Ci dovrebbero ripensare tutti, al premio di lista previsto dall’Italicum, così come è passato in Senato. Forse non si è valutato bene quale stravolgimento e quale complicazione impone al sistema politico e soprattutto al rapporto tra cittadini, elezioni e politica. La prevalenza di “nominati“, di capilista bloccati, è solo l’altra faccia della medaglia del problema principale: il passaggio dal premio di coalizione a quello di lista per le elezioni parlamentari. Apparentemente  può sembrare una semplificazione benefica, un elemento di chiarezza: se vince A è A, non è A+B = C.

“Finisce il potere di ricatto dei partitini”, dicono i propugnatori del premio di lista. Le coalizioni non esisterebbero più  perchè mancherebbe il motivo e lo scopo della loro costituzione: la conquista di una maggioranza parlamentare. Con il nuovo Italicum, invece, dopo l’eventuale anzi probabile ballottaggio la lista più forte conquista abbastanza seggi per governare da sola. Come nei Comuni piccoli. In teoria potrebbe andar bene, anche se sarebbe un caso quasi unico al mondo. In linea generale, infatti anche nei Paesi dove nel Novecento vigeva il bipartitismo ora governa una coalizione, come in Gran Bretagna.

Per ragionare bene sulla questione bisogna mettere da parte le vicende dei cambi di coalizione o dei ribaltoni avvenuti negli ultimi anni, che sono dovuti non al premio di maggioranza attribuito alla coalizione  ma a due questioni ben diverse: uno è il Senato come doppia Camera con elettorato e sistemi un po’ diversi che quindi non dà una maggioranza e l’altro è la crisi che si può aprire in un grande raggruppamento come è successo al PdL con Fini nel 2010.  E’ una leggenda metropolitana che le coalizioni e il premio di coalizione abbiano impedito la governabilità. Cerchiamo di non dimenticare un “piccolo” particolare, ovvero che da più di vent’anni i Comuni e le Regioni (e le Province fin che erano elettive)  sono eletti e basati su coalizioni. Quando sono andati a elezioni anticipate (non frequentemente) ciò è stato dovuto a casi giudiziari o a rotture nei gruppi principali, molto raramente per la rottura di una coalizione.

A livello nazionale ci sono stati cambiamenti di legge elettorale da Mattarellum a Porcellum ma sempre ci sono state coalizioni. Ora il Pd si è convinto che abolendo le coalizioni può vincere da solo, magari costringendo una parte degli alleati a entrare nel Pd stesso. E per motivi che nulla hanno a che fare con la valutazione della legge elettorale, una parte decisiva del centrodestra (Ncd e berlusconiani) ha votato per il premio di lista, pur sapendo che li metterà/metterebbe in gravissime difficoltà. Con una valutazione più lungimirante e democratica il Movimento 5 stelle – che pure rifiuta categoricamente di poter fare coalizioni- ha votato contro. Probabilmente Berlusconi pensa o dice di pensare che col premio di lista si farà di necessità virtù e si comporrà dentro una sola lista la futura coalizione di centrodestra: Per poter fare questo sono indispensabili i capilista bloccati, altrimenti come ci si mette d’accordo? Non si può affidar tutto alla guerra tra le preferenze.

Ma quello che finora si sottovaluta è che la contemporanea presenza del sistema a premio di coalizione negli Enti Locali e del premio di lista nelle nazionali farà impazzire un po’ tutti, compreso il Pd che attualmente ne sarebbe il beneficiario. Per risolvere la contraddizione evidente, proveranno ad abolire le coalizioni anche nelle comunali e regionali? Peggio ancora. Il rischio, anzi la certezza, è che le differenze schiacciate nella camicia di forza di una sola lista (di coalizione?) riesplodano poi tra gli eletti in modo più imprevedibile e personalistico. Se le persone più lungimiranti del Pd non ci arrivano da sole, tocca sperare che berlusconiani e alfaniani dopo aver ingoiato non si capisce bene perché il premio di lista in prima battuta (per il Quirinale?) ora in fase di ratifica ci ripensino. E perché i grandi sindaci e i presidenti di Regione non portano un po’ di buonsenso?