E così, oggi la Grecia ha versato come previsto i 450 milioni di euro in scadenza al Fmi. Ma continua la suspence su quando finiranno i soldi. Adesso si parla di sei giorni, o due settimane, o due mesi…

Non so a voi, ma a me l’interminabile saga greca con gli annunci, addirittura le indiscrezioni pilotate dall’una e dall’altra parte su cambi di governo, nuove elezioni, messaggi a dir poco ricattatori da parte dei creditori, i soldi dati forse sì e forse no, la lista delle riforme, che tutti possono leggere, ma che a nessuno paiono interessare davvero, sembra come una di quelle corse folli fra ragazzi alla James Dean, che non sanno se saranno in grado di fermarsi prima del precipizio. È il M.A.D., Mutual Assured Distruction, ci dice uno degli autorevoli interlocutori che incontriamo durante la missione “in Verde” di qualche giorno fa alla scoperta del governo greco di cui per la prima volta fa parte anche un viceministro ecologista: il responsabile per l’ambiente, Yannis Tsironis.

Da una parte, i creditori: cioè tutti noi, dopo che è stato deciso di trasferire ai cittadini europei i debiti delle banche esposte in Grecia, rendendo ogni discussione sulla riduzione del debito molto più difficile. La ricetta proposta da chi ci rappresenta è sempre la stessa, dai tempi dei piani del Fondo Monetario in America Latina e Asia, anche loro falliti miseramente, ma riproposti senza vergogna e senza memoria. Tagli alle pensioni, privatizzazioni e, mi raccomando, niente misure unilaterali tipo sostegno ai senzatetto, come ha detto Daclan Costello, l’ineffabile funzionario europeo irlandese capomissione ad Atene. Troppo modesti i tagli e non sia mai che, pur se in modo lento e progressivo, si pensi di aumentare il salario minimo e di reinstallare la tredicesima. La cosa che più turba in questa disputa, cercando di andare ai dettagli della faccenda, è che la Troika (inutile fare finta, è ancora lei che sta ad Atene, anche se adesso si chiama “le Istituzioni”) non dice né fa nulla di diverso rispetto agli anni scorsi. Il tutto nonostante l’ovvio fallimento delle ricette proposte e l’effetto devastante che la riduzione dei salari e la disoccupazione stanno avendo non solo nei paesi “in crisi”, ma anche in Germania e Regno Unito, dove i “working poor” sono una realtà molto presente di uno sviluppo economico diseguale. Ma com’è possibile? Non avevamo detto che è necessario “cambiare verso”?

Nella saga greca la realtà è che nulla è cambiato nell’atteggiamento dei creditori, che stanno riuniti nell’Eurogruppo, dove per noi c’è Padoan. Italia, Francia e la Commissione, che potrebbero davvero iniziare un cambio di rotta serio, in realtà non fanno altro che dichiarazioni un po’ meno dure, ma al tavolo dei negoziati non fiatano. Non si cambia nulla e ciò che il governo greco riesce ad ottenere sono piccole boccate d’aria, che non intaccano il convincimento generale secondo il quale o la Grecia si adegua alle ricette dell’austerity, o andrà dritta nel burrone. Viene inspiegabilmente data pochissima importanza ai piani sulla riduzione dell’evasione fiscale e poco credito ai soldi che si pensa di poter raccogliere da maggiori tasse ai ricchi. E nessuno sembra davvero considerare che in meno di tre mesi nessun governo, soprattutto se inviso a chi il potere ce l’aveva fino a qualche settimana fa, può avere un piano completo che possa rivoluzionare un sistema reso ancora meno efficiente e corrotto da anni di crisi. I creditori sono comunque convinti che alla fine Atene cederà e continuano a fare la voce grossa. Anche perché molti credono che alla fine della fiera, non è poi cosi grave se la Grecia fallisce e se ne esce dall’euro. Forse. Il punto è che se cede, si continuerà nell’attuale spirale infernale del “più debito, più tagli e niente prospettive di crescita economica e investimenti”, quindi: più debito e più prestiti, eccetera eccetera. E, se esce dall’euro, le conseguenze sul resto dell’Unione Europea saranno veramente imprevedibili. Di sicuro, sarà ancora più difficile che i cittadini europei vedano i propri crediti ripagati.

