Il compenso totale di Sergio Marchionne per l’anno 2014 ha avuto eco sui giornali di tutto il mondo ed è destinato ad essere registrato nei Guiness del guadagno.

Fca ha infatti comunicato nei giorni scorsi alla Sec, l’Autorità della Borsa americana, i compensi al manager per l’anno 2014. Un totale di 66 milioni di euro, se sarà approvata dall’assemblea dei soci l’assegnazione di 1.620.000 azioni. Un pagamento che rafforzerà la proprietà del manager già oggi superiore all’1% di Fca e stimabile in 240 milioni di euro.

Sono compensi stellari, da superstar, ci troviamo in un torneo dove vige la regola the winner takes all (il vincitore prende tutto). Il compenso di Marchionne si avvicina ai 69 milioni di euro incassati nello stesso anno dall’attore Robert Downey Jr. per Iron Man 3 o ai 74 milioni percepiti da Cristiano Ronaldo, tra salario, premi partita e sponsor. All’interno di questa “normalità, il compenso del manager italo-canadese solleva comunque 3 riflessioni: sul piano economico, su quello della Governance e infine, non trascurabile, su quello morale.

Sul piano economico sarebbe interessante capire quali criteri tecnici abbiano utilizzato i consiglieri di amministrazione indipendenti per attribuire questo ammontare. Il Wall Street Journal ricorda che l’anno scorso l’utile netto Fiat-Chrysler è sceso del 68% per effetto dei costi straordinari per l’acquisizione di Chrysler, mentre la crescita della capitalizzazione del Gruppo Fca è stato del 61%. Appare curioso che il Cda motivi il superbonus richiamando il contributo portato dal manager agli interessi dei lavoratori. Non credo che Maurizio Landini avallerebbe la loro tesi. Ma forse sbaglio.

Dal punto di vista della Governance un simile modo di procedere non sembra una buona pratica. Gli atti di discrezionalità appartengono alle imprese famigliari non alle moderne corporation. Un manager può guadagnare anche di più ma le regole dovrebbero essere fissate in anticipo. Appartiene al buon senso comune che un atleta si batte contro un obiettivo, non lo si valuta a posteriori in funzione del risultato. Infine, il piano morale che non è una categoria staccata dall’economia da trattare separatamente. In un momento in cui il mondo sperimenta un tasso di drammatica disuguaglianza non avevamo bisogno della storia di un manager che guadagna quanto guadagna un lavoratore medio in 2000 anni (forse).

La maggior parte dei milanesi pensa a Melchiorre Gioia come a un vialone non particolarmente bello nella zona nord-est della città. In realtà, Gioia fu un grande pensatore e scrisse Del Merito e delle Ricompense. Per lui il merito (e quindi la ricompensa) era da verificare alla luce di 4 criteri: la Difficoltà vinta, l’Utilità prodotta, il Fine disinteressato, la Convenienza sociale. Se applicassimo questi criteri ottocenteschi quante ricompense potremmo attribuire ai nostri manager?