Si intitola “Squirting project” il nuovo lavoro della Massoneria creativa, collettivo informale di creativi, grafici, fotografi e giornalisti, che cerca di scardinare il senso comune a colpi di immagini provocatorie. Al centro dell’ultima produzione del gruppo, formato da oltre ottocento persone tra l’Italia e l’estero, l’eiaculazione femminile, raccontata con una cinquantina di tavole sulla piattaforma Behance. Scorrendo le immagini ad alto tasso di ironia si vedono: una fetta di limone, con una goccia che scende, al centro di un torso femminile; un palombaro, fornito di tubo di gomma, ai piedi di una donna distesa sul letto; una cascata che sgorga tra le gambe di Madre natura; la testa di un uomo dall’espressione sorpresa che sbuca dietro un ombrello giallo; le “istruzioni per l’uso” di “come provocare uno squirting” con il bottone “punto G” da premere; un graffito su un muro che recita “lo squirting non è un crimine”.

Tra simbolismi e stilizzazioni più o meno esplicite, i creativi e le creative si sono divertite a indagare un tema che suscita scandalo e che ruota attorno a una domanda ancora dibattuta a livello scientifico: l’eiaculazione femminile esiste?
Lux Alpatrum, educatrice e consulente sessuale, ha scritto di recente sul Guardian che si tratta di una domanda sbagliata. Basta fidarsi della pratica e dell’esperienza femminile per capire che anche le donne eiaculano. Alpatrum ricorda esattamente la sua prima volta, a 19 anni, quando, durante un orgasmo, ha sentito qualcosa aprirsi e del liquido zampillare, finendo sul pavimento. Alcuni studi sembrano darle ragione. Hanno riconosciuto l’esistenza di ben due tipi diversi di eiaculazione: una con poco e denso fluido, che arriva dalle ghiandole di Skene (conosciute anche come prostata femminile) e una più chiara, intensa e abbondante che si manifesta come uno “squirting”, cioè uno spruzzo. Altri studi suggeriscono che quest’ultima sarebbe composta, in larga percentuale, da urina.

Questa seconda interpretazione rende lo squirting un tabù, al punto da essere stato messo al bando, lo scorso dicembre, dall’industria pornografica Britannica, in seguito a un nuovo regolamento governativo introdotto per il web, per ridurre la possibilità che “i minorenni entrino in possesso di materiale considerato dannoso”. Una decisione che ha suscitato le proteste di numerose porno-attiviste e registe erotiche, dalla svedese Erika Lust, autrice di diversi film e libri, all’americana Annie Sprinkle, performer, attrice e femminista pro-sex, che l’hanno definita “sessista”.

Da parte loro i creativi di “Squirting project” si sono limitati a rappresentare, in diverse forme, il fenomeno, “prendendosi a cuore la causa” e cercando di “sensibilizzare l’opinione pubblica italiana”. “Inizialmente c’è stata una certa reticenza nell’affrontare la questione, soprattutto dalla parte femminile del gruppo. Il mio obiettivo, nel lanciare il tema, era di mostrare che donne e uomini hanno uguali potenzialità – spiega Giuseppe Truscelli, tra i fondatori e coordinatori della Massoneria creativa. – L’esperimento si è rivelato utile per spezzare le inibizioni e le timidezze. È stato un progetto divertente, soprattutto perché molti non avevano idea di che cosa fosse lo squirting. Posso quindi dire che è stato anche educativo”.