“Una nazione con più pensionati che lavoratori è una nazione destinata a fallire”. A fare i conti sul sistema previdenziale del Paese è Luigi Pagliuca, presidente della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e periti commerciali, in un convegno sul futuro delle libere professioni. “La politica ha oggi la responsabilità di garantire la sopravvivenza della nazione”, ha poi aggiunto facendo riferimento alla necessità di riequilibrare il meccanismo del sistema pensionistico a favore delle generazioni più giovani. Tanto più che “il problema di sostenibilità che si pone ora per le casse private diventerà presto una questione nazionale”. Pagliuca ha quindi ricordato come esistano pensionati che hanno in passato versato centomila euro di contributi e stanno ricevendo in cambio una pensione dodici volte superiore. “Domani, invece, ci saranno lavoratori che, dopo aver sborsato ingenti contributi per oltre 40 anni, non avranno più di 700 euro al mese – ha aggiunto – Così non va. In questo scenario, la magistratura non può restare ancorata alla questione dei diritti acquisiti perché bisogna tutelare tutti i cittadini”.

Il riferimento è ai tentativi fatti già dal legislatore per riequilibrare il sistema pensionistico a favore delle nuove generazioni con il contributo di solidarietà e il calcolo pro-rata della pensione su base retributiva e contributiva. Entrambe le opzioni, introdotte dalla politica, sono state finora vanificate da sentenze contrarie della Cassazione che si è espressa a difesa dei diritti maturati nel passato e quindi immutabili. Tuttavia la questione è ancora aperta: a causa di sentenze contrastanti su casi diversi, il pallino è passato nelle mani del primo presidente di Cassazione, Giorgio Santacroce, che deve decidere se rinviare la questione alle Sezioni Unite per un’interpretazione univoca sul tema. I magistrati, in ogni caso, secondo il sottosegretario al ministero della Giustizia, Cosimo Maria Ferri, non possono sottovalutare il fatto che “il sistema non solo non regge più dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista dell’equità”. Principio “che vale almeno quanto i diritti acquisiti”. Tuttavia è alla politica che spetta il compito di cambiare le cose con nuove idee. Per Ferri, ad esempio, le ventidue casse private potrebbero essere riunite sotto un unico capello. Idea di cui si discuterà dopo la pronuncia delle Sezioni Unite, quando “occorrerà aprire con urgenza un tavolo” sulla questione previdenziale.

Il dibattito si attende acceso. Non è un mistero infatti che la riforma pensionistica sia un tema assai spinoso per la politica. Prova ne è il tentativo, fallito, di Giorgia Meloni di dare un taglio agli assegni sopra i 5mila euro. “L’argomento è complesso – precisa Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e oggi presidente della Commissione Lavoro della Camera – Secondo me, purtroppo, buona parte della politica ignora questi problemi. Non c’è sufficiente competenza”. Ma ci sono dei tentativi di entrare nella materia. Per Damiano, ad esempio, è necessario distinguere fra diverse categorie di lavoratori e introdurre più “flessibilità” nell’età pensionabile per evitare che la vecchia generazione faccia da tappo a quella nuova. Non bisogna, inoltre, eccedere negli eccessi dichiarando che chi “è andato in pensione con il retributivo ha compiuto un furto”. Nella visione dell’ex ministro, il vero problema non è tanto il sistema utilizzato nel calcolo dell’assegno pensionistico, quanto i “privilegi” che si possono iniziare a combattere introducendo un tetto massimo al cumulo di pensioni a 5mila euro netti, pari a circa 9mila euro lordi. “Oltre questa soglia è necessario introdurre una forte tassazione i cui introiti vadano a vantaggio delle pensioni più basse”, ha aggiunto Damiano.

In attesa del tavolo della politica, i lavoratori delle casse private restano perplessi di fronte alle scelte del governo. “Sotto la spinta della necessità di far quadrare i conti, si pensa bene di mettere le mani laddove si ritiene ci siano risorse senza discernimento – ammette Damiano – Forse l’ho fatto anche io in passato. Anche perché nelle casse c’è un bel serbatoio di risorse”. Matteo Renzi questo lo sa bene dal momento che la legge di Stabilità del suo governo ha aumentato le aliquote di tassazione per le rendite degli investimenti delle Casse e dei fondi, rincaro che viene sterilizzato solo se gli enti investono una somma pari al risparmio fiscale in progetti infrastrutturali. L’obiettivo? Far ripartire l’economia con i soldi dei lavoratori senza però prima fare i conti da ragioniere sulla sostenibilità del sistema previdenziale.