È tornato il Karaoke. Su Italia1. Alle otto di sera. Proprio come succedeva nel 1992 (rieccolo che torna). Peccato, però, che a condurre non c’è più Fiorello ma il comico Angelo Pintus (che ricordiamo per l’esibizione decisamente poco comica all’ultimo Festival di Sanremo). La prima domanda che sorge spontanea è: perché? C’era davvero bisogno di scomodare uno dei programmi simbolo degli anni Novanta, riproporlo a oltre vent’anni di distanza? Il paragone è impietoso, a cominciare ovviamente dalla conduzione. Angelo Pintus trascorre mezz’ora a scimmiottare goffamente il Fiorello dell’epoca, usando lo stesso registro da “animatore turistico”, provando a replicare persino le movenze sul palco. La differenza è così abissale, che non è nemmeno il caso di commentare oltre la performance del povero Pintus. Fa il suo, ma il suo è evidentemente insufficiente. E non solo se lo paragoniamo a Fiorello, beninteso.

Molto più interessante, invece, è cercare di capire il perché di questa scelta coraggiosa (al limite dell’incoscienza) di Mediaset. Nel 1992, reduce da tanta gavetta e dal Cantagiro condotto quell’estate con Mara Venier e Gino Rivieccio sulla Rai, Fiorello aveva spalancato un mondo nuovissimo ai telespettatori italiani. Il karaoke era già una moda in Giappone e agli italiani non sembrava vero di poter sfoggiare le loro doti canore (e spesso anche le loro stonature colossali) di fronte a una pizza gremita. Il programma non era un granché nemmeno vent’anni fa. Ma almeno aveva il pregio della novità. Aveva un senso, allora. Oggi no, a prescindere da Pintus. Perché ormai i giovani che vogliono diventare cantanti vanno ad Amici, Xfactor, The Voice, Italia’s Got Talent, Tu sì que vales, persino a Forte Forte Forte, se proprio non trovano di meglio. È fuori dal tempo e dalla storia (televisiva) riproporre un format che è stato superato dai reality e dai talent, dall’invasione di sconosciuti in tv, dalle mille occasioni di dimostrare quanto valgono (o più frequentemente quanto valgono poco).

Se poi si riprende il programma e lo si ripropone così com’era, senza nemmeno lo sforzo di un aggiustamento per renderlo meno anacronistico, il risultato è quello che abbiamo visto ieri sera. Sembrava una replica del Karaoke dei tempi d’oro, con la sola differenza che ora a condurlo c’è un signore che non è adatto. Tutto qua. E poi, ve le ricordate le piazze gremite di più di venti anni fa? Ecco, ieri sera la scena era imbarazzante. La piazza di Treviso era praticamente vuota, con poche centinaia di persone ammassate strategicamente attorno al palco. Forse questo revival degli anni Novanta ci sta prendendo un po’ la mano. Va bene 1992, la serie di Sky su Tangentopoli, che almeno ha il pregio di raccontare, per prima, quei mesi di sconquasso politico e giudiziario. Ma il vilipendio del Karaoke potevano anche evitarcelo. Fermiamoci, prima che sia troppo tardi, altrimenti rischiamo di ritrovarci in tv persino Wendy Windham. E non è il caso.