arriva in seconda battuta, e ha la funzione di definire, sottolineare, evidenziare un concetto. Il colore è la paura, il Tempo, la scintilla di desiderio che si innesca. E’ una guida, un marcatore di senso.

Partendo dal presupposto che i 500 esemplari di Icaro non sono un catalogo, ma parte dell’opera, cadi più comodamente tra le pagine di una tiratura limitata o nelle sale delle gallerie che hanno ospitato la mostra?
Trovo che le due esperienze siano collegate, ed ugualmente elettrizzanti. Quando Andrea Benei e Silvana Ghersetti della Grrrz Comic Art Books mi hanno chiesto se volevo tentare l’avventura libro è stato emozionante. E il lavoro di quasi un anno che c’è stato, di studio, progettazione, messa in opera, ha completamente stravolto il mio fare quotidiano, il mio modo di realizzare arte. Avevo cominciato da qualche mese ad utilizzare il mezzo carta, ma senza avere uno scopo preciso. Loro hanno fornito un senso ad una ricerca che non sapeva bene quale direzione prendere. Sono ormai due anni che carta, matite, acqua e pastelli sono diventati il mio medium di comunicazione. Questo libro rappresenta per me un secondo inizio, il primo passo verso una strada tutta da percorrere. Il libro è stato presentato per la prima volta in occasione di Bilbolbul 2014 a Bologna, presso lo spazio espositivo Adiacenze, e da lì è partito questo tour, per ora a metà circa del suo percorso, che ha toccato e toccherà diverse città italiane. Ad ogni tappa, un allestimento dell’unicum originale di IDC, delle stampe serigrafate ad esso dedicate e degli originali documentativi del lavoro fatto durante la stesura del volume. E siccome non ci piace cadere comodamente, abbiamo aggiunto un’installazione site specific ispirata alle tavole del libro creata ad hoc per ogni spazio che ospita la mostra. Queste sono occasioni uniche non solo per far conoscere il volume, ma per comprenderne sempre più a fondo il messaggio, il contenuto e la presa che esso ha sul pubblico. IDC non è un libro dal respiro semplice, eppure ogni volta mi sorprende il potere che ha nel conquistare il lettore e legarlo a sé. E’ una sensazione a me inedita, che rende questa esperienza assolutamente impagabile.