Sperimentazione versus alienazione, ricerca contro stagnazione: queste le coordinate principali dell’ultimo libro di Antonello Cresti, pubblicato da Crac Edizioni appena cinque mesi or sono: “Solchi Sperimentali – una guida alle musiche altre”. Un viaggio dunque alla scoperta di “musiche altre”, ma rispetto a cosa? Altre, come spiega l’autore nell’introduzione al volume, rispetto agli stretti recinti di stili e generi, categorie dalle quali Cresti annuncia di volersi tenere a debita distanza: “Questa vocazione all’altrove assoluto anima le azioni artistiche di molti musicisti da quando esiste la cosiddetta ‘musica giovane’. (…) una riscoperta e valorizzazione di queste pietre miliari della ricerca musicale è oggi quantomai doverosa (…) per apprezzare con un’attenzione diversa i brani della storia del rock che già amiamo”. E così, improvvisamente, eccoci calati negli anni che diedero al rock e alla popular music il più alto contributo in termini di coraggio, sperimentazione e superamento di forme e generi consolidati: “La propensione alla sperimentazione (…) esplosa tra gli anni Sessanta e Settanta (…) ha costituito una fetta di mercato davvero impensabile soprattutto negli anni tra il 1972 e il 1977”. E poi? Cosa segue al periodo aureo della sperimentazione tout court? Sempre secondo l’autore di Solchi Sperimentali: “(…) qualcosa nel meccanismo si è inceppato, certamente non da un punto di vista quantitativo, ma qualitativo (…) Non è che si sia smesso di produrre lavori eccellenti (…) ma tali opere di ingegno hanno finito per essere, in moltissimi casi, derivative”.

Decine e decine, dopo “venti anni di ascolti matti e disperatissimi”, sono gli autori e gli album che si possono incontrare nel volume di Cresti: dai tedeschi Agitation Free agli italiani Aktuala, dall’americano Terry Riley ai nuovamente nostrani Terra Di Benedetto e Mino Di Martino, insieme a tantissimi altri pionieri di un periodo fin troppo carico di stimoli e conquiste sonore. Edizione, quella di casa Crac, così curata che viene spontaneo porre attenzione a non sciupare il volume nel corso della lettura: una lettura fresca, agevole, mai troppo impegnata o impegnativa. Tra gli espedienti di spicco ecco campeggiare poi i piccoli QR Code, accoppiati a ogni disco o brano recensiti per ascolti che siano tanto immediati quanto appositamente selezionati dall’autore. Autore che quando si tratta invece di selezionare l’album più rappresentativo del Battiato sperimentale fa ricadere la sua scelta su “Sulle corde di Aries” (1973), motivandola così: “Per quanto il musicista siciliano abbia negli anni mostrato un certo distacco verso la sua prima produzione artistica, è tra quegli album che si celano alcuni capolavori assoluti: ‘Sulle corde di Aries’ ne rappresenta la vetta assoluta e contiene alcuni tra i momenti più alti di tutta la carriera del ‘Maestro’”. Ma se gli argomenti sono Battiato, la sperimentazione e gli anni Settanta, non può che spuntare il nome di uno dei più cari compagni di viaggio del musicista siciliano, quel Juri Camisasca che, dopo essere stato autore di alcuni tra i brani più significativi di quel periodo, sceglierà prima la via monacale e poi quella dell’eremitaggio. Un libro intenso, sincero, appassionato, un volume per tutti coloro i quali non si accontentano e amano spingersi anche solo un tantino oltre: una guida, oltre che un compagno di viaggio, alla scoperta dell’altrove musicale.