A nemmeno un anno dalla finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina e dalla morte di Ciro Esposito, la scena si ripete: Roma in mano a chiunque e a nessuno. Da oltre due mesi, dice una nota del Viminale, le forze dell’ordine dei due paesi si sono scambiate decine di informative. C’era quindi tutto il tempo per organizzare il contenimento non tanto delle frange pericolose (che hanno raggiunto autonomamente lo stadio) ma dei tifosi olandesi in generale. Ma qualcosa è andato storto, e a farne le spese è stata l’immagine della città e del paese.
“Alla luce dei fatti di ieri, e proprio conoscendo i comportamenti abituali di questi tifosi – spiega Daniele Tissone del Sip Cigl -, bisognava riflettere su nuove modalità di controllo, più dinamico e più ampio sull’intero territorio cittadino. Pur sapendo che si tratta di un fenomeno difficile da monitorare”. E invece si è arrivati al balletto delle responsabilità. Con il sindaco Marino che lamenta l’assenza di Alfano (a Washington per il vertice sul terrorismo) e l’incompetenza del prefetto Pecoraro (a marzo andrà in pensione ma gli scontri col sindaco dalle unioni civili a Mafia Capitale sono all’ordine del giorno) e del questore D’Angelo. Dalla Prefettura rispondono che indicazioni su come agire sarebbero state concertate con la polizia olandese, presente a Roma da alcuni giorni, che  aveva suggerito di non caricare per non accendere gli animi. E il Questore replica che, in quanto cittadini olandesi, bisognava salvaguardare la loro libertà di movimento.
Ma chi sono questi tifosi olandesi che hanno tenuto in scacco la città nonostante un ingente dispiegamento di forze dell’ordine, oltre 1600, “più che adeguato numericamente a fronteggiare e contenere il migliaio scarso di tifosi che ha bivaccato in centro città” come spiega Tissone. Molto si è scritto sull’estrazione borghese e di estrema destra degli Scf (Sport Club Feyenoord) e delle Het Legionen. Così come sono stati ricordati i precedenti: dal morto nel match contro gli arcirivali dell’Ajax nel 1997 fino alle scorribande in Germania, dalla squalifica del club da parte della Uefa nel 2005 dopo gli scontri a Nancy fino ai disordini di ottobre contro i tifosi del Besiktas, di estrema sinistra. Ma prima della condanna, è necessario sottolineare un paio di cose.
Innanzitutto i tifosi più hardcore del Feyenoord, quelli che potevano essere considerati più pericolosi, come si poteva notare tranquillamente ieri scorrendo i loro social network hanno raggiunto immediatamente lo stadio per fare entrare anche quelli senza biglietto, con un minicorteo monitorato dall’alto e dal basso. Nessun problema quindi. Non erano loro in Piazza di Spagna a giocare a calcio con le lattine e le bottiglie di birra usando i monumenti come porta. La seconda è che tra le due tifoserie di Roma e Feyenoord era stato fatto un gemellaggio, o comunque un patto di non aggressione, quindi si sapeva che non ci sarebbero stati incidenti. Eppure ai tifosi è stato permesso per ore di scorrazzare ubriachi (ma non c’era il divieto di somministrazione degli alcolici?) per ore per il centro città, lasciando che si accanissero tranquillamente contro la Barcaccia finita di restaurare lo scorso settembre.
Fino a che intorno alle quattro è partita la prima carica che ha surriscaldato gli animi, seguita poi da una seconda carica sulla terrazza del Pincio, quando li si stava indirizzando verso le navette dell’Atac che da Villa Borghese li avrebbero portati allo stadio Olimpico, dove poi non si è verificato nessun incidente. Finita la partita i tifosi olandesi sono stati scortati a Termini da dove poi hanno preso il treno per Fiumicino. Il bilancio finale parla essere di 28 arresti (23 per gli scontri della sera prima a Campo de’ Fiori, 19 condannati per direttissima), 5 tifosi e 13 agenti contusi. Il problema quindi è che si sapeva benissimo in quanti sarebbero arrivati e che il numero di agenti impiegati era “più che sufficiente”.
Come si doveva sapere fin dall’inizio, e questo è il punto, che i tifosi del Feyenoord come i loro omologhi del Nord e dell’Est Europa si ritrovano in gruppo a bere per tutta la giornata prima della partita. Poi, se hanno particolare astio verso la tifoseria di casa o la polizia li aggredisce, diventano violenti, altrimenti fanno danni ‘relativamente tenui’ come insozzare il territorio e distruggere un paio di cose. Per questo servono quelle “nuove strategie” invocate da Tissone. Invece, se le sempre meno numerose “famiglie allo stadio” e i tifosi normali sono sottoposti a ogni tipo di controllo e restrizioni, in nome del libero movimento di Schengen si permette a un migliaio di tifosi olandesi di bivaccare per ore in Piazza di Spagna. E non li si porta altrove. Data la stretta interazione con le autorità olandesi, sbandierata da più parti, non sarebbe poi stato così difficile organizzare per loro un luogo di ritrovo alternativo, dove al massimo sarebbe stato scheggiato un cassonetto della spazzatura. E non la Barcaccia del Bernini.