Il calcioscommesse è estremamente difficile da debellare, come la cronaca degli ultimi anni mostra. E non solo in Italia. Gli antidoti proposti in questi giorni sono illusori. E anche un ricambio ai vertici del calcio servirebbe a poco. Un fenomeno con cui convivere? Certamente non va ignorato.

di Fausto Panunzi* (lavoce.info)

Un copione già visto

Nell’anno in cui le squadre italiane tornano a brillare nelle coppe europee, arriva la notizia dell’ennesimo scandalo del calcioscommesse. Il copione è poco originale: il solito intreccio di scommesse e di partite comprate, l’usuale sottobosco di mediatori, presidenti, allenatori e, ovviamente, calciatori sospettati di avere raggiunto accordi per truccare l’esito delle partite.
L’aspetto forse più rilevante di questa ondata di calcio marcio è la sua concentrazione nella Lega Pro, l’ex serie C. Ma questo non deve sorprendere. Il calcio delle serie minori è in grave crisi. I diritti televisivi irrisori, i trasferimenti della Federazione in continuo calo, gli incassi del botteghino colpiti dalla riduzione degli spettatori, favorita anche dalla presenza massiccia di calcio sulle pay tv si sono tradotti in perdite per la maggior parte delle società di Lega Pro.
In questa situazione, la tentazione di fare soldi con le scommesse clandestine, alterando a tavolino il risultato delle partite, diventa irresistibile per molti dirigenti e calciatori. La poca visibilità delle partite delle serie minori fornisce un ulteriore incentivo ai comportamenti illeciti, lasciando la speranza che gli andamenti anomali non siano scoperti dalle autorità sportive e giudiziarie. Anche i calciatori, pagati poco e spesso in modo irregolare, hanno un maggior incentivo a vendere le partite, per avere un guadagno immediato. Va anche detto che la combinazione scommesse-partite truccate non è un fenomeno solo italiano (nemmeno il calcio finlandese ne è immune ) e che non è confinato al calcio, ma colpisce anche il tennis e il cricket.

Palliativi, non antidoti

Il fenomeno del calcioscommesse è estremamente difficile da debellare, come la cronaca degli ultimi anni mostra. La proposta del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, e del procuratore nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, di proibire le scommesse sulle leghe minori (Lega Pro e Dilettanti) è al massimo un palliativo. Può avere una certa efficacia nel breve periodo, ma a lungo andare avrebbe solo l’effetto di spostare il flusso di denaro verso le scommesse clandestine, rendendo così più difficile controllare la presenza di flussi anomali di puntate su alcune partite. Illusorio è anche l’appello a una maggiore eticità dei comportamenti rivolto a dirigenti e calciatori.
L’antidoto, anche se non certo salvifico, è quello di una migliore governance delle società. Occorre che i club abbiano bilanci trasparenti e che non siano ammessi ai campionati quelli il cui equilibrio economico non è assicurato. Occorre che le società che non pagano regolarmente i calciatori, gli altri dipendenti e i fornitori, siano penalizzate severamente. Occorre che le strutture proprietarie siano trasparenti, in modo da evitare il più possibile i prestanome che fanno solo finta di gestire le società. Nell’immediato ci sarebbe forse una falcidie di società, ma i benefici di lungo periodo sarebbero senza dubbio di maggiore entità.
A ciò vanno affiancate penalizzazioni sportive estremamente severe per chi è coinvolto in episodi di partite addomesticate. Solo precludendogli la possibilità di intraprendere la carriera di allenatore, direttore sportivo, dirigente si può disincentivare un calciatore arrivato a fine carriera dal cadere nella tentazione di truccare un incontro.
Certo, è difficile pensare che un’ondata di cambiamento nel calcio possa avvenire in un periodo in cui la credibilità dei suoi massimi dirigenti è così ridotta. Le recenti affermazioni del presidente della Lega Dilettanti sul calcio femminile non hanno prodotto conseguenze. Felice Belloli rimane incredibilmente al suo posto.
Sarebbe però illusorio pensare che facce nuove, auspicate anche dal presidente del Consiglio, possano bastare a impedire il ripetersi di altri episodi di calcioscommesse. Troppo forti sono gli interessi in gioco e troppo deboli gli strumenti di prevenzione e repressione. Dobbiamo probabilmente rassegnarci a convivere con il sospetto che i campionati di calcio siano falsati da scommesse e partite truccate. Ma anche con le malattie croniche si può convivere, più o meno bene. Ignorarle non è mai la strategia ottimale.

Ha conseguito il PhD presso il Massachusetts Institute of Technology. Attualmente insegna Economia Politica presso l’Università Bocconi. In precedenza ha insegnato presso l’Università di Bologna, l’Università di Pavia, Lecturer all´University College London, Research Fellow presso IDEI (Toulouse ) e IGIER. Le sue aree di interesse scientifico sono la teoria dell’impresa, finanza d’impresa e teoria dei contratti. Redattore de lavoce.info.