Terza serata di Sanremo, le pagelle di Michele Monina

Carlo Conti, voto 8. Dopo aver passato due serate e mezzo al top della professionalità, mai una sbavatura, una frase letta male sul gobbo, un’emozione tradita, una sforatura nei tempi, ecco che sale sul palco Massimo Ferrero, Er Viperetta, e Conti si mostra umano, crollando nel delirio lisergico del presidente della Samp. C’è vita sul pianeta Conti. Bene. Lo show fila ia liscio, nonostante quanto ci mettono i cantanti per devastare le cover. Lui non fa una piega.

Emma e Arisa, con l’altra, lì, quella dei gamberoni. Voto 6. Nel senso, Emma e Rocio niente sorprese. Ma neanche particolari criticità. Vallette. Appunto. Arisa è stata così per parte della serata, poi si è dopata e ha svoltato. Bene. Speriamo Ferrero le passi il suo pusher. Uno dei suo pusher.

GIOVANI

Giovanni Caccamo, voto 5. Candidato alla vittoria finale. Non ho ben capito perché. Perché è candidato alla vittoria. E perché è lì. Fa rimpiangere un po’ il tempo in cui i giovani andavano di scena all’una di notte.

Serena Brancale, voto 4. Ripeto. Ha fatto più danni ‘sto jazzettino tutto uguale del metodo Ogino Knaus. Basta, per cortesia. Tornate a fare i giovani. E cantate come vi viene, non come pensate che noi vorremmo (che comunque non è così).

Amara, voto 6,5. Stasera tifavo per lei. Più per simpatia che per merito reale. Nel senso, la canzone è passabile. Lei l’interpreta un po’ come se fosse la Mannoia, o la Turci. Insomma. Già sentito. Ma con un bel timbro, che con canzoni più adeguate potrebbe dare di più. Speriamo.

Rakele, voto 4. Sei giovane, caruccia, ma perché provi a fare la sospirosa, alla Lorde? Perché non canti come ti viene, anche tu? Perché non la smetti di scimmiottare non si sa bene chi? Perché sei giovane, è vero, ma mica te l’ha ordinato il dottore di salire lì. Occasione sprecata. Succede. Ma mi sa che non succede più.

BIG E COVER

Raf, voto 7. Il voto, lo dico subito, va alla carriera. Al vestito darei 10. Alla voce 4. Al coraggio di presentarsi sul palco con una canzone di Ranieri 10. All’interpretazione 4. Ai mariachi che lo accompagnano 10. Insomma. Raf è Raf, di che stiamo a parlare?

Irene Grandi, voto 7. La toscanaccia torna a fare la leonessa rock con un brano di Patty Pravo. Grintosa. Sensuale. Brava è brava. E si sente. Questo, in qualche modo, è il suo Sanremo, e ci fa piacere.

Moreno, voto 3. Chiaramente la canzone eseguita nella maniera più ridicola passa il turno. Moreno si crede Giuliano Palma e celebra in un reggae festoso e sorridente, per come può sorridere uno come lui. Peccato che il brano parli di uno che si fa una sega. Glielo andassero a spiegare, vedrai come gli passa da ridere.

Anna Tatangelo, voto 2. Qualcuno le spieghi che non basta fare una pausa dopo ogni parola per dare senso e significato a una interpretazione. Sei la Tatangelo, la Muchacha sexy. Limitati a cantare le parole che Gigi scrive per te. Lascia perdere Modugno.

Biggio e Mandelli, voto 5. La domanda è, perché Mandelli, l’ex Non Giovane, si porta dietro Biggio? Uno sa cantare, e usiamo la parola cantare con una certa fantasia, l’altro no, manco con la fantasia. Il confronto con Cochi e Renato, sulla carta ci stava, sul palco no. Male.

Chiara, voto 2. Ridefinire il concetto di lagna. Prendi una bella canzone. Interpretala male, come tutte le altre. Toglile negli arrangiamenti il giro d’archi che la caratterizzava, poi, tanto per dare un senso alla parola debacle.

Nesli, voto 7. Tifo per lui, non sono obiettivo. Adoro anche Luca Carboni, vedi tu. E sono nato in una città di mare, come Nesli. Per di più il nostro ha inserito un pezzo della sua La fine, un gioiello, dentro il brano. Molto bene.

Nek, voto 7. Mi sa tanto che questo è davvero l’anno di Nek. La canzone presentata al Festival, che a me non fa impazzire, è una hit conclamata. Nella versione su disco ben più che dal vivo. La cover di Se telefonando è azzeccata, moderna. Insomma, bravo. Non a caso vince, stasera. E chissà.

