La serata di venerdì del festival di Sanremo ha decretato il vincitore della categoria giovani e 4 eliminazioni tra i big.

Le pagelle di Domenico Naso

GIOVANI

Giovanni Caccamo 7 – “Bello, bravo, pronto e sorridente”, come la pianista di Marzullo, il cocco di Battiato prodotto da Caterina Caselli vince come previsto grazie a una bella canzone e a una prova convincente.

Kutso 8 – Meravigliosi cialtroni di talento. Già vederli in finale è stata una grande gioia, ma la vittoria era impensabile.

Enrico Nigiotti 6 – Presenza scenica da tronista, pezzo dignitoso. Ma il livello quest’anno è alto. Inevitabile sconfitta contro il predestinato Caccamo in semifinale.

Amara 6,5 – Ne sentiremo parlare ancora. Ma anche basta con lo stile etnozecca.

BIG

Annalisa 7 – Talentuosa con una canzone che non le rende giustizia. AAA autori decenti cercansi.

Nesli 6 – Genuino, arrivato a Sanremo in punta di piedi, si toglie la bella soddisfazione di arrivare in finale. Il pezzo funziona.

Irene Grandi 7 – Riflessiva, in forma, la vorremmo vedere nella parte alta della classifica finale.

Nek 6 – Tamarro di successo. Il pezzo migliora e guadagna efficacia ascolto dopo ascolto. Si gioca la vittoria.

Bianca Atzei 3 – Nessun miglioramento. Stasera l’incubo finirà, per noi e per lei.

Biggio e Mandelli 2 – Giustamente eliminati. Niente da aggiungere.

Moreno 5

Lara Fabian 4 – Presenza ammorbante, voce deprimente, pezzo improponibile. La “star di livello internazionale” (Conti lo avrà ripetuto mille volte) torna a casa. Non ci mancherà.

Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi 7 – Non è stata la loro migliore esibizione a questo Sanremo, ma continuiamo a credere che il testo sia una delle cose migliori di questo Festival.

Lorenzo Fragola 7 – Ecco un altro pezzo che migliora ascolto dopo ascolto. Avrà tanto successo da domani in poi. Stasera potrebbe piazzarsi tra i primi cinque. E non sarebbe uno scandalo.

Anna Tatangelo 5 – Eliminata. Vittima di un pregiudizio negativo che la punisce anche oltre i suoi demeriti. Non è il nostro genere, per carità, ma quest’anno c’era decisamente di peggio.

Il Volo – Nei giorni scorsi siamo stati già abbastanza chiari sul tema. Oggi, invece, non ci sforziamo nemmeno di dar loro un voto. Obiezione di coscienza. Favoritissimi per la vittoria finale.

Gianluca Grignani 4 – Il pezzo è trascurabilissimo, lui anche. Residuale.

Malika Ayane 10 – Ancora un’esibizione perfetta. Interpretazione da brividi, presenza scena magnetica. Saremo ripetitivi, ma come lei nessun altro. Non vincerà, purtroppo.

Dear Jack 5 – Leggeri segnali di miglioramento rispetto alle prime serate ma restano un prodotto distante anni luce dalla musica che piace a noi. Avversari principali dei ragazzotti de Il Volo. E onestamente, tra i due mali sarebbero quello minore.

Marco Masini 7 – Non è il nostro genere, neanche lontanamente. Ma il pezzo c’è, funziona da morire e potrebbe clamorosamente finire tra i primi cinque. Ma il voto è soprattutto all’interprete, che se lo merita. Revenge.

Nina Zilli 6,5 – Nina Zilli fa Nina Zilli e la fa bene. Peccato per i vestiti da galera di Vivienne Westwood.

Alex Britti 4 – Sottotono. Canzone deludente. Presenza superflua.

Raf 6 – Uno torna a Sanremo dopo 24 anni e che succede? Bronchite clamorosa, visite continue in ospedale, rischio forfait, sofferenze atroci sul palco e fuori e alla fine eliminazione. Sfortunatissimo. Il pezzo non è indimenticabile ma c’era di peggio. Eroico.

Chiara 5,5 – Chiara annoia, nonostante la bella voce. Il pezzo non c’è.

