Una donna che piace alle donne. Libera, viaggiatrice, alla moda, progressista, eccentrica, elegante e trasgressiva, simbolo di un’epoca e protagonista indiscussa di un movimento, quello dell’Art Déco. È Tamara de Lempicka, omaggiata a Torino con una mostra a Palazzo Chiablese fino al 30 agosto, a cura di Gioia Mori che ha dato un taglio inedito capace di penetrare nell’intimità della pittrice polacca. Sono 80 le opere in esposizione dell’artista adorata e imitata da Madonna che è divenuta una delle sue principali collezioniste insieme all’attore Jack Nicholson e alla cantante Barbra Streisand. Open Your Heart, Express Yourself, Vogue sono tra i video cult della popstar americana nei quali sono presentate alcune opere della Lempicka, utilizzate anche come scenografie di alcuni concerti, contribuendo alla riscoperta e alla rivalutazione, soprattutto mediatica, della pittrice.

E l’alone di mistero che circonda la sua vita privata, a partire dall’incertezza sulla data e sul luogo di nascita orchestrata a dovere dall’artista stessa, definisce il personaggio e attira ancor più l’attenzione su Tamara Gurnick-Gorzka, figlia di una polacca e di un ebreo russo, nata intorno al 1898. Due matrimoni alle spalle, una figlia e molti amanti, una bisessualità dichiarata, una frequentazione costante dei salotti buoni e una vita spesa in feste grandiose fino a dilapidare le sue fortune, fanno della pittrice un esempio precoce di emancipazione femminile e il simbolo di una nuova modernità. La mostra prova proprio a ricostruire, anche attraverso l’aiuto di fotografie, aneddoti, accessori, il suo privato e il suo percorso creativo aggrappandosi a quei pochi dati certi che lei stessa ama mescolare e confondere.

La prima delle sette sezioni è incentrata sulle case in cui Tamara visse tra il 1916, l’anno del matrimonio a San Pietroburgo con Tadeusz Lempicki da cui prese il nome, e il 1980, quando morì a Cuernavaca. I luoghi sono messi in relazione con la sua evoluzione: dagli acquerelli del periodo russo ai celebri ritratti degli anni ‘20 a Parigi, dalle opere dipinte a Beverly Hills a quelle degli anni ‘40, che rispecchiano gli arredamenti e il gusto della casa di New York. Influenzata tanto dall’arte antica, quanto dalla lezione delle avanguardie storiche, la Lempicka ha lasciato un segno profondo espresso perfettamente in La ragazza in verde (1930-31), icona dell’esposizione e prestito eccezionale del Pompidou di Parigi, che le garantì l’ingresso nell’olimpo dell’arte internazionale e dove il suo stile è inconfondibile, con quel prototipo di donna ben delineato e definito dal colore che ne accentua la carica sensuale.

Poi le sezioni ripercorrono i vari generi a cui si dedicò: le nature morte, i dipinti della figlia, tra cui Kizette al balcone, e la pittura “devozionale” di Madonne e Santi in “Sacre visioni”. Ricchissima la sezione “Dandy decò” che racconta a fondo il legame con il mondo della moda, scattato nel 1921 quando era illustratrice per riviste prestigiose. Sulle tele appaiono le creazioni di tutti gli stilisti preferiti da Tamara, da Lucien Lelong a Marcel Mochas, cappelli firmati Descat e gioielli Cartier. In mostra anche le foto realizzate per l’attività parallela di indossatrice, immortalata dai massimi fotografi stregati dal suo fascino (d’Ora, Joffé, Maywald) a testimonianza di quella cultura dell’apparenza e del dandysmo declinato al femminile che l’hanno resa celebre. Il viaggio si conclude con le due sezioni “Scandalosa Tamara” sul tema della Coppia (da quella eterosessuale a quelle lesbiche) e “Le visioni amorose” che testimoniano l’interesse verso gli uomini e le donne che amò.

L’attenzione a ogni dettaglio decorativo – sciarpe, cappelli, guanti, trucco, collane e unghie laccate – permea di glamour tutte le sue opere, dalle dame ai gentiluomini ai nudi erotici e seducenti che la eleggono regina del periodo Déco. Attenta alla sua immagine, sempre chic e sofisticata con i suoi boccoli morbidi, le ciglia finte, la veletta sugli occhi, le perle e i diamanti, Tamara de Lempicka divenne punto di riferimento importante per un certo mondo tanto da essere addirittura coinvolta da Revlon nella creazione di una nuova nuance di rosso per un rossetto. È quella che si definisce una vera diva con una vita da romanzo manipolata e propagandata con grande abilità fino a “inventare” un personaggio dai contorni leggendari in copertina su Vanity Fair o Die Dame.