Dear Jack, voto 2. No. Sergio Endrigo cantato come fosse Kekko dei Modà No.

Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi, voto Boh. Loro sono simpatici. E con Mauro nei panni di Platinette fanno una versione spumeggiante di Alghero di Giuni Russo. Peccato che non becchino una nota manco per sbaglio. Il che, se si canta, potrebbe essere un problema. Forse.

Bianca Atzei, voto 0. Ma. Come. Si. Fa. A. Cantare. Così. Tenco. Per. Dio. ?

Alex Britti, voto 5. Un altro che non sa cosa sia una intonazione. Uno dice, saranno i fonici dell’Ariston. Sì, poi però arriva Annalisa e sembra un disco tanto è intonata. No. Proprio non c’è la voce. Suonare solo la chitarra no?

Lorenzo Fragola, voto 7.5. Mi rimangio quanto detto su di lui. Stavolta prende un brano che Jackson Browne ha reso celebre e Ron tradotto sapientemente in italiano, e ne fa una versione molto bella. Da Big. Scusa, Lorenzo.

Il volo, voto 10. Sempre lì. Prendono Ancora di De Crescenzo e la fanno diventare Granada. Uno scempio. Mi fanno orrore. Ma fanno standing ovation. E piacciono pure a mia moglie. O meglio, da oggi alla mia ex moglie. Vincono il Festival, poi, speriamo, partono per un tour in Usa. Bye Bye. L’orrore, l’orrore…

Annalisa, voto 10, ma 10 vero. Un mostro. Prende un brano difficilissimo come Ti sento e lo fa proprio, affrontandolo a muso duro, senza paura. Grandissima tecnica. Anche cuore. E pure gambe, a volerla dire tutta. Davvero brava. Merita autori come questi. Potrebbe fare molto molto molto bene.

Lara Fabian, voto 2. Con tutti i neomelodici che abbiamo in casa nostra c’era bisogno di scomodare lei? Era previsto facesse Almeno tu nell’universo, ma almeno in questo caso qualcuno si sarà detto che era troppo. Quindi, mentre gli altri hanno fatto cover per l’occasione, lei ha affrontato un suo cavallo di battaglia. Aridatece Maria Nazionale.

Gianluca Grigani. Voto 6. Diciamolo subito, Gianluca è afono. E stonato. Ma la canzone la vive, e la canta di conseguenza, male, tecnicamente, ma col cuore. Il che, in un panorama desertico, è un bene. Poi, è chiaro, se azzeccasse qualche nota non sarebbe male. Ma il cuore c’è.

Nina Zilli. Voto 2. Stasera dire che bella e bella non si può. Allora speriamo che almeno sia brava. Sperare è gratis. Sperare. Nel senso, no, che uno può sperare, senza bisogno di pagare niente a nessuno. Che poi, come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Anche se c’è chi dice che chi vive sperando, poi muore etc etc. No, niente, speriamo in domani.

Malika Ayane, voto 8. Spiace dirlo, ma Malika è brava. E canta bene Vivere di Vasco. Vivere. Imparasse anche a farlo sarebbe un successone.

Marco Masini, voto 10. Marco ci mette il cuore. E la voce. La canzone di Nuti è un gioiello. E lui la fa sua, snutizzandola un po’, ma tenendola sempre sul filo delle emozioni. Insieme a Annalisa il migliore, senza storia. Bravo. Bentornato.

Luca e Paolo, voto 2. Spiace, perché sono genoani come me, ma non hanno fatto ridere, e sono stati di un cattivo gusto difficile da decodificare. Ha fatto molto più ridere Ferrero, che è sampdoriano, e non ha neanche dovuto fare uno sforzo che è uno, perché lui è così, fuori.

Terza serata di Sanremo, le pagelle di Domenico Naso

GIOVANI

GIOVANI

Giovanni Caccamo 7. Va in semifinale con un bel pezzo. Lo aiuta una innegabile avvenenza fisica, ma la voce c’è e il talento pure.

Serena Brancale 7. Perde quella che per molti era la finale anticipata con Caccamo. Elegantissima, sofisticata. Forse addirittura troppo. Ma porta un po’ di jazz all’Ariston. Manna dal cielo.

Amara 6,5. Stile engagè da Pigneto, ha un pezzo che funziona e passa agevolmente il turno.

Rakele 4. Decisamente la più debole tra le quattro in gara stasera. Tutto già visto e già sentito. Fresca ma banale.