Le pagelle di Michele Monina

Carlo Conti, voto 7 – Ormai procede come un treno. Non lo smuove niente, anche perché non c’è Er Viperatta in circolazione e gli si perdona anche la presenza di Cirilli in scaletta.

Arisa, Emma e l’altra, voto 6 – Le prime due sembra siano lì per caso, non sanno mai quello che stanno per leggere e lo leggono svogliate. L’altra è precisa e professionale, seppur con la stessa cadenza del Gatto con gli Stivali di Shrek. Sarebbe da capire perché le vestano di scuro, come fossero a un funerale, ma come vedremo ci sono ben altri misteri rimasti irrisolti.

GIOVANI

Kutso, voto 8. Unica canzone meritevole di vivere fuori dal perimetro dell’Ariston tra quelle arrivate in finale. Loro, del resto, imperversano in giro per l’Italia da anni, e presto torneranno a farla. Meritavano la vittoria, ma alla conduzione c’è Carlo Conti, non Carlo Massarini.

Amara, voto 6. Ha chiamato a fare i cori i ragazzi di Area Sanremo che non sono riusciti a passare il turno, alcuni ragazzi, ovviamente. Bella storia. La canzone al secondo ascolto perde i contorni, debole. La voce, invece, c’è. Continua a crederci.

Enrico Nigiotti, voto 6. Il voto, in realtà, se lo prende Federico Zampaglione, nume tutelare del brano. Per il resto, dall’interpretazione all’idea di clonare un artista ancora in vita e in attività, meriterebbe un NC. Cambiaverso.

Giovanni Caccamo, voto 6. Il vincitore annunciato del Sanremo Giovani vince il Sanremo Giovani, il che fa pensare che il Festival lo vinceranno i ragazzi de Il Volo. Caccamo apriva il tour di Battiato, il che attesta che leggere Gurdjieff a volte fa male. Invisibile.

BIG

Annalisa, voto 8. Lei è brava. Molto brava. Bravissima. La canzone le è inferiore. Non se la meritava. Nel senso che se ne meritava una bella come la sua voce. Che ne mettesse in risalto non solo le capacità tecniche, ma anche le sfumature timbriche. Però lei è brava. Molto brava. Bravissima.

Nesli, voto 8. Qualcuno mi ha ingiustamente accusato di parteggiare per gli amici. Nesli l’ho incontrato per un’ora, circa, durante il Festival. Il mio tifo per lui parte da due vie, la sua canzone, da una parte, fresca e diretta, e la sua storia. Soprattutto la sua storia. E la simpatia. Sono di parte? Sì, sono di parte. E faccio il tifo per lui.

Irene Grandi, voto 7. Diciamolo, le prime quattro canzoni hanno sbancato. Irene Grandi, un po’ come Nek, seppur con molta meno verve, è tornata alla grande da dove si era ficcata. Canzone potente, emotivamente parlando, bel giro melodico, buon testo. Lei lo canta bene, mostrandoci colori che di solito non mostrava, più presa a fare la signora in rock.

Nek, voto 9. A me la canzone, nella versione eseguita sul palco, continua a far venire in mente il suo repertorio anni 90, ma l’ho sentita in versione incisa e devo dire che è bella potente. Probabilmente quella che funzionerà meglio, insieme a quella di Fragola (per altri motivi). Roba tosta, per un altro ritorno dal passato.

Bianca Atzei, voto 2. Siamo sempre lì. Non è antipatia, anzi, ormai c’è quasi tenerazza, ma la sua presenza su questo palco grida vendetta, anche in virtù di questa canzone, che Kekko scrisse per Alessandra Amoroso e che la Amoroso, legittimamente, rifiutò. Ciao Bianca Ciao, toccherebbe dire in un mondo giusto, ma questo è il festival delle radio, e lei è ancora li.

Biggio e Mandelli, voto NC. La canzone viene presentata come un lungo ironico tormento. Sull’ironia ci sono dubbi, sul fatto che sia un lungo tormento no. Non fa ridere. Non fa sorridere. Non è piacevole da ascoltare. Direi che è abbastanza. Ciao.

Moreno, voto 4. Il rapper genovese, se così lo vogliamo chiamare, ce la mette tutta. Sfoggia sorrisi a profusione, gesticola, rappa. Ecco, il problema è tutto lì. La canzone non c’è, a parte dei suoni azzeccati, si immagina frutto della sapienza agli arrangiamenti di Marco Zangirolami o di Fish.

