L’amministratore delegato di Rcs, Pietro Scott Jovane, è “assolutamente inadeguato” e per questo “bisognerebbe affidare la delega per la gestione dell’azienda ad un editore puro come Urbano Cairo“. E’ l’ultima dichiarazione di Diego Della Valle a proposito della casa editrice del Corriere della Sera, terreno di battaglia dell’annoso scontro con John Elkann, con cui condivide a fatica l’azionariato del primo quotidiano nazionale.

“Oggi il problema di Rcs è che non c’è un azionariato che decide e un cda che si assume rischi: è un’azienda che va tutta rifondata”, ha detto Della Valle, che detiene l’8,99% del gruppo, sottolineando che “io non ho un match personale con Yaki (John Elkann, ndr), lo conosco da bambino; io ho un match con quello che la famiglia Agnelli ha rappresentato nel Paese, ha fatto dei guai e ora è il momento di raccontarlo: hanno fatto più male che bene all’Italia”. E per quanto riguarda Sergio Marchionne, numero uno di Fiat, l’imprenditore marchigiano ha aggiunto: “Credo che gli Agnelli devono fargli un monumento, gli italiani no. Deve dedicarsi un po’ di più all’Italia”.

Alla domanda sui poteri all’interno del gruppo e sul ruolo di Giovanno Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, Della Valle ha spiegato che “contava molto, ma oggi conta molto poco. Io credo che Bazoli identifica un mondo che se ne deve andare e mi auguro che Renzi lo faccia subito; è un’operazione che va fatta in tutto il sistema, tutto insieme”. Mentre quanto a un’azione contro la vendita dell’immobile storico di Rcs di Via Solferino, Della Valle ha risposto: “Il palazzo storico non andava venduto, è stato svenduto”. Un’azione? “La stiamo valutando, non le posso rispondere ora, ma ho un’idea precisa”.

L’ultimo attacco di Della Valle all’erede Fiat (che dalla scorsa estate è il primo azionista della casa editrice del Corsera con il 20,5% del capitale) era di alcune settimane fa. “Il poveretto di Jaki non perde mai tempo di ricordare agli italiani che è un imbecille, serve un referendum per chiederci se lo vogliamo ancora in Italia”, aveva detto commentando le dichiarazioni di Elkann sui giovani, che “non hanno un lavoro perché stanno bene a casa”.

La puntata precedente dello scontro tra i due risale invece a inizio febbraio, quando l’imprenditore marchigiano aveva chiesto di sospendere “queste discussioni da pianerottolo”, rispondendo all’attacco di Elkann, che aveva definito Mr Tod’s un “nano” rispetto ai concorrenti Prada, Armani, Lvmh e Kering.