BIG

Raf – Rose rosse NC. Ha la bronchite, quindi non ha molta voce. Stecca vistosamente, ma il malanno di stagione non ci permette di giudicare. L’arrangiamento africano non era il massimo, però.

Irene Grandi – Se perdo te 7. Quest’anno è in forma e si vede. Canta una delle più belle canzoni di Patty Pravo e lo fa a modo suo, senza però distruggere l’originale.

Moreno – Una carezza in un pugno 6. A sorpresa rende un dignitoso omaggio al brano di Celentano e il finale rap che gioca sul rischio eliminazione funziona.

Anna Tatangelo – Dio come ti amo 5,5. Aveva tra le mani una canzone meravigliosa, una delle più belle della storia della musica italiana. Ma l’ha guidata a modo suo, come se stesse cantando Una ragazza di periferia. Peccato. Occasione persa.

Biggio e Mandelli – E la vita, la vita 4. Non basta essere una coppia di comici cazzaroni per rifare Cochi e Renato. Non funzionano come cantanti. Punto.

Chiara – Il volto della vita 6. Scelta coraggiosa, con una canzone bella e difficile. Lei è brava, come capita ogni volta che ha tra le mani un pezzo degno. Purtroppo, da domani tornerà a cantare le sue canzoni.

Nesli – Mare Mare 6. Ha scelto un pezzo nelle sue corde e lo ha portato fino in fondo in sicurezza. Diligente.

Nek – Se telefonando 8 – Passa. Una sorpresa incredibile. Non solo canta Mina, ma lo fa anche alla grande. Tanti applausi in Sala Stampa e all’Ariston. Potrebbe davvero essere il suo Sanremo, nonostante il pezzo in gara sia troppo tamarro per i miei gusti.

Dear Jack – Io che amo solo te 6,5. Altra rivelazione della serata. Non massacrano il capolavoro di Sergio Endrigo, anzi nella seconda parte lo rivisitano con qualche innesto rock che funziona assai.

Grazia Di Michele e Platinette – Alghero 8. Scanzonate, divertenti, efficaci. Il giusto tributo a Giuni Russo con un bell’arrangiamento e una messa in scena azzeccata.

Bianca Atzei – Ciao amore ciao 3. Non c’è nulla da fare. Spiace anche accanirsi, ma oltre la voce potente non c’è davvero altro. È un bel contenitore senza contenuto. E non continuo perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Va detto solo che Tenco meriterebbe un certo riguardo.

Alex Britti – Io mi fermo qui 4. Non è in forma, in questo Festival. Il pezzo scelto è bello ma lui lo interpreta in maniera anonima, come un pezzo qualsiasi del suo repertorio.

Lorenzo Fragola – Una città per cantare 6,5. Interpretazione pulita, lineare, efficace. Fragola è una sicurezza. Non sbava, non esagera, ha una misura rara per la sua età.

Il Volo – Ancora 4. La canzone è banalmente bella. E ok. Loro la infarciscono di acuti strappa-applausi e la stagionata platea dell’Ariston va in visibilio. Inutili virtuosismi che ci fanno tornare indietro di 60 anni. Ieri sera il presidente del Consiglio Scelba si è congratulato con i ragazzi perché rappresentano alla perfezione l’Italia di oggi, 13 febbraio 1954.

Annalisa – Ti sento 7. Altro talento mortificato da canzoni imbarazzanti. Invece stavolta ha uno dei successi dei Matia Bazar e lo interpreta benissimo. Grandi applausi in Sala Stampa.

Lara Fabian – Sto male 6. Je suis malade è un pezzo leggendario della tradizione francese, ma Lara Fabian è stucchevole e noiosa. E poi basta con le facce contrite e sofferenti alla Barbara D’Urso. Non se ne può più.

Gianluca Grignani – Vedrai vedrai 4,5. Altro vilipendio vergognoso. Aggravato da una messa in scena incomprensibile: una enorme medusa gonfiabile sul palco. Perché, santo cielo? Perché?

Nina Zilli – Se bruciasse la città 7. Vestita malissimo, ma questo poco importa. Canta bene, a modo suo.

Malika Ayane – Vivere 10.  Non ci sono parole per descrivere la prova strepitosa di ieri sera. Elegante, di classe, talentuosa. Se ci fosse uno straccio di meritocrazia in quel di Sanremo, non ci sarebbe davvero gara. Immensa.

Marco Masini – Sarà per te 6,5 – E’ il suo Festival e comincia a prendere quota tra i possibili vincitori. Anche ieri sera è stato efficace. Gusti a parte, è una bella rivincita che si prende nei confronti di un ambiente che lo aveva vergognosamente emarginato.