È stato immortalato quando, da presidente della Lombardia, morbidamente si abbronzava a bordo dello yacht dell’amico imprenditore, casualmente in affari con la Regione, ma oggi Roberto Formigoni è un uomo nuovo, anzi antico e con dedizione democristiana gestisce il mercato dei ministeri. Sentitelo mentre soppesa dicasteri e poltrone con la stessa oculatezza della brava massaia che alle prese con peperoni e melanzane bada a non farsi fregare: “Ci va restituito il ministero delle Infrastrutture oppure uno di pari peso politico oppure tre ministeri di grado inferiore: con Affari regionali, Pari opportunità e Università potremmo chiudere”.

Ovvio che se avanza un cavolfiore, anche senza portafoglio, se lo pappa lui. Questi Ncd sono davvero impagabili (nel senso letterale) per la tenacia con cui non mollano l’osso. L’ex ministro Lupi non ha ancora finito di traslocare dai Lavori Pubblici con i Rolex e gli abiti di sartoria gentilmente offerti da zio Frank Cavallo e subito mandano avanti il Celeste a battere cassa, manuale Cencelli alla mano. Per essi la reputazione non vale un sottosegretario e del resto non devono difenderla perché non l’hanno mai avuta.

Pensano che sia tutta roba loro e infatti ne pretendono la ‘restituzione’. Nell’andare all’incasso non hanno preferenze perché dalle regioni agli atenei sono all’oscuro di tutto purché gli vengano assicurata una segreteria, un capitolo di bilancio e un paio di auto blu. Parlano come mangiano: “Non ci accontenteremo delle briciole”, dice non a caso Quagliariello, che è l’intellettuale del gruppo.

Da ‘Stoccata e Fuga’, il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2015