Nei cinema italiani dal 22 aprile, a dispetto degli americani dove arriverà soltanto il primo maggio, il secondo capitolo della saga dedicata a Iron Man e soci vede il robot Ultron alle prese con lo sterminio della razza umana. Tornano ai loro costumi Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Scarlett Johansson, Chris Evans e Geremy Renner. Mentre il regista Joss Whedon per l’occasione ha ambientato le nuove super-battaglie in quattro continenti.

Strano pensare che questo manipolo di supereroi Marvel sia nato nel lontano 1963. L’anagrafe li vorrebbe coetanei dei Beatles, invece il loro posto nell’immaginario odierno li spinge verso un continuum di futurismi tecnologico-apocalittici vicino a schiacciare le favole di Andersen, Collodi e dei Grimm. I piccoli di oggi, soprattutto i maschietti (ma anche quelli più cresciuti) non hanno Hansel e Gretel ma i gemelli Maximoff (il velocissimo Quicksilver e la sorella telepate Wanda). Al posto degli sberleffi tra il Gatto e la Volpe si godono le zuffe tra Hulk e Iron Man. E alla spaurita Cappuccetto Rosso i box office vorrebbero sostituire l’affascinate quanto pericolosa Vedova Nera, sembianza cinefumettistica di Scarlett Johansson. E Pinocchio e il lupo cattivo? Stavolta tocca a Ultron, nuova super coscienza artificiale per la difesa globale perfezionata dal genio di miliardario di Tony Stark e di quello tendente al verde di Bruce Banner.

Il problema è che questa mancata anima da burattino grazie al web sa e vede tutto, così l’idea che s’impone per mantenere l’ordine globale è l’eliminazione della vita per una nuova evoluzione meccanica. E su chi puntare il mirino se non su quei supereroi che hanno sempre difeso il mondo? “Siamo adorabili e incasinati, vi facciamo ridere quando meno ve l’aspettate e siamo seri quando meno ve l’aspettate” aveva detto Joss Whedon, regista e sceneggiatore di Avengers: Age of Ultron sui caratteri dei suoi personaggi. Nei suoi film trovano spazio battute e afflati d’ironia tra i protagonisti che stemperano costumoni, estenuanti scene action e atmosfere da fine del mondo. E a proposito di mondo, questa volta per salvarlo i Vendicatori partendo da New York e Londra lo girano quasi tutto.

“Volevamo esplorare delle location poco utilizzate come Seoul in Corea del Sud, il centro di Johannesburg in Sudafrica e la Valle d’Aosta nell’Italia nord-occidentale”. Alla faccia del Nord-Est, potrebbe pensare qualcuno. “Le nuove location regalano un’aria di novità al film, mostrando che i Vendicatori proteggono il mondo intero”. Come per magia la Fortezza di Bard vicino Aosta è divenuta il quartier generale del cristologico robottone Ultron – uno che davanti all’infrangibile metallo per costruire il suo esercito dice: “Su questa pietra costruirò la mia chiesa” – e dei suoi fidi droidi soldato, affiancando ai due comuni valdostani in veste di inediti set anche Verrès. Un’esperienza che ha coinvolto centinaia di comparse che si rivedranno su grande schermo non da italiani ma da sokoviani. Ebbene sì, le nostre location sono state utilizzate per ricreare Sokovia, la repubblica sovietica immaginaria dell’universo Marvel da dove provengono Quicksilver e sua sorella.

Il piglio estetico di Whedon è in perfetto stile comic dove ogni attore vene presentato con la massima spettacolarità possibile, anche se sfiora appena molte sfaccettature interessanti delle sue creature. Dopo aver dato la voce al sistema operativo di Stark, Paul Bettany incarna un droide metaumano progettato da Ultron mentre il resto del cast è quello del primo Avengers con qualche innesto. Gustoso come sempre, anzi alcolico stavolta, il cameo del demiurgo Stan Lee, questo nuovo capitolo sarà proiettato in anteprima a Milano e Roma il 21 aprile con il patrocinio di MediCinema, onlus impegnata nell’allestimento di sale cinema per disabili e pazienti allettati negli ospedali italiani. Anche un cinecomic può fare bene davvero.

Il trailer di Avengers: Age of Ultron