“La Siae non ce la fa proprio ad essere democratica. Non le riesce. Ci deve essere un’incompatibilità di fondo che ogni tanto, clamorosamente, si manifesta.” Sono queste le parole, probabilmente le migliori possibili – e d’altra parte sono scritte da alcune delle migliori penne degli scrittori che fanno grande la televisione ed il cinema italiani – con le quali inizia il comunicato con il quale la Writers Guild Italia, prende atto dell’ennesimo doloroso scempio democratico con il quale si apre, nel peggiore dei modi possibili, l’era del “dopo Paoli” e del designato, neo-Presidente in pectore, Filippo Sugar.

I fatti, però, prima di ogni altra considerazione.

A seguito delle recenti dimissioni di Gino Paoli, costretto ad un gesto tanto estremo dall’indagine della Procura della Repubblica di Genova che lo vede indagato per evasione fiscale, si è reso necessario procedere all’integrazione del Consiglio di Gestione della società nel quale Paoli, sedeva. Al suo posto – come previsto dal vigente Statuto della società – è stato cooptato Andrea Purgatori, sin qui membro del Consiglio di Sorveglianza, e primo dei non eletti al Consiglio di Gestione dopo Gino Paoli.

Andrea Purgatori, nell’entrare nel Consiglio di Gestione ha, a sua volta, lasciato libera la sua poltrona nel Consiglio di Sorveglianza che, sempre in conformità allo Statuto, avrebbe dovuto essere occupata dal primo dei non eletti nella stessa lista nella quale lo stesso Purgatori era stato eletto. Una regola semplice, universale, democratica, l’unica capace di assicurare il rispetto della volontà espressa dalla base elettorale: vince chi ottiene più preferenze e se questi lascia, gli succede chi ne ha ottenute un po’ di meno, arrivando secondo.

La prima dei non eletti nella lista in questione è la scrittrice Giovanna Koch, socia fondatrice della Writers Guild Italia che, infatti, avuta la notizia del posto vacante, ha preso carta e penna e scritto al Presidente del Consiglio di Sorveglianza, candidandosi alla successione. Lo scorso 19 marzo, tuttavia, a sorpresa, il Consiglio di Sorveglianza della Siae ha inspiegabilmente deciso di negare a Giovanna Koch la poltrona che le sarebbe spettata in sostituzione di Andrea Purgatori, assegnandola, invece, a Tony Biocca, traduttore e adattatore per cinema e televisione.

Ma il problema non sono i nomi o le persone e il punto non è che Giovanna Koch sarebbe stata un membro del Consiglio di Sorveglianza capace di rappresentare gli interessi della categoria meglio o peggio di quanto saprà fare Tony Biocca. Il punto è che, ancora una volta, in Siae, il rispetto delle regole e, persino, di quell’essenza di democrazia che ancora vi aleggia è stato travolto e macellato in nome della volontà di un manipolo di soliti noti che ha opposto il proprio silenzioso ma insuperabile veto alla cooptazione di Giovanna Koch e spianato così la strada a Tony Biocca con la “complicità” della più parte dei membri del Consiglio di Sorveglianza che hanno preferito chinare il capo davanti alla decisione “suggerita” dall’alto piuttosto che battersi per il rispetto delle regole e della democrazia.

E, infatti, in questo caso si sbaglierebbe e non si sarebbe intellettualmente onesti se si puntasse l’indice solo contro le poltrone più alte di Viale della Letteratura che hanno certamente suggerito la scelta che, tuttavia, è stata “ratificata” e fatta propria, da una maggioranza schiacciante del Consiglio di Sorveglianza che, pur di rispettare tale indicazione, ha violato le regole statutarie e, soprattutto, tradito la volontà della base associativa.

E’ mancato – più che in passato – e va detto senza reticenze a costo di divenire impopolari – uno scatto d’orgoglio di autori ed editori che avrebbe, probabilmente, imposto di anteporre la legalità e la democrazia alla preoccupazione di non offendere il volere di chi siede nella stanza dei bottoni di Siae.

Ecco come la Writers Guild Italia, spiega il veto opposto, dall’alto, alla cooptazione della Kock: “Lo sbarramento è avvenuto per motivi di pregiudizio politico. La Writers Guild Italia ha lanciato l’anno scorso una petizione per la trasparenza sulla copia privata che il precedente Comitato di Gestione non ha gradito. Il garante della Writers Guild Italia è l’avvocato Guido Scorza che ha avuto il terribile torto di pubblicare un articolo in cui si dava notizia di una cordata di associazioni a favore della nomina di Federico Monti Arduini a Presidente Siae. Inoltre, Giovanna è stata già attaccata da una buona parte del Consiglio di Sorveglianza per un atto a loro dire improprio per un commissario Siae, ossia la partecipazione in difesa dei diritti degli autori a un convegno in Parlamento, organizzato dal Movimento 5 Stelle, lo scorso luglio”.

Possibile che tanto poco sia bastato a negare alla persona alla quale statutariamente sarebbe spettata, la poltrona rimasta libera nel Consiglio di Sorveglianza della Società? Possibile che nessuno – o pochi – nel Consiglio di Sorveglianza abbia avvertito l’insostenibilità democratica di una società che – in presenza di un’eguale regola statutaria – coopta il primo dei non eletti nel Consiglio di gestione e nega il posto alla prima dei non eletti nel Consiglio di Sorveglianza? Come è stato possibile che il Consiglio di Sorveglianza, l’organo della Società che più di ogni altro dovrebbe rappresentare democraticamente la volontà delle decine di migliaia di autori iscritti alla Siae, li abbia traditi e ne abbia tradito le indicazioni di voto premettendo il secondo alla prima a costo di violare lo Statuto?

E’ un fatto che sarebbe di inaudita gravità in qualsiasi società o ente a base associativa accadesse ma che diviene democraticamente insostenibile in un ente come la Siae alla quale decine di migliaia di autori italiani sono, sostanzialmente, “costretti” ad iscriversi per legge per mancanza di una alternativa ed alla quale la legge attribuisce una pluralità di funzioni di straordinaria rilevanza per la tutela e promozione della cultura.

E’ indispensabile ed urgente che davanti ad un fatto di questo genere il Ministero dei beni e delle attività culturali e la Presidenza del Consiglio dei ministri – cui la legge affida la vigilanza sulla Siae – intervengano senza esitazioni, esigendo il ripristino della democrazia e della legalità senza attendere che lo faccia la magistratura dimostrando, a quel punto, non solo che in Siae si sono violate le regole statutarie ma anche e soprattutto che chi avrebbe dovuto vigilare che ciò non accedesse non lo ha fatto o, peggio ancora, ha preferito girarsi dall’altro lato.

Nota di trasparenza: I fatti raccontati del post sono, sfortunatamente, obiettivi, documentati e circostanziati ed è dunque solo per assoluta trasparenza che segnalo che sono “Garante degli scrittori” della Writers Guild Italia.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Dimissioni Lupi, Panebianco: intercettare è più grave che rubare

next
Articolo Successivo

De Benedetti sceglie Udine per RepIdee e ‘processa’ Trieste: “Ha perso occasioni”

next