Lara Fabian, voto 2. Magari qualcuno potrebbe pensare che questo voto sia dettato dalla lunga diatriba che mi ha visto sotto attacco da parte dei fan della Ivana Spagna dei paesi francofoni. Fuochino. No, scherzo. È proprio che la canzone è brutta, ma brutta davvero, e che lei la canta in una maniera inconcepibile nel 2015, su questo pianeta, la Terra. Quando però fa il pollice su, tipo Fonzie, è imbattibile. Ciao, è stato bello.

Grazia Di Michele E Mauro Coruzzi, voto 6. La canzone c’è. Il testo ne è il punto debole, intriso di luoghi comuni, ma la canzone c’è. L’interpretazione di Mauro è intensissima. Piange e fa un po’ piangere anche noi, di commozione. La Di Michele pure ci fa piangere.

Lorenzo Fragola, voto 5. La canzone è ruffiana, e spaccherà in radio. Lui ha la vitalità di Andreotti durante l’intervista della Perego, e l’interpretazione ne risente un pelino. Poteva andare peggio. Ma anche meglio.

Anna Tatangelo, voto 3. Non ci siamo. Kekko a ‘sto giro ha tirato fuori gli scarti dal cassetto, e ne hanno pagato lo scotto le tre cantanti in gara. Chiaramente, se sei Anna Tatangelo non hai dalla tua né la voce né la capacità interpretativa necessaria per uscirne viva. La vogliamo ricordare come la muchacha sexy sempre di Kekkiana memoria. Insegna agli angeli a essere sexy.

Il Volo. Voto 10. Hanno vinto. Io vado a vivere a Londra.

Gianluca Grignani, voto 7. La canzone, mi rimangio quanto detto, è bella. Ora basta trovare un cantante che la interpreti ed è fatta.

Malika Ayane, voto 7. Il brano c’è. Anche se cita altri brani di Malika. Lei la interpreta come sa, molto bene. Anche se sembra che interpreti un altro brano del suo repertorio. Fossimo in Matrix ci sarebbe un gatto che passa due volte. Un bel gatto, ben interpetato. Però la canzone merita, e la voce di Malika pure.

Dear Jack, voto 2. Ci avevo scommesso su. Lo avevo scritto. O loro o Il Volo. Andate a cagare.

Marco Masini, voto 10. Questa è la canzone più bella in gara. Merito di Marco, e di Federica Camba e Daniele Coro, gli autori con lui. Marco la canta con la sua bella voce, tirando fuori colori positivi che non ci ricordavamo. Se c’è uno che merita il podio è lui. Bravo. Bentornato.

Nina Zilli, voto 2. La canzone continua a suonare troppo come quella roba lì. I put my spell on you, Nina Simone, gli standard. E il modo di cantare non aiuta. Se fai un brano così poco originale e lo canti esattamente come lo standard prevede, credo, manca il senso. La parola Blues, poi, lasciamola a chi lo fa.

Alex Britti, voto 6. Dopo aver sentito Elena Sofia Ricci, bellissima come sempre, cantare, Britti sembra Robert Plant. Però poi uno capisce che non può essere questo il metro di giudizio. Ormai però il 6 glielo abbiamo dati, se lo tiene.

Raf, voto 7. Il nostro ha la bronchite, il che spiega l’afonia. In realtà, a memoria, deve avere la bronchite da sempre, perché la voce dal vivo non è mai stato un punto di forza. I punti di forza sono le canzoni, come in questo caso, rarefatta e raffinata ma efficace, e l’interpretazione, sopra la media nonostante la non perfetta forma fisica. Un grande. L’eliminazione non la racconto qui, non ho la forza per farlo.

Chiara, voto 4. Siccome stavolta non l’hanno vestita a cazzo, Chiara decide di indossare un paio di scarpe che da sole, credo, prederebbero l’esclusione dalla gara. Perché parli delle scarpe e dei vestiti, dici? Perché le canzoni di Chiara, per loro natura, non danno argomenti sufficienti per scrivere tre righe di pagella. Eteree? No, fatue. Dicono il ritornello sia copiato da Forse di Pupo, ma confesso di non esserci mai arrivato da sveglio, non saprei.

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