Fare la cresta sulle fidelity card. Nascondere i buoni sconto nel cestino dell’immondizia prevenendoli ai clienti. E suicidarsi per l’inevitabile licenzialmento.È la legge del mercato, ovvero La loi du marché, titolo del rigorossisimo e doloroso film di Stephane Brizé nel cartellone del concorso odierno a Cannes.

Secondo dei cinque film francesi in corsa verso la Palma d’oro – il primo è il deludente Mon Roi di Maiwenn passato ieri – offre uno sguardo iperrealistico e lontano dalla retorica sulle drammatiche condizioni in cui versa il mondo del lavoro. Protagonista è un monumentale Vincent Lindon (inquadrato senza sosta dal regista, consapevole della sua capacità di recitare anche solo con la “presenza”) che da operaio disoccupato in cerca di lavoro, lo trova come uomo di sicurezza in un supermercato. La sua vita privata lo vede tenero marito e padre affettuoso di un giovane disabile: è una persona seria, che non lesina a farsi inutili corsi di aggiornamento pur di trovare un’occupazione che gli permetta di pagare il mutuo e mantenere la famiglia. Tenta anche di vendere senza svendere la casetta al mare, con mobilio d’affettuosa eredità. Scoprire che alcuni colleghi ingannano il supermercato che lo ha finalmente impiegato lo pone di fronte a un dilemma morale: queste persone versano nelle sue condizioni, se non peggiori, ma per lui far finta di non vedere significa tornare disoccupato. Film per certi aspetti non lontano dall’estetica e certamente dai contenuti cari ai fratelli Dardenne, La loi du marchè è un disincatato segmento dell’amarissima verità dei nostri tempi, miserabili ed eticamente nel baratro.

Sul versante glamour, la Croisette odierna si offre ai più piccoli attraverso l’animazione della geniale Pixar con il loro nuovo gioiello fuori concorso: Inside Out di Pete Docter che in Italia uscirà il 16 settembre prossimo. Emozionante, divertente ma non all’altezza della miglior filmografia della factory creata da John Lasseter, Inside Out ha comunque fatto levitare la platea di Cannes, che gli ha tributato una vera e propria ovazione liberatoria: in un festival che finora ha portato sullo schermo prevalentemente storie di lutti, malattie, disfunzionalità e disoccupazione, un cartoon sulla speranza e la gioia di vivere come questo serviva. Il racconto si concentra su una ragazzina in trasloco dal Minnesota a San Francisco con mamma e papà: la sua mente viene “letta” e “riprodotta” sullo schermo attraverso dei pupazzetti ciascuno dei quali rappresenta un’emozione della ragazza.

Il trailer di Inside Out

Ironicamente, un film che arriva dall’altra parte del mondo in ogni senso rispetto a Hollywood, ovvero dalla Thailandia, sembra oggi fare da pendant all’animazione Pixar essendo un lavoro sulla visualizzazione del mondo interiore. Si tratta di Cemetery of Splendour del talentuoso regista e artista Apichapong Weerasethakul, già Palma d’oro nel 2010 con Uncle Boonmee who can recall his past lives. Opera totale sulla tradizionale continuità orientale tra il mondo dei vivi e quello dei morti, utilizza il sonno come dispositivo visuale di tale legame metafisico, del quale soffrono alcuni soldati tailandesi, improvvisamente addormentati senza segni di risveglio in un nuovo ospedale nella foresta costruito su una vecchia scuola elementare. Due donne fanno da guida alla scoperta della verità che si nasconde in millenni di storia tailandese. Visivamente potente come l’intera filmografia di Weerasethakul, il film ha offerto anche per gli spettatori (stampa inclusa) un motivo di serenità profonda dello spirito: per non dimenticarsi che il buon cinema sa anche essere terapeutico.