“Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate” sarebbe la frase perfetta da consegnare come ricevuta a chi decide di iscriversi al collocamento mirato delle categorie protette (Legge 68/99) nella Città Metropolitana di Napoli che comprende una serie vastissima di Comuni tra il capoluogo partenopeo e la sua provincia.

Parlando con molti amici disabili, tutti o quasi mi fanno sempre le stesse domande: Gianluca, come posso iscrivermi al collocamento disabili?, oppure, sai quanti iscritti ci sono in Campania? Secondo te mi conviene andare via da Napoli?

Domande alle quali sinceramente non so rispondere, o meglio, non sapevo rispondere, finché un giorno non mi sono messo all’opera ed ho cominciato una piccola indagine per conto mio. Da buon blogger e da tenace atleta ho intrapreso una sfida personale, quella di venire a capo di un enigma tutto italiano per riuscire a dare almeno una risposta a coloro che mi chiedono informazioni. Come se io fossi l’oracolo del sapere universale, cosa che non sono.

Per non tradire i miei buoni amici anche quelli della rete, ho preso il mio telefonino ed ho chiamato la Direzione delle Politiche del Lavoro della Provincia di Napoli (Città Metropolitana), con somma sorpresa sono riuscito a parlare con un gentile funzionario che, in mancanza di un dirigente da poco andato in pensione (sono in attesa di una nomina di uno nuovo) mi ha spiegato e mi ha dato dati interessanti che mi hanno in parte scioccato.

82mila sono i disabili iscritti ad oggi nella sola Napoli e Provincia, anche se le graduatorie sono bloccate al 2009 (la legge imporrebbe la pubblicazione annuale) ci sono nei terminali gli aggiornamenti in tempo reale, quindi, se un Ente Pubblico ci chiede ad esempio 100 persone noi siamo in grado di fornirgli dati aggiornati al 2015. Continuando la telefonata, lui mi dice, avevamo pubblicato le graduatorie ma abbiamo avuto un problema tecnico, pertanto abbiamo anche avviato una campagna di informazione per invitare tutti i vecchi iscritti ed i nuovi ad aggiornare i loro dati all’interno del portate della Città Metropolitana che si chiuderanno il 29 maggio 2015 alle ore 13.00, subito dopo, vi sarà la pubblicazione della nuova graduatoria.

Continuando la conversazione, con dovizia di particolari, mi ha esposto la realtà del quadro dei fatti, comunicandomi che ad oggi le persone che si avviano al lavoro sono quelle iscritte nelle liste al 1992! La mia domanda è stata spontanea, ho chiesto come mai tutto ciò, la risposta è stata semplice, gli Enti Pubblici che fanno richiesta di dipendenti per la copertura delle percentuali previste dalla Legge 68/99 sono saturi, pertanto da una mia semplice deduzione si comprende che bisognerebbe aspettare che i dipendenti disabili che negli ultimi anni hanno riempito le riserve, vadano in pensione: sì, ma tra 30 anni.

Cari lettori, questa mia piccola indagine mi ha fatto scoprire una realtà sconcertante che apre ad altre riflessioni e sulle quali bisognerebbe iniziare a scrivere tanto, purtroppo se ne parla poco, si parla dei disabili solo quando c’è da mettere in risalto le truffe che avvengono ai danni dello Stato da parte di finti invalidi che rubano quella misera pensione di 200 euro al mese e quell’ancor più misero assegno di accompagnamento di circa 500 euro circa al mese per una vita fatta di stenti.

Se è vero che gli enti pubblici sono saturi, l’unica speranza resta il settore privato, questo, infine “pare” faccia approvvigionamento di personale attraverso le società interinali o attraverso chiamata nominativa.

Purtroppo in Italia l’attenzione politica verso questi cittadini si ferma al varo di una legge, la 68/99, che forse non ha prodotto e mai produrrà le finalità che si erano posti i legislatori, e anche vero che i disabili in Italia hanno sforato i 3 milioni, pertanto credo che in un Paese civile una politica seria dovrebbe attivare un’azione concreta di discussione anche con organi come Confindustria ed altre importanti rappresentanze, presentando il mondo dei disabili in cerca di lavoro non come dei cittadini da parcheggiare con uno stipendio ma di persone attive, che vanno valutate secondo un curriculum che spesso li pone al di sopra delle media culturale italiana, bisogna far capire a chi può assumere di raccogliere ricchezza, idee e forza di volontà e non dei parassiti.

Il mondo sta cambiando i disabili stanno cambiando, ora tocca alla politica e ora di avere un ruolo attivo in difesa di noi disabili, mi ci metto anche io anche se ho scelto una vita libera indipendente e slegata dall’assistenzialismo statale che mi avrebbe condannato a vivere una vita non vita. Gli stessi amici diversamente abili devono sganciarsi dall’idea di vivere con una pensione, devono con coraggio fare un passo avanti, vivere la vita e mettersi in gioco. Peccato che la politica regionale campana che ci ha governato in questi ultimi anni abbia fatto finta che il problema non esistesse.