Giunge alla quarta edizione Live Arts Week, il festival internazionale dedicato a performance, live media, concerti e varie opere dal vivo che si svolge quest’anno al MAMbo e all’Ex Ospedale dei Bastardini, a Bologna, dal 21 al 26 aprile. Il grande evento del 2015, vero e proprio “kolossal”, come l’hanno definito in sede di presentazione i direttori artistici Daniele Gasparinetti e Silvia Fanti di Xing, è certamente HPSCHD 1969>2015: una particolare riedizione di HPSCHD, la grande opera totale che John Cage realizzò nel 1969 insieme al pioniere della computer music Lejaren Hiller. Gino Dal Soler, su Blow Up, in relazione alla prima rappresentazione di HPSCHD, che avvenne alla University of Illinois il 16 maggio 1969 davanti a più di ottomila persone, spiega che fu “più che una composizione uno stupefacente evento multimediale per sette clavicembali, 208 nastri preregistrati, 52 tape players suddivisi in 13 postazioni, 59 amplificatori e, sul piano visivo, un repertorio di 6.400 diapositive, la maggior parte delle quali provenienti dalla Nasa, quindi 64 diaproiettori e, come se non bastasse, 40 film per 8 proiettori su schermo circolare di cento metri.”

Dall’epoca quest’opera mastodontica è stata riproposta, per ovvi motivi, soltanto due volte, raccontano gli ideatori e curatori del festival. Al MAMbo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna diretto da Gianfranco Maraniello, la riedizione di HPSCHD andrà in scena martedì 21 aprile, durante la serata inaugurale di Live Arts Week, in una veste differente: gli speakers saranno 24, la durata sarà di circa tre ore, gli elementi costituivi della composizione musicale saranno adeguati alle tecnologie attuali e l’impianto immaginario verrà riattualizzato affidando la sua realizzazione visuale a una nuova generazione di artisti. Per la parte musicale: ai clavicembali Luciano Chessa, noto per la riproposizione dell’Intonarumori di Luigi Russolo, l’australiano Anthony Pateras e gli italiani Marco Dal Pane e Salvatore Panu, con Valerio Tricoli al sound design ed electronics. A guidare i clavicembali vi sarà l’ottantenne Philip Corner, uno dei musicisti che hanno partecipato alla prima storica esecuzione del 1969. I contributi visivi saranno di Seth Price, Ben Vickers/Holly White, Yuri Pattison, Carola Spadoni, Jennifer Chan, Jaakko Pallasvuo, Ogino Knauss, Riccardo Benassi, Andrea Magnani, Anne de Vries, Harm van Den Dorpel, David Horvitz, Andrew Norman Wilson, Martin Kohout, Roberto Fassone, Alessandro Di Pietro, Ilja Karilampi.

Dopo il live, l’ampio dispositivo multimediale verrà lasciato allestito tutta la settimana, sino a domenica 26 aprile, negli spazi espositivi del MAMbo e sarà visitabile come mostra e sound environment. Tutto il ricco corpus del festival, invece, a partire da mercoledì 22 e sino a sabato 25 aprile, si articolerà nei vari spazi ricavati all’interno del complesso dell’Ex Ospedale dei Bastardini: spazio che ha già ospitato alcune manifestazioni di carattere culturale negli ultimi anni ma che costituisce una novità per Live Arts Week. A questo proposito il Consigliere delegato Cultura e Giovani della Città Metropolitana di Bologna, Lorenzo Cipriani, auspica che l’edificio di via D’Azeglio diventi sempre più luogo di riferimento per futuri ulteriori eventi culturali.

Come sempre saranno un numero cospicuo le performance, i live e le installazioni cui si potrà assistere nell’arco delle diverse giornate del festival, realizzato anche quest’anno con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna e di vari altri enti tra i quali le ambasciate di Norvegia e Paesi Bassi. Per il programma completo e dettagliato è preferibile consultare il sito liveartsweek.it ma vi sono senz’altro alcuni suggerimenti da proporre già in questa sede: la lecture performance e la living installation del noto coreografo francese Xavier Le Roy è certamente uno di questi. Slot Machine Music for Four Drifters è un’installazione sonora del sound artist di Chicago Adrian Rew, sullo stato di trance prodotto dall’attività con le slot machine. Interessante, sulla carta, Bergman in Uganda, dell’artista svedese Markus Öhrn: lavoro di expanded cinema incentrato sulla figura di un vj che traduce e commenta in diretta blockbuster hollywoodiani per la popolazione locale. Markus Öhrn ha avuto l’idea di introdurre un film di Ingmar Bergman in questo singolare contesto. Sarà divertente constatare gli esiti di questo esperimento.

Per quanto attiene l’ambito più strettamente musicale, l’ungherese Gábor Lázár, artista dallo stile compositivo strettamente matematico e dinamico, eseguirà invece un live delle sue composizioni per computer. E ancora: N.M.O., progetto nato dalla collaborazione tra il sound artist norvegese Morten J. Olsen e il musicista spagnolo Rubén Patiño, è una sound performance che intreccia musica elettronica contraddistinta da un’esecuzione estremamente scarna e sessioni ritmiche per rullante. Concert for Signal Flares è invece una sound performance che impiega le proprietà acustiche dei fumogeni, condotta da VA AA LR, il trio composto dal musicista portoghese Vasco Alves e dai sound artists inglesi Adam Asnan e Louie Rice. Da segnalare inoltre Z.B. Aids e MACON.

Tra le commissioni di Live Arts Week, Adagio con Buccia, affidata a Canedicoda, e Squame Mosaico di Francesco Cavaliere mentre FRONTERIZO vedrà all’opera anche il geografo Franco Farinelli nell’ambito di un progetto messo a punto dall’artista visivo Luca Trevisani e dal gruppo mk e sviluppato in collaborazione con il musicista Lorenzo Bianchi Hoesch, il duo Sigourney Weaver e la performer Roberta Mosca, danzatrice della Forsythe Company. Segnaliamo infine Boomerang di Claudia Triozzi, Die Unbändigen e, last but not least, Until the moment when God is destroyed by the extreme exercise of beauty della coreografa, performer e cantante Vera Mantero (una delle figure più influenti della danza portoghese).