Ci sono cromie che non esigono spiegazioni. Riempiono lo sguardo come la passione violacea di un fiore alla Georgia O’Keeffe, seducono con la stessa intensità degli accessori preferiti da Baudelaire: guanti rosa pallido, con cravatta bordeaux come sangue di bue. In questo caso anche Alberta Ferretti ha fatto centro nel bersaglio cromatico di quello che, ad un solo sguardo, si rivela come il miglior connubio di texture & nuance. Passeggiando per qualche museo o castello titolato, la tentazione è spesso all’ordine del giorno: per quel telo, arazzo o tappeto che tanto volentieri ci si metterebbe indosso. Niente di meglio della trama d’autore che N°21 elabora nell’esotismo di un Eden tutto personale. Vegetazione sagomata, dove a stagliarsi sono le piume di pavoni ricamati con un po’ di vanità.

Bianco e nero a intermittenza, ma soprattutto in trasparenza. Un sorriso, ripensando a quando le televisioni s’interrompevano sul più bello… e da lì, fine delle trasmissioni: con quell’irrequieto puntinismo black&white di Genny che sembrerebbe qui tornare in compagnia di tratti del codice Morse. Ma in questo caso, l’onda emessa riceve anche frequenze preziose: fra decori metal e giochi di strass. Bonnie da appuntamento a Clyde, in qualche non ben precisata brasserie parigina. Il baschetto c’è, in compagnia del bon chic bon genre di una gonna a pieghe. Certo lei un po’ malandrina lo è per natura, quindi bando al

le buone maniere: vestita Gucci si aggira con top di pizzi che non lasciano proprio nulla all’immaginazione, giocando con lacci e pon-pon, ondeggianti a ogni suo passo.

La femminilità sta anche nel dettaglio: in questo caso uno scollo geometrico e profondo, lasciando il resto della scena a un tessuto che potrebbe fare invidia a molte teste coronate, pronte a vestirsi Luisa Beccaria. Forse persino Mariano Fortuny, re dei tessuti nella sua Venezia nel 1919, si sarebbe lasciato incantare dal piglio di questa veste che di aderenze e micro-proporzioni più contemporanee non vuole proprio sentir parlare.

Gli amanti dell’arte amano entrare in certe chiese con gli occhi puntati verso volte e soffitti, dove pigmenti blu lapislazzulo lasciano spazio a stelle e astri dipinti di pura maestria. Gli appassionati del mondo fashion, invece, guardano dritti sulla passerella di Fausto Puglisi: dove distese di denim sagomato in versione rock ‘n roll diventano sfondo per croci e astri barocchi, ricamati con metallica precisione.

Mettere nello shaker: una base di Matrix, un po’ di sana fattucchiera d’altri tempi sfumata da tocchi di sapiente malia, terminando con un insaporitore di investigatrice British. E così Philipp Plein manda a spasso trionfi di pelle e vinile pronti per la pioggia ma anche per sedurre, a giudicare da orli decisamente… a scomparsa. Con immancabile cappello: intrigante e d’immancabile vibrazione hipster.

Viva l’arte, ma anche la semplicità: dal Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro), gruppo di artisti formatosi a Monaco di Baviera nel 1911, il passo è breve per rimuginare su periodi blu à la Picasso, per poi lasciarsi ipnotizzare da sfumature curvilinee ispirazione anni Sessanta. Da qui, ci si rimette in carreggiata con il prossimo inverno sulla strada di un look Chicca Lualdi, fra tessuto di cromie ondeggianti proprio come in mezzo al mare.