“Questo libro, ahimè, è nato quando vidi Andrea Pirlo realizzare un fantastico gol su punizione contro il Napoli. Tutti i commentatori presero a dire la loro sull’effetto del suo tiro, ma qualsiasi inquadratura mostrava chiaramente che la palla non girava. Mi sono messo a studiare, ho chiesto consulenze agli amici ingegneri e ho capito. A quel punto è scattato il tarlo dello scrittore: sapevo una cosa, non potevo tenerla per me”. Se volete scoprire i segreti della Maledetta, come è stata ribattezzata la beffarda traiettoria disegnata dal centrocampista juventino, dovete entrare in una libreria e procurarvi Le regole del gioco. L’autore è Marco Malvaldi che ha deciso di applicare le proprie conoscenze allo sport nazionale.

le regole del giocoMalvaldi è nato a Pisa 40 anni fa e qui ha studiato, prima di diventare ricercatore di Chimica della locale università. Qualche tempo fa ha dovuto lasciare aule e laboratori: era diventato impossibile conciliare il lavoro con il successo travolgente dei suoi libri, un pugno di gialli ambientati in Toscana con protagonisti un matematico diventato barrista e un gruppo di vecchietti impiccioni e straordinariamente divertenti. Mentre il suoi Delitti del BarLume sono diventati una serie tv prodotta da Sky e interpretata da Filippo Timi (la seconda stagione è in programmazione in questi giorni), Malvaldi ha deciso di fare pesare il curriculum. Ecco dunque la sua ultima produzione, edita da Rizzoli, che ha come sottotitolo “Storie di sport e altre scienze inesatte”.

“La scienza si occupa delle cose che si sanno e ancora di più di quelle che non si sanno – racconta – Quando non è chiaro come un fatto possa accadere inizia il bello, perché la fisica e le altre discipline sono chiamate in causa per trovare una spiegazione. Nel libro cerco di fare capire che con la scienza, specie se applicata allo sport, ci si diverte in modo vergognoso”. Con il consueto tono ironico e colloquiale, già apprezzato nei suoi romanzi, lo scrittore toscano cita decine di atleti e analizza episodi. Si va dal tiqui-taca del Barcellona alle prime Olimpiadi, quelle in cui le medaglie si assegnavano per il tiro al piccione o per la mucca più grossa. E ancora la capacità di “adattarsi all’ambiente in modo altamente acrobatico e specializzato” dei tuffatori oppure l’infinita forza di volontà di George Eyser, in grado di vincere sei medaglie ai Giochi del 1904 nonostante una gamba di legno. A pagina 40 compare Dick Fosbury che, a Città del Messico nel 1968, intuì che il salto con la schiena all’indietro pone il centro di massa sotto l’asticella e diminuisce lo sforzo. Anche lo sport, come la scienza ha i suoi rivoluzionari. 

“Quando un atleta tenta di sovrapporre il sistema razionale a quello intuitivo 9 volte su 10 compie una cretinata allucinante”

Uno dei primi capitoli è dedicato alla figura di Matthew Syed, uomo in lotta contro il proprio cervello. “E’ stato uno dei più forti e spettacolari giocatori di tennis tavolo al mondo – spiega Malvaldi – Esordì alle Olimpiadi di Sydney contro Peter Franz, molto più scarso di lui. Matthew, convinto così di sconfiggere l’emozione, smise di ragionare sulla tattica da attuare e iniziò a concentrarsi sulla tecnica dei gesti: come posizionarsi per il servizio, come muovere le gambe per rispondere al top spin avversario. Prese a fare errori da dilettante e fu sconfitto, vittima di Ingolfamento. Quando un atleta tenta di sovrapporre il sistema razionale a quello intuitivo nel corso di una performance, nove volte su dieci compie una cretinata allucinante. Se davanti a un’auto che inchioda iniziamo a speculare sulla necessità di togliere il piede dall’acceleratore, scalare le marce e così via, possiamo già iniziare a compilare la constatazione amichevole”.

C’è molto calcio nel libro di Malvaldi, tifoso del Toro. Gli aneddoti, e le relative elucubrazioni, spaziano dai campi di provincia fino ai più prestigiosi palcoscenici. “Nel 2008 a Mosca Chelsea e Manchester United si giocavano la finale di Champions League. Il tecnico dei Blues, Avram Grant, aveva capito che, durante i rigori, il portiere rivale Van der Sar si buttava sempre dal lato naturale del tiratore, quello sinistro per i mancini e viceversa. Così ordinò ai suoi di calciare in modo innaturale, invertire i propri standard. Commise però un errore: a parte Ashley Cole, che era mancino e si confuse, mandò sul dischetto solo destri. Al settimo tentativo il numero uno olandese mangiò la foglia, indicò la destra a Anelka e si buttò in vistoso anticipo dall’altra parte. Addio coppa per il Chelsea”.

Dagli 11 metri il portiere è nella situazione ideale perché senza stress, al più può trasformarsi in un eroe. Diversa la faccenda per quanto riguarda Roccati, estremo difensore empolese che nel 1998 subì un clamoroso gol di Alvaro Recoba da 50 metri. “Quel giorno ero allo stadio e stavo guardando da un’altra parte, quando sentii il boato del pubblico feci in tempo a vedere il portiere che correva all’indietro e il pallone che finiva in rete. Mio fratello lavora per una nota ditta dei gelati di Empoli e così, di recente, mi sono fatto accompagnare sul campo da gioco. Posso dire solo questo: dalla zolla da cui calciò l’uruguaiano la porta è grande più o meno come una mosca. E’ indice di immaturità anche solo pensare di centrarla: il campione deve metterci un po’ di follia, se no che noia”.

Il saggio, Le regole del gioco, nobilita il nostro divano e la passione domenicale per il campionato di calcio e la visione di eventi sportivi. “Perché fare scienza è da ganzi – conclude Malvaldi – e lo sport è una metafora della vita, oltre che un eccezionale sistema educativo. Si parte, in teoria, tutti dallo stesso livello e si possono sovvertire i pronostici con impegno e testa fina. E se fai una cretinata, male che ti vada, perdi”.