partigianiQuante volte ci sarà capitato di vedere una svastica disegnata su un muro, o di imbatterci in una di quelle bancarelle che, come se nulla fosse, espongono materiale e simboli del nazifascismo. Forse abbiamo ritenuto che non valesse neppure la pena di contestare e contrastare la squallida esibizione perché “tanto ormai le cose vanno così, e poi meglio non enfatizzare…”

Per fortuna non tutti la pensano così, perché esistono ancora donne e uomini per i quali quelle insegne e quei simboli rappresentano ferite incise sulla loro pelle o su quella dei loro cari.

Deve averlo pensato anche un pensionato novantenne di Foligno, Enrico Angelini, che appresa la notizia che, tra Trevi e Foligno, era stata imbrattata e divelta una targa che ricordava un rastrallemento nazifascista, ha preso gli attrezzi necessari e un barattolo di vernice e ha provveduto a cancellare le scritte e le svastiche.

Lo ha fatto perché il partigiano Enrico Angelini ricordava quei giorni, aveva conosciuto le persone sequestrate e mai più tornate e aveva combattuto in quelle zone con la V Brigata Garibaldi contribuendo a fondare la Repubblica democratica ed antifascista.

Per Enrico Angelini quella targa e quelle svastiche non erano cose morte, ma pezzi di vita e di memoria da conservare affinché a nessuno possa più capitare quello che era toccato ai suoi compagni di allora.

Ci auguriamo che le istituzioni, a cominciare dal presidente Mattarella, vogliano concedere a questo cittadino esemplare le massime onorificenze della Repubblica perché, ieri come oggi, Enrico Angelini ha davvero contribuito ad onorare la sua Patria.