Rabbia e delusione. Ma soprattutto tanta rassegnazione da parte dei soci di Veneto Banca che sabato mattina sono accorsi in massa all’assemblea per l’approvazione del bilancio per poi andarsene, in molti, ben prima delle votazioni. Alla fine il bilancio 2014 è stato approvato nel primo pomeriggio con appena 60 voti contrari e 120 astensioni in una sala ormai semivuota. Le contestazioni a scena aperta ci sono state e – soprattutto all’inizio dell’assemblea – la tensione si tagliava a fette. Per la prima volta nella storia della banca, carabinieri e sicurezza privata sono stati chiamati dalla dirigenza dell’istituto a presidiare gli ingressi e l’interno della tensostruttura allestita per l’occasione a Volpago del Montello. In tanti sono intervenuti attaccando i vertici dell’istituto di Montebelluna – il presidente Francesco Favotto e, soprattutto, il direttore generale ed ex amministratore delegato Vincenzo Consoli -, chiedendo conto della perdita di valore delle azioni (-23%), denunciando di essere stati obbligati a comprarle per poter ottenere un mutuo ipotecario o di essersele ritrovate in tasca in seguito alla conversione di un prestito obbligazionario. Tanta gente che ha visto crollare il valore dei propri risparmi e che, come il fornaio veneziano che lavora dall’età di nove anni, si sente tradita, truffata: “Io – dice – se brucio il pane non lo faccio pagare ai miei clienti. Perché non vi riducete voi lo stipendio del 23%?”. Applausi. Fischi. Altri applausi a sostegno dei vertici della banca dalla claque seduta nelle prime file. E’ andata avanti così per ore. Sono volate anche parole grosse e più d’uno ha chiesto come mai soci di serie A, come Bruno Vespa, siano riusciti a vendere le loro azioni senza problemi, mentre per i comuni mortali la banca non ha mosso un dito, né ha mai risposto alle richieste. Sul caso Vespa non è stata data alcuna risposta, ma secondo indiscrezioni il giornalista sarebbe ancora iscritto a libro soci con una quota, mentre la maggior parte delle sue azioni Veneto Banca sarebbe stata venduta in tempi non sospetti, cioè prima dell’ispezione della Banca d’Italia che ha fatto venire a galla i problemi e ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati dell’ex presidente Flavio Trinca e di Vincenzo Consoli.

Tra le critiche anche quella all’operazione Bim, la cui cessione secondo la banca determinerebbe una plusvalenza, mentre secondo il socio Franco Bisa – che ha letto con attenzione il bilancio – configura una perdita secca, dato che il 51% era stato acquistato per 474 milioni di euro e ora, con la cessione, viene valorizzato sui 130 milioni in meno. Per di più le azioni Veneto Banca ai soci Bim vengono riacquistate per poter chiudere l’operazione. Insomma, Montebelluna è costretta a ricomprare la carta (non quotata) con cui a suo tempo aveva fatto shopping anche a Torino. Rispondendo sul punto, Consoli è costretto ad ammettere che sì, l’operazione Bim è effettivamente in perdita, ma è l’unica ammissione che fa. Il consiglio d’amministrazione ha deciso di rinnovargli la fiducia, come ha confermato il presidente Favotto in apertura d’assemblea, e del paventato passo indietro non se n’è proprio parlato. Si è invece parlato della villa al mare della moglie di Consoli (“ma l’ha acquistata con soldi suoi”, ha risposto Favotto sorvolando sul fatto che la società costruttrice era finanziata da Veneto Banca). Si è parlato anche dei finanziamenti concessi a Denis Verdini (“puntualmente restituiti”) e di conflitto d’interesse degli amministratori che avrebbero avuto affidamenti milionari da parte della banca: da un’indagine interna avviata in seguito ai rilievi della Banca d’Italia, su circa 150 milioni rilevati ne risulterebbero effettivamente 10 più altri 4. Insomma 14 milioni di finanziamenti concessi a propri consiglieri, ma Favotto non dice né come, né chi. Il tema è delicato e potrebbe riguardare anche la famiglia Zoppas, che nel consiglio d’amministrazione di Veneto Banca è rappresentata dal giovane Matteo (riconfermato oggi dall’assemblea), il cui padre, Gianfranco, figura nella relazione della Banca d’Italia come il destinatario di un finanziamento per l’acquisto di 20 milioni in azioni della banca. Gianfranco Zoppas ha smentito, asserendo di aver acquistato azioni con i propri soldi, ma a febbraio la sua azienda è stata perquisita dalle Fiamme Gialle ed è in corso un’inchiesta.

Al netto di tutte le critiche, però, il sentimento prevalente degli azionisti, specie tra quelli piccoli, è la rassegnazione dovuta alla consapevolezza che attaccare la banca è contrario ai loro stessi interessi. E in molti lo dicono apertamente dal palco, seppur con grande sofferenza: costretti a crederci e a dare fiducia nella speranza che il valore dei loro risparmi si risollevi. Ed è proprio su questo sentimento che fanno leva con abilità Favotto e Consoli che dichiarano di voler accelerare al massimo la trasformazione di Veneto Banca in società per azioni, per poi imboccare una delle opzioni sul piatto: restare da soli e trovare soci forti in grado di apportare ulteriore capitale, aggregarsi con una banca quotata ed entrare a far parte di un grande progetto o accordarsi con una non quotata (leggi Popolare di Vicenza) “per dare vita su base paritetica a un nuovo gruppo bancario radicato in territori di successo”. Chi aspettava una risposta alle offerte di matrimonio di Vicenza è però rimasto deluso: né Favotto né Consoli hanno voluto commentare in alcun modo le varie opzioni. “L’advisor è al lavoro. Servono numeri, dati. Senza quelli si fanno solo degli slogan”, ribadisce il presidente di Veneto Banca a proposito delle dichiarazioni del sindaco di Verona Flavio Tosi, secondo cui un matrimonio Montebelluna-Vicenza avrebbe ripercussioni negative sia sull’occupazione sia sui crediti alle imprese del territorio perché le due banche insistono sullo stesso territorio e avrebbero troppe sovrapposizioni. E a proposito di politica, non si è visto nessuno né in platea né fuori, al contrario dello scorso anno, quando in difesa di Veneto Banca intervennero in diversi, tra cui il governatore Luca Zaia. Ora che le elezioni regionali sono alle porte e che su Veneto Banca indaga la magistratura, i candidati hanno preferito cercarsi altre passerelle per la campagna elettorale.

Quanto alla vendita delle azioni, i vertici di Veneto Banca hanno assicurato i soci di essere al lavoro per permettere quanto prima la negoziazione dei titoli in un apposito circuito, lo stesso al quale si appoggerà anche la Popolare di Vicenza come ha annunciato la scorsa settimana il presidente Gianni Zonin. Quello che i vertici dell’istituto non hanno detto, ma hanno lasciato intendere è che la trasformazione in spa con tutto quello che ne conseguirà avrà un impatto sul valore delle azioni, oggi portato con delibera assembleare a 30,5 euro dai 39 dello scorso anno. Perché questa cifra “non è espressione dell’effettivo valore della banca per qualsivoglia finalità – ha sottolineato Favotto – e non tiene conto dell’impatto della riforma e delle conseguenze sul valore della banca del possibile nuovo status di società per azioni”. Insomma, le brutte notizie potrebbero non essere finite e anche per questo molti se ne sono andati sconsolati ben prima della fine dell’assemblea.