Secondo il direttore del Centre for european policy studies Daniel Gros il tour di Alexis Tsipras in Europa “sarà un buco nell’acqua” perché “nessuna cancelleria è favorevole a rinegoziare il debito greco”. Per valutare l’attendibilità delle previsione occorrerà aspettare qualche settimana, ma è certo che il neo premier di Atene si appresta ad affrontare una partita a scacchi che spaventerebbe un giocatore professionista. Alcune mosse appaiono obbligate, ma Tsipras tenterà di spiazzare l’avversario. Sparigliare. E mettere a segno la mossa del cavallo: incassare, a fine febbraio, i 7 miliardi che costituiscono l’ultima tranche del programma di aiuti concordato con la troika dall’esecutivo del predecessore Samaras senza però assoggettarsi a tutte le condizioni previste. Non tradire le promesse elettorali fatte a un popolo allo stremo delle forze – a partire dall’aumento del salario minimo e dalla riassunzione di 10mila lavoratori licenziati nel settore pubblico – ma nemmeno tagliare i ponti con la Ue e la comunità internazionale. Perché il Paese, con un debito al 175% del Pil e tassi di interesse sui titoli di Stato ai dieci anni saliti al 10,65%, non è certo in grado di reggersi sulle proprie gambe finanziandosi sul mercato.

Anzi: i mercati hanno già messo in conto il default greco. Lo dimostra la cosiddetta “inversione della curva dei rendimenti”, cioè il fatto che i bond triennali pagano ormai interessi molto più alti di quelli decennali, già alle stelle: i rendimenti lunedì sono saliti al 19,7%, segno che gli investitori si aspettano nel prossimo futuro una situazione di insolvenza. La riprova è l’andamento dei credit default swap, in pratica delle assicurazioni contro il default: martedì scorso, a due giorni dall’esito delle elezioni, erano a 1.654 punti base, sei giorni dopo hanno raggiunto quota 2.044. Per avere un punto di riferimento, quelli relativi all’Italia quotano 111 punti e quelli per la Germania meno di 18.

L’assist di Obama e la sponda di Mosca – In questo quadro, la partita si fa tutta politica. Un gioco di alleanze internazionali e rapporti diplomatici che vanno oltre i confini della Ue. C’è la sponda con la Russia di Vladimir Putin, su cui alcuni analisti scommettono anche se Tsipras lunedì ha negato di voler – “per ora” – chiedere sostegno economico a Mosca. C’è l’accordo con la Cina per la privatizzazione del porto del Pireo, che dopo il primo Consiglio dei ministri del nuovo esecutivo sembrava tramontato ma poi a sorpresa è stato confermato. E potrebbe aprire la strada a intese su più larga scala. Ed è in questo contesto che è spuntato a sorpresa l’appoggio di Barack Obama, che, intervistato dalla Cnn, ha ammonito l’Europa a “non continuare a spremere Paesi che sono in profonda depressione”.

Dopo le schermaglie, mercoledì parte la trattativa – Tsipras, che martedì sarà a Roma per incontrare Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha però deciso di battere prima la strada europea. Anche se per ora si sono viste solo schermaglie preliminari. Il neo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis che fa la parte del cattivo e gela il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem escludendo di poter lavorare con i funzionari di quella troika che d’altronde lo stesso Varoufakis ha accusato di “tortura” nei confronti dei Paesi che hanno accettato il loro memorandum in cambio di aiutiIl presidente del Parlamento Ue Martin Schulz che in un’intervista a Der Spiegel accusa il neo premier di “mettere il suo Paese in pericolo” e invita gli elettori greci a “essere realistici” e a fare la tara alle promesse elettorali perché “non ci sono elefanti rosa che sanno suonare la tromba”. Tsipras che, in visita a Cipro, ribadisce che la popolazione dell’isola e quella del suo Paese “negli ultimi anni hanno fatto sacrifici ingiusti” e “serve un sistema diverso” perché “le politiche di austerità hanno fallito”. Un fronte su cui trova inaspettate aperture dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, che apre alla possibilità di archiviare la troika e sostituirla con un meccanismo di controllo parlamentare sugli accordi con i Paesi in crisi. L’indiscrezione, pubblicata domenica dal quotidiano tedesco Handelsblatt, ha ricevuto una mezza conferma da un portavoce dell’esecutivo di Bruxelles secondo cui “qualsiasi ipotesi di cambiamento non sarà comunicata prima di averne discusso mercoledì prossimo direttamente con Tsipras”. E proprio l’incontro tra Juncker e Tsipras, fissato per mercoledì mattina, segnerà l’avvio della trattativa vera e propria.

