Più che gli incidenti di Milano a preoccuparmi ed indignarmi sono la maggior parte delle reazioni. Occorre mantenere il senso delle proporzioni: si tratta di qualche centinaio di giovani arrabbiati (e speranzosi di  incidere in questo modo) e di qualche decina tra auto e vetrine distrutte in un’area corrispondente a un pezzetto del centro.

Se i media, molti politici, molti amici di facebook reagiscono come se Milano fosse diventata Baltimora, o come se fosse invasa e semidistrutta dai nuovi nazisti c’è qualcosa che non va. C’è una rincorsa a chi la spara più grossa per accaparrarsi consenso, se si opera politicamente, c’è una perdita di lucidità e di memoria storica, se ci si sta solo sfogando sinceramente. Collegata  a   questa mancanza di senso delle proporzioni c’è l’accusa alla polizia e/o al movimento No Expo di non aver voluto fermare gli incappucciati.

Addirittura i 5 stelle – non solo la destra – chiedono le dimissioni di Alfano perché stavolta la polizia non ha attaccato come a Genova nel 2001 o in altre occasioni. Cosa avrebbero dovuto fare la polizia o il movimento No Expo? Non facciamo sempre i presuntuosi, tutti allenatori della nazionale. Le auto e le vetrine non valgono una vita umana e neanche una lesione grave. Ci sarebbe da essere solo soddisfatti se finalmente la polizia è stata capace di scegliere il male minore in piazza.

Mi scuso se la mia ipotesi su quanto è successo può sembrare un po’ cinica, come a volte lo  sono le diagnosi dei  medici o tutto ciò che tenta di essere un’analisi. Credo che grandi eventi di carattere internazionale che coinvolgono governi e multinazionali richiamino quasi sempre, quasi inevitabilmente, manifestazioni contestatrici. Che ve ne siano almeno una o due all’anno in Europa con gli scontri. Che ai grandi appuntamenti dei movimenti alternativi arrivi quasi sempre una componente antagonista e che se questa componente (che è un’area, una galassia, non un esercito con un capo) ha nel cuore e nella testa la volontà di attaccare non ci sia modo di evitarlo.

Non possano evitarlo né la polizia né i movimenti che hanno indetto l’appuntamento. Citatemi per favore casi in cui lo si è evitato, in Europa o altrove e come. Neanche Erdogan riesce a evitarlo in Turchia. C’è solo una variabile possibile. Ci sono casi in cui l’area antagonista viene convinta preventivamente dall’area alternativa a non fare casino, o perlomeno a non farlo in modo del tutto sconsiderato. Come accaduto spesso nella storia No Tav. Ma il May Day No Expo non è una tappa nella storia di un movimento, è piuttosto un episodio unico.

Gli unici danneggiati veri di quanto accaduto sono i No Expo, compresi soprattutto quegli sfasciatori che saranno identificati e andranno in carcere.  Non è proprio il caso che compagni e amici della sinistra o del (ex?) centrosinistra si facciano prendere da invocazioni alla repressione “dura senza se e senza ma” o dalla nostalgia di servizi d’ordine maneschi improponibili  e illegittimi. Se proprio dobbiamo rincarare la dose – rispetto alle leggi e prassi vigenti – pensiamo a come fotografare e video riprendere di più quando andiamo in corteo, o al tema delle bombolette spray se eco-tassarle o renderle lavabili. Pensiamo cose smart, intelligenti, magari nuove, non viscerali. Cerchiamo di non arretrare culturalmente. Forse anche io mi sto scaldando troppo nel polemizzare con chi si scalda troppo.

Forse è meglio così, è meglio vivere in un paese in cui alcune auto bruciate e vetrine rotte creano allarme come altrove lo provocano le  stragi. Vuol  dire che tutto sommato stiamo  bene. Ma vorrei essere sicuro che sapremo reagire con intelligenza quando succederà – come è possibile – qualcosa di peggio.