Per Antonella Manzione forse si stanno per aprire le porte di Palazzo Spada. Sarebbe infatti imminente la nomina da parte del Consiglio dei ministri a consigliere di Stato dell’ex comandante dei vigili urbani di Firenze chiamata da Matteo Renzi a capo del dipartimento Affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi.Un bel salto di carriera per la fedelissima del premier, e sorella del sottosegretario all’Interno Domenico Manzione: da comandante della polizia municipale di Massarosa, un piccolo centro in provincia di Lucca fino al vertice della magistratura amministrativa del Paese. Una nomina che, come l’acqua del Battesimo, monderebbe Antonella Manzione dal “peccato originale” che i grand commis le hanno più volte anche apertamente contestato: quello di non essere, appunto, consigliere di Stato, la carica ricoperta da quasi tutti coloro che, nella storia della Repubblica, sono stati a capo del Dagl, l’ufficio di palazzo Chigi considerato il cuore pulsante della presidenza del Consiglio.

La nomina di Antonella Manzione, finita al centro di roventi polemiche per più di una polemica intorno ai provvedimenti del governo, potrebbe chiudere le porte del Consiglio di Stato a diversi pretendenti per quell’incarico. Soprattutto a Guido Letta, esponente della “gens bipartisan” che esprime un ex presidente del Consiglio del Pd (Enrico) ed il principale collaboratore politico di Silvio Berlusconi (Gianni). Dopo aver nominato Lucia Pagano segretario generale della Camera dei deputati al posto di Ugo Zampetti (oggi in pensione ed in corsa per il vertice amministrativo della presidenza della Repubblica con il palermitano Alessandro Pajno, presidente di sezione del Consiglio di Stato ed amico personale di Sergio Mattarella di cui fu anche capo di gabinetto), Laura Boldrini ha fatto recapitare a Palazzo Chigi una lettera per proporre a Matteo Renzi la nomina di Guido Letta (attualmente vicesegretario generale di Montecitorio) a consigliere di Stato. Ma a Palazzo Spada i posti di nomina governativa sono limitati. E tanti giurano che, ove sia necessario scegliere, Renzi preferirà conferire il “pennacchio” alla sua fedelissima piuttosto che a chiunque altro.

di Roberto Grazioli