Verso la fine della troika? – Mettere la parola fine al capitolo troika, con tutto quello che ha significato per l’Unione europea negli anni della crisi, sarebbe evidentemente di un passo non da poco, anche se più formale che di sostanza. “Uno sviluppo maturo e necessario per l’Europa”, ha commentato il leader di Syriza. Peccato che da Berlino sia arrivato il solito altolà: “Il governo tedesco non vede motivo per smantellare il meccanismo di valutazione della troika”, ha detto la portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Chiusura che non fa ben sperare in vista del vertice – previsto per i prossimi giorni – tra il falco tedesco e il suo omologo ateniese Varoufakis, anche lui falco ma sul fronte opposto. Ma rinegoziare i termini degli accordi con Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale appare ancora più complicato. Non per niente sempre lunedì Tsipras ha ribadito che “l’obbligo di rispettare il chiaro mandato del popolo greco per quanto concerne la fine delle politiche di austerità” “in alcun modo comporta che non rispetteremo i nostri obblighi sui prestiti verso la Bce e il Fondo”.

Con Bce e Fmi poco margine di manovra  – Senza il sostegno della prima, infatti, le banche del Paese non avrebbero accesso al fondo di liquidità di ultima istanza (Emergency Liquidity Assistance), ossigeno indispensabile in seguito alla corsa agli sportelli che nel solo mese di dicembre ha fatto calare i depositi custoditi negli istituti di credito greci di oltre 3 miliardi di euro. Una situazione che ha indotto Standard&Poor’s a mettere sotto osservazione il merito di credito di Atene, alzato a B lo scorso autunno. In più, rompere con l’Eurotower significherebbe violare i trattati istitutivi dell’Unione europea (nella parte che vieta il finanziamento monetario del debito) mettendosi di fatto fuori dall’area euro, cosa che Tsipras ha escluso di voler fare. Anche perché uscire dalla moneta unica vuol dire non beneficiare del maxi programma di riacquisto di titoli di Stato che prenderà il via a marzo, a cui la Grecia è stata ammessa solo in quanto inserita in un programma di assistenza multilaterale. Mentre non rimborsare il Fondo monetario equivale a mettersi fuori dalla comunità internazionale. Meglio, semmai, chiedere al Fmi un altro prestito con cui rimborsare quelli precedenti (le rate in scadenza quest’anno verso l’istituzione di Washington ammontano a quasi 9 miliardi).

Per la Ue il tempo stringe. Atene, secondo Londra, è “il più grande rischio” – Quel che è certo è che ora il tempo stringe e che il problema non è solo della Grecia. “Lo stallo fra la Grecia e l’eurozona sta diventando il più grande rischio per l’economia globale”, ha dichiarato il ministro del Tesoro britannico George Osborne incontrando a Londra Varoufakis. Mentre la Sinistra tedesca, principale partito di opposizione al governo di Berlino, chiede alla cancelliera Angela Merkel di aprire al più presto un dialogo con il nuovo premier greco perché un’eventuale uscita del Paese dall’euro sarebbe per la Germania “la più costosa delle soluzioni possibili”. E, mentre l’Ue osserva, ad Atene la realtà è che per finanziare gli interventi sociali e le misure anti povertà promesse ai greci Tsipras ha bisogno – il calcolo è contenuto nel programma elettorale – di oltre 11 miliardi. Nelle casse di Atene, stimano gli analisti, ce ne sono meno di 4. E, per aumentare stipendi e pensioni e garantire la sanità gratuita ai senza lavoro il governo non può certo aspettare che arrivino i risultati della lotta all’evasione fiscale e della rateizzazione delle tasse arretrate, due dei pilastri del manifesto programmatico di Syriza.