La seconda serata del Festival è tradizionalmente noiosa. Figuriamoci quest’anno, in un Sanremo cloroformizzato dallo stile Conti. Gli ascolti hanno premiato l’esordio, e il conduttore toscano non fa nulla per nascondere la tronfia soddisfazione. Ne ha ben donde, almeno a guardare numeri. Ma il contenuto langue, non c’è un canovaccio, non c’è un’idea autorale decente. C’è Carlo Conti, e tanto deve bastare.

L’inizio della serata è stato riservato alle nuove proposte, per la prima volta in onda in prima serata e non a notte fonda. Ma in fondo la gara dei giovani importa poco, e bisognerebbe trovare il coraggio di ammetterlo. Per tentare di renderla minimamente interessante, quest’anno arrivano le sfide dirette stile talent show: nella prima, il gruppo dei Kutso elimina il giovanissimo rapper Kaligola; nella seconda, l’ex amico di Maria Enrico Nigiotti fa fuori una talentuosa Chanty che avrebbe meritato miglior sorte.
Subito dopo tocca ai Big, con Nina Zilli che apre le danze vestita con rimasugli di tappezzeria di un ristorante cinese. E poi Masini, Tatangelo, Raf e via così, in un viaggio all’interno della nostalgia musicale italiota.

Sul fronte ospiti, una meravigliosa Charlize Theron è costretta a subire una intervista imbottita di Lexotan, mentre Biagio Antonacci si esibisce in un medley di suoi successi e poi omaggia Pino Daniele cantando “Quando”.

L’ospite comico della serata, lo sconosciuto ai più Angelo Pintus, confeziona il disastro perfetto. Esibizione senza capo né coda, senza uno straccio di battuta divertente. Un imbarazzo palpabile anche in sala stampa, con molti giornalisti che si sono esibiti in lunghi e rumorosi “Buuuu”. Stesso trattamento, peraltro, riservato ai tre tenorini de “Il Volo”, che probabilmente si piazzeranno nella parte alta della classifica ma che sono un insopportabile lascito della maledizione del “bel canto”.

Ampia pagina sportiva con il ciclista Vincenzo Nibali e l’ex calciatore Javier Zanetti, mentre dall’estero sono arrivati Conchita Wurst e Marlon Roudette. Da segnalare il meritatissimo riconoscimento al maestro Pino Donaggio a cinquant’anni da “Io che non vivo”. Stasera tocca alle cover di grandi successi del passato, e almeno ascolteremo bella musica (confidando in arrangiamenti non troppo criminali). Ma quest’anno seguire il Festival è davvero impresa ardua. L’abbiocco è dietro l’angolo.