Mi scrivono in tante per raccontarmi come procede la loro vita di nuove compagne che stanno insieme o convivono con uomini separati, a volte padri e a volte no. Per tutte il problema più grosso è quello di non riuscire a scansare le offese delle ex, perché le donne sono ritenute brave e buone e giammai si direbbe possibile che una ex fidanzata o una ex moglie possano reagire male. Anzi. Di solito si pensa, non so in virtù di quale pregiudizio, che la storia sia finita perché lui abbia commesso un errore gravissimo, perché si sa che le donne sono quelle che amano tenere unite le famiglie, invece gli uomini se ne fregano.

Dalle storie che invece ascolto, per quanto non facciano assolutamente statistica, si evince come siano spesso le donne a lasciare gli uomini per poi provocarli in vari modi. La filosofia che sta dietro un atteggiamento del genere potrebbe essere la stessa che le donne ti propinano quando tu, con l’occhio da triglia, tenti di seguire le sue circonvoluzioni e ti rendi conto che hai davanti una donna decisamente incoerente. Lei dice: io ti ho lasciato ma mi aspettavo che tu mi seguissi; se tenevi a me non mi avresti lasciato andare; se mi avessi veramente amato oggi non staresti con quella là.

Sicché alla fine la colpa di tutto resta a lui che riterrà di non aver capito niente e di essersi persa la chance di poter ricucire con la ex. Inutile spiegare che se lui avesse osato inseguirla, telefonarle, restare single per un po’ quell’altra lo avrebbe chiamato stalker, sfigato e via di questo passo. Perché lei ti può lasciare ma per fingersi libera e elaborare la separazione ha bisogno che tu resti nei paraggi e decisamente disponibile. Intendiamoci, la stessa cosa l’ho vista fare a tanto miei amici un minimo dissociati, ma andiamo avanti.

Da lì arriva la leggenda secondo cui le donne sarebbero più forti e gli uomini, invece non saprebbero stare da soli. Con questo pregiudizio di partenza viene accolta, da una ex, la notizia di una nuova compagna che arriva nei paraggi. Per cultura è già squalificata in partenza perché, appunto, non può che essere un chiodo che scaccia chiodo. Per quanto la ex possa dire che l’altra è più brutta, più scema, e altre cose del genere, dentro di sé però è in competizione e teme la rivale all’infinito. Capita sovente che quando l’ex si mette con una nuova compagna allora si ritenta con l’imprinting sessuale che la ex lascia sulla tua pelle, giusto per sancire che la proprietaria di quel corpo è lei. Quando il sesso non aiuta a ottenere assolutamente nulla allora la ex si sente definitivamente esclusa.

La nuova compagna diventa perciò l’oggetto primario di tanti insulti che sono spesso molto sessisti. Sessisti nei confronti delle altre donne e degli uomini coinvolti. Dire di una nuova compagna che sarebbe “sterile”, “ladra dei figli altrui”, “zoccola”, “zitella che si accontenta degli scarti della titolare” non solo è molto sessista ma è anche decisamente perfido. Volendo approfondire, poi, ne ho lette tante di parole gentili nei confronti delle nuove compagne:

“Pedofile, alleate di cacciagonnelle, prugne secche, fichesecche, esagitate carrieriste dalle tube annodate, donnine represse e frustrate, compagne di maschi da riproduzione, ragliano per conto del somaro che si son messe accanto, minchione, patetiche, represse e impotenti, donnette di secondo letto, principessine sul pisello ammogliato, donne di seconda mano, compagne di cadaveri rimasti da relazioni decompostesi, la pista di atterraggio per dei volatili vani e volubili, frigide nullipare attempate, troiette che vengono dopo le mogli, e potrei continuare ancora per molto tempo”.

madre e figlia

Quello che a questo punto mi preme dire è che, soprattutto quando si parla di nuove compagne di padri separati, contro di loro si spara a tutte le ore, salvo riprenderle in considerazione quando devono contribuire all’elargizione del mantenimento per i figli del proprio compagno. Riassumo: le nuove compagne solitamente sono considerate tutt’altro che risorse, alleate, le quali possono aiutare te, che sei l’ex moglie, a risarcirti di un po’ di tempo senza le creature. Invece l’ex moglie pretende che la nuova compagna non sia presente se lui vede i figli. Questa condizione è posta anche se la casa in cui vivono è di proprietà della nuova partner. L’altra condizione è che lui e lei non dovrebbero dormire nella stessa stanza, se i bambini dormono in quella casa, perché altrimenti la ex moglie fa un casino o arriva addirittura a parlare di traumi inferti dalla vista di corpi impigiamati. Di contro, se lui si rivolge al tribunale per tentare di far ridiscutere la cifra dell’assegno di mantenimento per i figli, perché ha meno lavoro, economicamente è in difficoltà o non so che altro, allora il tribunale può decidere, così come ha fatto nella sentenza 16904/2014, di sommare il reddito dell’uomo a quello della nuova compagna la quale, dunque, avrà il dovere di sborsare soldi per il mantenimento di bambini ai quali, probabilmente non può neppure dire ciao.

Allora io chiedo, soprattutto a chi sostiene che le nuove compagne supportino i padri separati nel tentativo di sfuggire responsabilità economiche nei confronti dei figli (per poi prendere il gruzzolo e scappare in crociera… sì sì, come no), come si concilia la posizione di chi da un lato bestemmia contro le nuove compagne ché sarebbero immischiate in losche tresche, quelle ruba-mariti che vorrebbero rubare pure i figli, continuando con l’attribuzione di una serie infinita di stereotipi sessisti che trovano la matrigna abbastanza streghesca, cattiva, e ingenerosa nei confronti degli altri esseri umani. Come si concilia tutto questo con la pretesa che queste donne, estranee, paghino per mantenere quei figli?

Allora la domanda da un milione di euro è: dato che pagano per quei bambini, le nuove compagne, avranno diritto di decidere qualcosa? A proposito di educazione, sesso, crescita? Fino a che punto quei figli sono una loro responsabilità e quando non lo sono più?