Altro che “ispezioni straordinarie“, “valorizzazione degli strumenti esistenti” e “rafforzamento del sistema dei controlli” sull’universo delle cooperative. A prometterli è stato, durante il question time alla Camera del 17 dicembre, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi: nel pieno della bufera su Mafia Capitale, l’inchiesta sul malaffare romano che ruota intorno alla coop 29 giugno di Salvatore Buzzi, la Guidi ha sostenuto che, di fronte alla “gravità dei fatti emersa dall’azione investigativa”, le istituzioni “devono essere in grado di fornire una risposta straordinaria”. Peccato che il 29 dicembre, quando ha emanato il decreto con gli stati di previsione della spesa degli altri ministeri, il Tesoro abbia in un colpo solo quasi azzerato le somme a disposizione di Via Veneto per formare e pagare revisori e ispettori (circa 1.500 contando anche quelli che lavorano per ministero del Lavoro e Agenzia delle Entrate) e versare il dovuto ai commissari liquidatori delle cooperative rimaste senza denaro in cassa.

Risultato: il 21 gennaio Franco Mario Sottile, direttore generale della Vigilanza sugli enti, il sistema cooperativo e le gestioni commissariali, ha preso carta e penna e scritto una circolare con cui comunica ai revisori la “sospensione di tutti gli incarichi non ancora avviati” in attesa di una valutazione “dell’impatto di tale ridotta copertura finanziaria sull’intera attività della Direzione”. Insomma, l’intera attività di vigilanza è congelata fino a nuovo ordine. Da notare che, stando al decreto legislativo del 2002 che disciplina la materia, la vigilanza sulle coop comprende, oltre alla revisione su contabilità e correttezza dei rapporti con i soci lavoratori, anche ispezioni mirate a garantire la trasparenza nella gestione, il corretto funzionamento amministrativo e l’effettivo perseguimento delle finalità “mutualistiche” degli enti, caratteristica a cui sono legate agevolazioni fiscali e previdenziali.

Un passo indietro. Fino al 2006 l’incombenza di vigilare sugli enti cooperativi non aderenti ad associazioni nazionali di rappresentanza come Legacoop, Confcooperative, Unicoop, Agci e Unci ricadeva sul ministero del Lavoro. Poi la competenza è stata trasferita al Mise, che per coprire i costi riceve dal Tesoro una parte delle somme versate dalle coop a titolo di “contributo biennale alle spese relative alla revisione periodica”. Gli enti con meno di 100 soci e un fatturato inferiore a 75mila euro pagano 280 euro ogni due anni, mentre per le cooperative più grandi (oltre 500 soci, capitale superiore a 40mila euro e fatturato di più di 2 milioni) il contributo arriva a 2.380 euro. Più una quota aggiuntiva pari al 3% dell’eventuale utile. In passato il Mise riceveva l’intero ammontare dei soldi così raccolti. Poi il trasferimento ha iniziato a essere “limato“, anche se non di molto: nel 2014, per esempio, via Veneto ha ottenuto circa 12 milioni sui 25 incassati dall’erario per il biennio 2013-2014.

Tutt’altra storia quest’anno: la manovra finanziaria ha disposto che per il 2015 la cifra disponibile scenda a un solo milione, che risulta già impegnato per il pagamento degli incarichi pendenti e dei compensi ai commissari liquidatori nominati dal ministero. “In questo modo il contributo diventa, di fatto, nulla di più che una tassa. A fronte della quale le coop non ricevono alcun servizio. Anzi, vengono danneggiate, perché più si prolungherà questa situazione più aumenterà il numero di quelle che si ritrovano prive dell’attestato di regolarità concesso dopo i controlli. Un documento senza il quale è impossibile partecipare a gare e bandi”, ricorda Mario Ventre, segretario generale del Sindacato nazionale autonomo degli ispettori di società cooperative (Snaisc). “Più in generale, dopo gli scandali di Mafia capitale si è auspicato da più parti che revisioni e ispezioni vengano svolte solo da soggetti indipendenti, per evitare che controllore e controllato coincidano come spesso avviene quando a vigilare sono i commercialisti di Legacoop o delle altre centrali. Ma nei fatti il governo sta facendo il contrario”.

Questo, peraltro, mentre i bilanci delle coop sociali sono messi già a dura propria dai mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione: secondo una rilevazione dell’Alleanza delle cooperative le coop sociali vantano nei confronti del settore pubblico 3,3 miliardi di crediti arretrati per il solo ultimo quadrimestre del 2014. La Uilpa e la Cisl funzione pubblica hanno chiesto ai vertici del ministero di intervenire, ma da via Veneto per ora arriva solo la conferma che “le scarse disponibilità non consentono più di operare come prima” e “l’impegno a cercare di recuperare fondi”.

 

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