Come ci ricordano i sempre più frequenti spot pubblicitari, manca davvero poco all’inizio ufficiale dell’Expo. Ma, alla fine, l’immenso sforzo economico, il carico ambientale, la mastodontica e energivora macchina organizzativa saranno serviti solo a contare i cinesi venuti in Italia, ad apprezzare le leccornie servite nei padiglioni, a rilanciare i consumi nella illusione di un ritorno alla crescita di un pianeta stremato? Che ne è e che ne sarà degli slogan ambiziosi “nutrire il pianeta” e “energia per la vita”? Coglieremo invece l’occasione di un Expo diffuso, dentro e fuori il recinto della mostra, sottratto alla retorica che lo circonda come grande vetrina commerciale?

Non dimentichiamo che Expo 2015 si tiene a Milano in una fase della globalizzazione nel segno della privatizzazione e del primato dell’economia sulla società. Semplificando, si può dire che il Forum di Davos dei potenti ha messo all’angolo i Forum Sociali susseguitisi dopo i successi di Porto Alegre, offrendo una sua narrazione, a volte mitigata e perfino allettante, del governo mondiale che una oligarchia ristretta intende rafforzare anche in questa ricorrenza. Le multinazionali, tra cui quelle del settore agro-alimentare e le corporation energetiche, vorrebbero convincere miliardi di persone che, mantenendo le disuguaglianze sociali e alimentando la speculazione finanziaria, si possa superare con i miracoli della tecnologia la crisi creata a dispetto del degrado naturale, dello sfruttamento del lavoro, della democrazia.

Si tratta di uno sforzo imponente, ma che non regge nei fatti, se appena si ragiona. Deve impressionare come e perché sia stato di fatto tolto di scena il tema del rapporto tra energia e vita. Questa ‘decapitazione’, serve per eludere la questione climatica. Aldilà del cibo, del gusto, del valore culturale di ciò che mangiamo nel piatto, c’è il pianeta che ‘ci ospita’, che fornisce tutto quello che ci alimenta, che ci scalda, che ci fa muovere e di cui non riusciamo ancora a comprenderne pienamente il valore.

Ad esempio la cementificazione del territorio italiano ha eroso negli ultimi cinquant’anni 8 milioni di ettari di coltivazioni: una superficie pari all’intera regione Umbria, perdendo la capacità di assorbire Co2. Inoltre, sempre per i riflessi sul clima, l’agrobusiness da cibo, rivolto solo al 30% degli abitanti del pianeta, è responsabile dell’emissione del 48% dei gas serra totali. (v. CibononCibo, edito da Mc Editrice). Per di più i cambiamenti climatici soffrono e sono causati da un fabbisogno energetico mondiale ancora soddisfatto per oltre l’80% dai combustibili fossili

Su tutto questo Expo glissa, se non affidando a piccole voci di contorno il tema di maggior attualità. Eppure il disordine climatico sta già avendo e sempre più avrà drammatiche conseguenze proprio sull’agricoltura e sull’alimentazione per tutti gli abitanti del pianeta, non solo per il miliardo di persone che oggi è sotto il livello di sopravvivenza. Il cambiamento climatico determina, nell’alternarsi degli effetti nelle varie aree del Pianeta, un impatto complessivo negativo e rappresenta una minaccia alla sicurezza alimentare, che dall’agricoltura dipende. Inoltre la rottura della stabilità dei grandi cicli climatici, è la più grave alterazione del riprodursi del ciclo delle acque e della loro disponibilità sulla Terra. Una profonda svolta nella gestione umana del circuito energia, acqua, terra, biosfera si rende necessaria e inderogabile. Verso nuove forme di sviluppo economico-sociale, che impieghino saperi, tecnologie e intelligenza dell’uomo nella gigantesca impresa di praticare tutte le attività umane in sintonia coi grandi cicli della natura.

Perciò occorre discutere di come ridurre da subito l’uso di combustibili fossili (e le relative emissioni); fermare il nucleare non solo in Italia ma almeno in tutta Europa; vietare la estrazione di gas da scisto e da sabbie bituminose; puntare a produrre il 100% di elettricità da rinnovabili. Ma di tutto questo non sembra che Expo voglia proprio occuparsi, al di là di una retorica che rimbalza in tutte le comunicazioni.

Per questo è stato lanciato da studiosi, scienziati, ambientalisti e artisti un appello che chiede che, durante tutto il periodo dell’esposizione, Expo dedichi a questi temi – i quattro ‘elementi’ energia, acqua, terra, biosfera e il link con i cambiamenti climatici – una sessione centrale e permanente, sotto l’egida della Fao e dell’Unesco e all’insegna degli Obiettivi del Millennio, aperta al dibattito tra gli esperti e le esperienze e le proposte che cittadini e portatori di interessi vorranno mettere a confronto.