Roma, ore 23 in un pub a Trastevere, eccole, queste giovani studentesse americane, nella permanenza di studi in una delle loro colonie, belle robuste cantano anzi berciano nei loro slang ubriache, ragazzi che gli ronzano intorno e loro sembrano ignorarli mentre li lascian fare, nel volume della loro voce c’è tutta l’arroganza dei vincitori e tutta l’ignoranza di chi vive nel pieno di sé padrone.

La barista italiana mi dice che preferirebbe tornar commessa per aver sempre meno a che fare con gli umani, piuttosto che trovarsi in mezzo a queste papere starnazzanti, papere atomiche.

Certo mi cagassero… le udirei sirene.