AKKORD, HTH 030 (HOUNDSTOOTH)

I mancuniani Akkord sono una delle punte di diamante dell’odierna elettronica inglese. L’hanno dimostrato con un album ed un EP semplicemente perfetti: essenziali ed avveniristici nel plasmare gli elementi dub e techno, imperanti nell’era post-dubstep, sono andati a collocarsi con sicurezza tra i battistrada dell’hardcore continuum UK con un suono ed un’estetica assolutamente riconoscibili. Questo nuovo 12 pollici esce in edizione limitata a 1.000 copie con la consueta cura riservata ai vinili Houndstooth ed è costituito da due rework di matrice industrial sperimentale dell’EP HTH 020 che sarebbe quasi riduttivo definire semplicemente remix. Sul primo lato The Haxan Cloak forgia un piccolo capolavoro utilizzando e trasfigurando a modo suo vario materiale primigenio estratto dall’EP che viene qui dipanato, dissezionato e svolto, cavandone fuori i fantasmi con opera maieutica. Bobby Krlic aka The Haxan Cloak è uno dei produttori del momento e non a caso ha raggiunto Arca, uno dei massimi protagonisti del 2014, nel team di produzione del nuovo album di Bjork, intitolato Vulnicura. Sull’altro lato efficace ma non altrettanto entusiasmante il lavoro di Vatican Shadow che realizza un numero industrial techno dei suoi, onorando comunque l’impegno con risultati convincenti ed apprezzabili. Voto: 7.5

THE BUG VS EARTH, BOA / COLD (NINJA TUNE)

Due giganti, solo apparentemente distanti l’uno dall’altro e divisi da un oceano, si incontrano e per la nostra gioia collaborano per la prima volta. Del resto Dylan Carlson, con i suoi pionieristici Earth, è in ambito doom e drone maestro del loop, della ripetizione, del crescendo, delle basse frequenze ovvero tutti elementi che costituiscono eliche di dna anche della musica elettronica stessa. Aggiungiamoci che il vecchio amico di Kurt Cobain ha sempre avuto un debole a livello di gusti personali per il trip hop e la jungle di Massive Attack, Goldie e compagnia ed in quest’ottica l’avvicinamento al britannico Kevin Martin aka The Bug, altra leggenda dei suoni bassi più massicci e devastanti, uno dei produttori di assoluto riferimento in ambito dub virato industrial dancehall, assume contorni più chiari e diventa quasi un approdo naturale. Angeli e demoni si scontrano in questa guerra tra titani che procede come un’ascesa al Valhalla ed il risultato è superbo almeno nel primo brano, Boa, collocato sul lato A. Per quanto pregevolissima non possiamo esprimere la medesima euforia per Cold, che troneggia sull’altro lato di questo 12 pollici, altrimenti il voto sarebbe stato più alto. Ad ogni modo acquisto obbligatorio per gli estimatori di questi due artisti unici che non smetteremo mai di elogiare. Voto: 7

ZONE DEMERSALE, MOTORE PRIMO EP (BORING MACHINES)

La benemerita etichetta veneta Boring Machines sforna con regolarità ed indomita passione dischi di livello internazionale sin dallo scorso decennio. La zona demersale si può immaginare a grandi linee come l’area del fondale marino e la musica ambient elettronica dalle striature techno prodotta dal duo composto da Michele Ferretti aka Nubilum e dal sound artist Pietro Riparbelli è psicogeografica e visionaria come poche altre in circolazione. A differenza di Neel, che va ad allunare su Phobos sfruttando una fionda gravitazionale, i Zone Démersale scendono dichiaratamente negli abissi subacquei di un ignoto spazio profondo per scandagliarli inesorabilmente come un radar alla ricerca di sottomarini nemici. Ricordate Das Boot (U-Boot 96), il capolavoro tedesco diretto nel 1981 dal regista Wolfgang Petersen? Ascoltando un brano come Navigazione Sommersa vi sembrerà di immergervi nuovamente in quelle oscurità metafisiche e di tornare a bordo di quell’incubo eroico e claustrofobico solcando il fondo di un oceano esistenziale, con la pressione sovrastante di tonnellate d’acqua a comprimervi la testolina. Voto: 7