A Berlino ha dato tanto, e per questo la città e il suo “noto” cielo sovrastante lo accolgono come un eroe. Wim Wenders abbraccia tutti, virtualmente, mostrandosi a braccia spalancate ai fotografi e dunque al mondo intero. La 65ma Berlinale è all’insegna del suo nome: Orso d’oro d’Onore alla carriera consegnato stasera, la presentazione del suo nuovo film in anteprima mondiale, la celebrazione dell’attesa dell’Oscar a cui è candidato per il documentario su Salgado Il sale della terra.

E anche i 70 anni, essendo nato nell’agosto del 1945 a Düsseldorf, ma “berlinese” da ormai un quarantennio. Leggere la biografia di Wenders è esemplare e dà merito a un uomo/artista a tutto tondo “che osserva e onora ogni aspetto dell’Arte con la medesima dignità”, sottolinea James Franco, il protagonista della nuova pellicola qui fuori concorso, Every Thing Will Be Fine. Non parla dell’Oscar né dell’evidente gioia con cui stasera riceverà il suo meritatissimo Orso: al grande Wim interessa dialogare con la stampa sulla sua nuova opera, che hai impiegato cinque anni a concludere. “Ne abbiamo chiuso il missaggio 3 giorni fa, ma ero certo che.. tutto sarebbe andato bene” annuncia sorridente parafrasando il titolo della pellicola.

Un dramma esistenzial/famigliare girato in uno straordinario 3D (tecnica adorata dal regista dopo averla sperimentata nel documentario Pina) “perché è il modo migliore per esprimere – letteralmente – le emozioni” basato sulla sceneggiatura del norvegese Bjørn Olaf Johannessen. “Non sono andato io a cercare la sceneggiatura, è lei che ha cercato me” chiosa, dichiarandosi profondamente legato alla cultura e alle atmosfere nordiche essendo tedesco ma anche di carattere crepuscolare. Il film, in effetti, mostra tutti gli elementi di un dramma nordico, a partire dall’implosione emozionale dei personaggi, dal minimalismo gestuale, oltre che dall’esplosione del manto nevoso impreziosito da luci tipicamente “polari”.

Per il pluridecorato artista, che ricordiamo già vincitore della Palma d’oro per Paris, Texas (1984) e del Leone d’oro per Lo stato delle cose (1982) e più volte nominato dall’Academy, il suo nuovo sforzo cinematografico è “una sorta di fiaba sulla guarigione. Perché rendiamoci conto che ormai si fanno film solo sulle ferite, credo invece sia necessario iniziare a pensare a guarirci, dentro e fuori”.

Fotografato magnificamente in Canada dove è interamente girato dal belga Benoit Debie (anche autore delle fotografia abituale di Harmony Korine sul cui nuovo set sta lavorando) e musicato intensamente dal francese Alexandre Desplat in modalità Vertigo (“avevo in mente Bernard Herrmann”) Every Thing Will Be Fine manca tuttavia di ritmo e passionalità narrative, due carenze che contribuiscono a non inserirlo nei migliori titoli del’ “Wenders degli ultimi anni”. Anche la scelta di James Franco come protagonista risente di una certa fatica espressiva, mentre sicuramente migliori gli altri attori a partire da Charlotte Gainsbourgh. Il film uscirà prossimamente anche in Italia.