In questi ultimi tempi l’unico effettivo dato di speranza, a fronte di una politica svilita a mercimonio e ascensore per carriere individuali, è rappresentato dal primo avvio di un movimento in controtendenza: se nei “Trenta Ingloriosi” (come Thomas Piketty definisce la contro-rivoluzione conservatrice) partiti e relativo personale erano migrati in massa a occupare posti al caldo nei Palazzi delle istituzioni, svendendo l’anima per concretissimi vantaggi personali quali caporalato dell’establishment, oggi assistiamo all’avvio di possibili cammini inversi. La ri-appropriazione del discorso pubblico da parte della società, mediante soggetti fortemente critici – meglio, antagonisti – delle logiche con cui l’establishment di un capitalismo finanziarizzato ha rotto il patto della civile convivenza; spaccando in due la cittadinanza: l’1% contro il 99%. Seppure e sempre a pelle di leopardo.

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Prima c’è stato il 2011 degli Indignados e di Occupy Wall Street, poi i fenomeni ai lati estremi del Mediterraneo delle organizzazioni che contestano la svolta neoliberista dell’Unione europea. Certo la greca Syriza, ben radicata nel sociale seppure con il linguaggio vintage da sinistrismo gruppuscolare, poi i professori spagnoli di Podemos. Avrebbe potuto essere qualcosa di simile anche Cinquestelle, se non si fosse rapidamente tramutato in una setta; come rivela la struttura piramidale con al vertice una coppia di guru imperscrutabili, ma anche il linguaggio fanatizzato dei militanti che intervengono nei blog.

Nel quadro che torna a muoversi, il dato preoccupante è rappresentato dalla difficoltà con cui stentano a partire dinamiche realmente liberatorie in Italia; Paese che pure dalla fine degli anni Novanta era stato incubatore di movimenti anti-Casta per l’Altra-Politica (Girotondini, Popolo Viola, Se non ora quando…). Come se fosse andata completamente perduta un’energia positiva, tanto da lasciare il campo alla sola presenza di morti che camminano. Zombie che si nutrono di quell’energia vitale.

Difatti appena Maurizio Landini prospetta un’azione che parte dal sociale scatta subito la reazione zombica: “fa politica”. Come se il ruolo del sindacato non fosse politico. Visto che “politica” è partecipazione attiva alle discussioni pubbliche; specie se rappresentanti di una parte considerevole (il lavoro organizzato e gli ex lavoratori). Vallo a spiegare alla Nosferatu Daniela Santanchè!

Ma l’aspetto di ulteriore sconforto nasce dal fatto che i morti ghermiscono i vivi proprio nel campo in cui si pretenderebbe di costruire politica “Altra”, anti-Casta.

Ha un bel dire il saggio Stefano Rodotà, nella pregevole intervista su MicroMega di Giacomo Russo Spena, che per costruire il nuovo bisogna liberarsi delle “zavorre”, rappresentate dai mille naufragi di biografie che non intendono farsi da parte. Infatti la libidine presenzialista ha segato sul nascere ogni tentativo di radicale costruzione di un nuovo vergine e sorgivo; che “sapesse di bucato” senza il tanfo di passati ingloriosi. Così è stato per la lista Ingroia, così per quella Tsipras all’italiana.

Una dissipazione che nasce dal mix micidiale di incomprensione e vanità. La non percezione dei tratti irrinunciabili della lotta contro il blocco dominante; l’ansia di protagonismo, che oscilla tra l’apprendista stregone e il dilettantismo allo sbaraglio.

Insomma, secondo classica formulazione “il morto ghermisce il vivo”. Lo si è visto nelle primarie liguri e campane. Lo si vede oggi a Genova, dove le insegne del rinnovamento contro la burlandiana/renziana Paita vengono consegnate a un presunto “usato sicuro” – il pur rispettabile ex sindaco Pci di Spezia ed ex segretario di federazione comunista Giorgio Pagano – sponsorizzato anche dal conterraneo Andrea Ranieri, già sindacalista di lungo corso, poi senatore Ds e infine assessore nella non indimenticabile giunta di Marta Vincenti. Tornato a far danni prima da sponsor di Cofferati, ora di quel Pagano che da sindaco aveva la Raffaella Paita come collaboratrice. Questo il nuovo che avanza.

C’erano alternative? Sì, ma vennero subito segate dai guardiani del nuovo notabilizzato: il capo guerriero degli ambientalisti locali Andrea Agostini, difensore in prima persona di un territorio devastato anche nel silenzio dei notabili, che proponeva un’aggregazione non di cascami politici perfino collusi, bensì una lotta di liberazione dall’affarismo burlandiano che chiamasse a raccolta i ragazzi di Libera, i “neo-liguri” dell’immigrazione, i movimenti per la casa e l’acqua pubblica, i “no Grandi Opere”, la generazione degli under 30. Il 50% previsto di non-voto.