Brutta sul campo, dove si vedono novanta minuti di errori e nervosismo. Brutta soprattutto sugli spalti, dove la curva giallorossa espone striscioni contro la madre di Ciro Esposito (“Che cosa triste, lucri sul funerale con libri e interviste”; ma del resto all’andata non era andata meglio, con le minacce di vendetta da parte dei tifosi partenopei). Roma-Napoli, la partita fra le grandi deluse del campionato, declassate da pretendenti scudetto a duellanti per la qualificazione in Champions, non regala spettacolo.

Alla fine vince 1-0 la Roma, che dimostra di stare meno peggio, o semplicemente di avere un po’ più di fortuna e di cinismo nel trasformare con Pjanic l’unica sua vera occasione di tutto il match. Mentre dall’altra parte il Napoli si perde nella propria afasia calcistica e nelle scelte discutibili di Rafa Benitez: Gabbiadini ancora fuori per un impresentabile Callejon, Hamsik in panchina per tutti i novanta minuti, Higuain sostituito sullo 0-1. La sconfitta, che in caso di vittoria della Lazio potrebbe mettere una croce sulle ambizioni Champions del presidente De Laurentiis, non può non ricadere (anche) sulle spalle del tecnico spagnolo.

L’avvio è lento, come lo sarà del resto un po’ tutto il match: tanti passaggi sbagliati, poche idee, qualche fischio. La Roma fa gioco ma senza grande convinzione, vittima dei propri limiti tecnico-tattici. Garcia deve rinunciare a Totti e Gervinho contemporaneamente, e allora rilancia un tridente leggerissimo con Iturbe al centro, affiancato da Ljaijc e Florenzi. Ma nessuno dei tre è a suo agio nel ruolo di “falso nueve” (l’argentino viene beccato spesso dal pubblico), tutti si defilano e l’area resta spesso sguarnita. Il vero problema dei padroni di casa, però, è psicologico: manca la serenità per affrontare una partita decisiva per la stagione. Dopo dieci minuti i giallorossi cominciano a dare segni di nervosismo, a partire da capitan De Rossi, che in una manciata di secondi rischia l’espulsione per due brutti (ed inutili) interventi a centrocampo, sommati ad un fallo di mano volontario: Rizzoli lo grazia, la Roma ringrazia.

Basterebbe poco per approfittare di tanta confusione tattica e mentale. Invece il Napoli è quasi messo peggio: troppo passivo, convinto di poter aspettare l’occasione o semplicemente incapace di costruire nulla. La frenesia ha la meglio sull’inerzia, a metà primo tempo passa la Roma con un’azione degna dei tempi migliori che porta Pjanic a battere a colpo sicuro in mezzo all’area. Anche qui l’esultanza polemica del calciatore, accolta dai malumori dell’Olimpico, dimostra tutta la tensione dell’ambiente romanista. Ma il gol non vale di meno, anzi, serve a placare il nervosismo giallorosso e slatentizzare quello ospite. La reazione è affidata alla rabbia di Higuain, ma Callejon ha ormai dimenticato come si segna, anche quando si ritrova a tu per tu col portiere.

Nella ripresa viene meno anche quel poco di ordine e compattezza del primo tempo, e si moltiplicano le occasioni. Soprattutto a favore del Napoli, costretto a recuperare un risultato che lo taglierebbe fuori dalla corsa Champions. Mertens si incunea più volte in area ma manca sempre qualcosa, ora la conclusione, ora l’ultimo passaggio. Gabbiadini è subito pericoloso appena entra (sempre dalla panchina: solo per Benitez continua ad essere un rincalzo dello spento Callejon), De Sanctis si supera d’istinto sulla sua battuta volante. Non scatta mai, comunque, la scintilla che serve per alzare il ritmo e riequilibrare il punteggio. Mentre la Roma si accontenta di difendere un vantaggio preziosissimo. Così la partita scorre errore dopo errore, fino al novantesimo, agli ultimi brividi con Iturbe che divora un gol a porta vuota e l’assalto vibrante del Napoli. La Roma, pur incerottata e sull’orlo di una crisi di nervi, lo respinge in campo ed in classifica. Adesso i punti di vantaggio sulla terza sono nove: abbastanza, forse, per programmare la prossima stagione in Champions League. Dove la partecipazione del Napoli appare sempre più difficile. De Laurentiis probabilmente dovrà rassegnarsi ad un altro anno fuori dall’Europa che conta. Chissà se lo farà anche Higuain.

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