Maurizio Lupi ha annunciato le dimissioni da ministro nello studio di “Porta a Porta” e ha spiegato la sua versione dei fatti sull’inchiesta tangenti per le Grandi Opere in diretta a Bruno Vespa. Solo oggi lo farà in Parlamento (ore 11 a Montecitorio). “Una scelta saggia per sé, per Ncd e per il governo”, ha commentato da Bruxelles il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Un tempismo perfetto dopo quattro giorni di silenzio del leader Pd: dall’arresto del superburocrate Ercole Incalza erano filtrati solo retroscena sui tentativi di pressioni per chiedere a Lupi di mollare. Ma niente di più. Non una parola, non un Tweet, non una dichiarazione. Solo fughe dai cronisti e driblate di microfoni per evitare la fatidica domanda sul collega di governo. “Non mi ha chiesto il presidente del Consiglio le dimissioni”, ha assicurato il ministro a Vespa. Se anche non gliel’ha chiesto pubblicamente, di sicuro in piazza c’è stato un congedo lampo.

Ncd digerisce a fatica la decisione e ora chiede al Pd di fare lo stesso con i suoi indagati eccellenti dentro il partito. Lo hanno fatto ieri Giovanardi e Formigoni, lo ha ribadito oggi Fabrizio Cicchitto. “Penso che Renzi si sia semplicemente sfilato”, ha detto il deputato a Repubblica. “Lui non è né garantista né giustizialista, tiene soltanto all’impatto mediatico. E Lupi era essenzialmente un problema mediatico, a differenza di altri le cui vicende sono lontane dai riflettori”. Secondo Cicchitto il silenzio del presidente del Consiglio e i suoi tentativi di liberarsi del ministro sarebbero stati sconvenienti: “Queste dimissioni sono il frutto di un linciaggio mediatico inaccettabile. E costituiscono un precedente pericolosissimo. Io sono contrario alle dimissioni dettate da un semplice avviso di garanzia, che in questo caso neppure c’è. Vogliamo ricordare che ci sono due o tre sottosegretari indagati che restano al loro posto? È paradossale l’atteggiamento critico nei confronti di Lupi di una parte del Pd, penso ad Orfini, e di Sel. In Campania i dem candidano De Luca. E Vendola è sotto processo. Non c’è niente di peggio del ‘due pesi e due misure'”.

A poco meno di un mese da Expo 2015, resta così vuota la poltrona per le Infrastrutture e i Trasporti e le alternative sono poche: probabilmente il leader Pd prenderà il dicastero ad interim oppure affiderà l’incarico a uno dei sottosegretari (i nomi sono quelli di Graziano Delrio o Luca Lotti). Per bilanciare l’uscita di un ministro di peso del Nuovo centrodestra dall’esecutivo, Gaetano Quagliariello potrebbe invece ottenere il ministero per gli Affari regionali.

La relazione informativa di Lupi è prevista per le 11. La Lega Nord non sarà presente in Aula: “Non parteciperemo”, ha detto il capogruppo Massimiliano Fedriga, “perché è inaccettabile che abbia scelto una trasmissione televisiva e non l’aula parlamentare per annuncio delle sue dimissioni”. L’ultimo tentativo di Lupi per cercare una soluzione alternativa all’addio è andato in scena ieri pomeriggio a Palazzo Chigi dove ha incontrato Angelino Alfano e Matteo Renzi. Da Bruno Vespa, dopo aver annunciato l’intenzione di salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni, ha assicurato che non è stato il presidente del Consiglio a chiedergli un passo indietro: “Renzi mi ha detto: ‘io non ti chiedo le dimissioni, non posso e non voglio chiedertelo, dico che è una decisione tua'”. Lupi ha anche puntualizzato che non intende lasciare la politica, e già si parla per lui di un incarico da capogruppo di Ncd alla Camera: “Il mio gesto – ha detto – non vuol dire ritirarmi dalla politica”. E Alfano ha subito messo in chiaro che avrà il sostegno del suo partito: “Il suo gesto – ha detto – è la più alta testimonianza di distanza da logiche di potere. Lupi non si dimette da politico. Farà politica, se possibile, con più forza e determinazione. Insieme a noi”.