No al “ripensamento” del Servizio sanitario nazionale se questo significa renderlo non universale. A fissare i paletti alle possibilità di razionalizzazione della spesa studiate dal governo è la commissione Igiene e sanità del Senato, che ha espresso il proprio parere sul Documento di economia e finanza. E ha chiesto all’esecutivo, pronto in questi giorni a firmare l’accordo con le Regioni sui 2,3 miliardi di tagli previsti dalla legge di Stabilità 2015, di chiarire che cosa intende quando, nel Programma nazionale delle riforme, scrive che occorre “ripensare il Servizio sanitario in un’ottica di sostenibilità ed efficacia” e “assicurare un costante equilibrio tra il sistema delle prestazioni e quello dei finanziamenti, contemperando i requisiti di efficacia con quelli di efficienza“.

“Si tengano ben fermi il principio dell’universalismo e le caratteristiche di fondo del Servizio sanitario nazionale”, scrivono i senatori, “e si chiarisca pertanto che il ‘ripensamento’ in questione deve essere inteso come mero strumento per assicurare a tutte le persone, in un’ottica di sostenibilità sistemica e di qualità, le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione funzionali alla tutela della salute, secondo principi di eticità, equità, utilità, appropriatezza, efficacia, economicità e scientificità”. La commissione di palazzo Madama fa poi notare che “per quanto attiene al riordino degli enti vigilati dal ministero della Salute, pare improprio affermare che ‘le strutture regolatorie, di vigilanza e di ricerca debbano essere rese ‘più competitive’: è invece necessario che esse siano rese maggiormente efficienti ed incisive, mantenendo la loro indipendenza”.

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Il parere contiene anche cinque osservazioni in cui si sottolinea per esempio che è necessario “interrogarsi sulla tenuta del sistema sanitario già nel medio periodo”, ma per quanto riguarda le spese per il personale sanitario “occorrerebbe invertire quanto prima una dinamica che vede tale voce in costante riduzione“. La commissione osserva anche che “il riassetto e la qualificazione della rete assistenziale ospedaliera dovrebbe mirare a rimodulare l’offerta sanitaria tenendo conto dell’andamento demografico e della crescente diffusione di patologie di tipo cronico e cronico degenerativo, potenziando la medicina territoriale senza peraltro accreditare l’idea impropria di una sorta di competizione tra quest’ultima e gli ospedali”, e “occorrerebbe potenziare in massimo grado l’offerta di servizi sanitari pubblici legati all’integrazione socio sanitaria e alla prevenzione“.

Infine bisognerebbe avviare “campagne informative finalizzate a orientare gli utenti verso una corretta fruizione delle prestazioni assistenziali assicurate dalla medicina territoriale” e in tema di health technology assessment (Hta) e di investimenti in strutture e tecnologie “occorrerebbe andare oltre le pur apprezzabili enunciazioni di principio contenute nel Documento e indicare azioni concrete nel quadro di un programma strategico complessivo inerente all’intero sistema sanitario, valutando la possibilità di finanziare gli interventi attraverso i fondi europei per gli investimenti strategici“.