Entrambi volatili, partiti da Venezia con il Leone d’Oro a Roy Andersson per il suo ‘Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza’ a spese di ‘Birdman’ di Alejandro Iñárritu. Che ora candidandosi a 9 Oscar reclama affamato come il suo protagonista. E come il suo pubblico, che dal 5 febbraio se ne sta innamorando. Proprio mentre il 19, a pochi giorni dalla Notte delle Stelle arriva in Italia il nuovo lavoro dello svedese che ha diviso la critica della Mostra. Due mondi agli antipodi, due modi sublimi di fare grande cinema con la scusa di un pennuto. Parlando di rinascita, follia, potere, perdita, sopravvivenza, e splendore.

riggan thomson

In Birdman il plot è di quelli semplici e geniali insieme. Una ex-star di Hollywood a vent’anni dai tre cinecomic sull’omonimo supereroe è ridotta a divorziato triste e squattrinato che per riemergere a gloria mette in scena a Broadway una pièce di Raymond Carver. Disavventure plananti tra ironia della sorte e tragedie dietro l’angolo lo stringeranno in una storia jazz, sincopata, come la batteria che ne scandisce il tempo. Si chiama Riggan Thomson il nuovo volto riccioluto di un Michael Keaton mai così prezioso e ispirato. A parte Oscar in ballo e Golden Globe già incassati, Alejandro Iñárritu inscena una sontuosa antologia sul decadimento di una star con intorno uno show-biz a tenaglia. E tanti di quei sottotesti da non credere.

Il regista ha recentemente affermato: “Mi interessava esplorare la lotta contro il proprio io interiore e l’idea che il successo, a prescindere da quanta ricchezza e celebrità porti con sé, è sempre fugace. Quando cerchi qualcosa, dai agli altri il potere di legittimarti, e quando lo ottieni ti accorgi che la gioia è provvisoria”. Poi, continuando “Riggan è profondamente umano. Lo vedo come una sorta di Don Chisciotte, con l’umorismo che nasce dalla discrepanza permanente tra le sue ambizioni grandiose e la realtà mediocre che lo circonda. Fondamentalmente, è la storia di tutti noi”. A circondare Keaton ci sono eccellenze attoriali come Zach Galifianakis, Emma Stone e Edward Norton, entrambi in lizza come migliori attori non protagonisti, e poi Naomi Watts e il cameo ritmico di Antonio Sánchez, batterista di Pat Methiny.

L’autore messicano con questo successo scrive la pagina più alta della sua carriera: script a incastri perfetti, dialoghi fiume, imponenti, dissacranti e devastanti. Metateatro e metacinema, irrisione del dilagante supereroismo da schermo dalla scelta del cast (Norton l’ex-Hulk fa un bipolare, Stone la ragazza smarrita con Spidey alle spalle e Keaton fu il primo Batman) fino a esplodere, con una grande Linsday Duncan, nella guerra critica/attori, tra qualità e spettacolacci per le masse. Gioca magistralmente con il mangime per il potere di YouTube, vizi e cliché. In un’ironia tortuosa e muscolare cita, quasi, anche lo stesso Javier Bardem suo penultimo protagonista, incollando su Keaton il suo profilo greco. Mentre lo spasso del satiro percorre orrore e follia per il fallimento con veri e finti piani sequenza in un turbine registico totale di oltre 2 ore per Birdman. O l’imprevedibile capolavoro di Iñárritu.

Non siamo di fronte ai 39 quadri di Roy Andersson. Tante sono le scene di Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. Titolo wertmülleriano che muta lo spettatore in una specie di visitatore di una mostra d’arte. Scene come quadri, inquadrature fisse e costruzioni registiche pensate come dipinti si susseguono in mini storie perlopiù slegate come un sogno raffinato. Diverse cucite su due goffi venditori, fil rouge tra un Re in battaglia, vinaie zoppe, ballerini e marinai, insieme al tubare del piccione. Di pittorico ci sono visioni sconcertanti alla Otto Dix e interni in prospettiva alla Georg Scholz, pittori che Andersson ha voluto evocare nel film. Tanto ordine stilistico al servizio di una grande allegoria da risate non facili, pure avvelenate dalle viltà umane, il regista ha svelato sui due character: “Don Chisciotte e Sancho Panza, Uomini e Topi di Steinbeck e come non citare, dal cinema Stanlio e Ollio, anch’essi una fonte di ispirazione per Beckett. Gli uomini nel film sono una versione di Stanlio e Ollio. Uno di loro è un po’ tronfio e l’altro non è molto sveglio; è un po’ più triste e piange facilmente. Sono stato molto ispirato da queste coppie maschili della storia culturale”. Consigliato a cinefili e appassionati d’arte.