Dall’altra parte c’è il governo di Syriza, molto più composito e diviso al suo interno di quello che pare dall’esterno, e i greci, stremati da anni di tagli, tendenzialmente nazionalisti e presi in una collettiva nostalgia del tempo che fu. Il ministro per la trasparenza e la lotta alla corruzione, Panayotis Nikouladis, dal suo ufficio da dove si vede l’Acropoli in tutto il suo splendore, ci parla proprio di questo e della difficoltà di abbandonare i vecchi sistemi che lui, da magistrato anticorruzione, conosce bene. Compìto e sorridente, è molto (troppo?) ottimista e fiducioso che alla fine l’Ue si renderà conto della serietà e profondità del tentativo in atto con Tsipras; ha sviluppato un sistema che ha individuato 20.000 persone i cui redditi dichiarati non corrispondono a quelli reali e ci ha spiegato di essere in grado di pizzicare 3500 evasori totali (per un valore di 7 miliardi di euro) e di riportare nelle esauste casse greche ben 2,5 miliardi di euro. Ci dice che, arrivato al Ministero, si è trovato a dover scegliere cosa fare per ottenere risultati rapidi: attaccare i poteri forti, quelli delle famiglie importanti e degli oligarchi, o la corruzione e l’evasione fiscale spicciola che esiste in tutta la società greca ? Ha deciso di partire dai primi (gioco d’azzardo, mercato nero di carburante e sigarette, evasione fiscale, licenze per le telecomunicazioni,) ed è convinto che se arriverà un accordo con l’Ue, sarà possibile mettere in atto un vero processo di trasformazione. « Il problema dell’evasione fiscale è risolto; ma abbiamo bisogno di tempo» ci dice. Stessa musica dal Ministro della Salute, personaggio davvero interessante, che incontriamo nel suo ufficio nettamente meno glamour di quello di Varoufakis e del Ministro delle infrastrutture Stathakis, in pieno centro. Panayotis Koroumplis è rimasto cieco a 10 anni a causa di una granata tedesca esplosagli in mano, ed è il primo ministro disabile greco; da deputato aveva lavorato con i Verdi su tutta la partita dei medicinali generici e contro la vasta rete di connivenza a livello nazionale ed europeo della politica con le imprese farmaceutiche.

Ci parla anche lui della sensazione di stare sospesi in attesa di una vera partenza con l’accordo con gli europei, che anche lui considera inevitabile. Mentre ci parla sgranocchiando i cioccolatini belgi che gli abbiamo portato, penso che davvero è molto complicato spiegarsi perché la Troika (ops, le istituzioni) sia così ferocemente contraria a concedere il tempo che sarebbe necessario al governo greco di dare qualche segnale positivo su alcuni temi chiave, la lotta all’evasione, la salute, le condizioni dei più poveri, qualche investimento virtuoso. Tra l’altro, questa intransigenza non aiuta neppure i greci a elaborare un piano davvero alternativo di riscatto economico. Con la scusa dell’assenza di un accordo alcuni vecchi arnesi sono di nuovo all’opera e non c’è un dibattito serio sulle opzioni migliori e più avanzate che un paese mediterraneo come la Grecia potrebbe trovare. E così, alla Commissione Europea si lamentano che frotte di funzionari greci vengono a chiedere soldi per finanziare nuovi hotel a 5 stelle; il Ministro alla ricostruzione ed energia Lafazanis fa accordi con i tedeschi della Kfw, “virtuosa” banca tedesca, per costruire una centrale al carbone stanziando 1,4 miliardi di euro di denaro pubblico e allo stesso tempo si lamenta della dipendenza del settore dell’eolico dalla tecnologia tedesca; e cosi corre a Mosca per fare accordi sull’estrazione di gas e petrolio dal Mediterraneo. Si litiga sulla possibilità di mantenere l’Iva ridotta sulle isole greche, quando è proprio lì che si vive meglio, dato anche il boom del settore del turismo in Grecia che ha visto più di 20 milioni di presenze nel 2014. Alcuni soliti noti del settore delle telecomunicazioni (che non hanno mai pagato nulla per trasmettere) paiono avvicinarsi al partito di governo e non sono poche le voci che si levano sulla deriva nazionalista e improvvisata della politica estera greca, pur se la recente visita di Tsipras a Mosca non ha cambiato molto nella sostanza delle relazioni fra i due paesi ed è sembrato più un gesto provocatorio che altro. Sulla stampa greca, molti commentatori ritengono che alla fine si troverà una quadra e che l’Eurogruppo non mollerà la Grecia.

Insomma, dalle due parti testosterone in libertà e convinzione che gli altri alla fine cederanno. Vedremo. In ogni caso, da italiana ed europea sono desolata dell’irrilevanza dell’Italia del fantasioso Renzi, della codardia della Commissione, dell’inconcludenza del Parlamento e dell’insipienza di Hollande. È sicuro insomma, che se alla fine ci sarà un patatrack, questo avrà molti responsabili e non solo Alexis Tsipras e Angela Merkel.