Bisogna ammettere che l’impatto emotivo dell’ultimo scorcio di campagna elettorale greca ha avuto un potenziale tanto dirompente da aver fatto gridare, soprattutto in Italia, al miracolo.

A questo punto, vale la pena chiedersi: la (probabile) vittoria di Syriza sarebbe in grado di portare ad un rovesciamento degli attuali assetti continentali? La formula austerità-liberismo che si muove lungo le direttive Nord-Sud è davvero ad un passo dall’essere consegnata alla storia? Vista da Nord, non sembrerebbe e su questo, la Trojka, potrebbe aver trovato, a sorpresa, sponda proprio nei partiti della famiglia nordica affini a Tsipras, leader con una prospettiva nazionale distante anni luce da quella di gran parte della sinistra nord europea. Una tempesta geograficamente localizzata, sarebbe la conferma che la spaccatura del Vecchio Continente è culturale ancor prima che politica ed istituzionale. La sinistra del Sud, insomma, potrebbe aver trovato la maniera per uscire dal tunnel in cui si era cacciata all’indomani della caduta del muro di Berlino (quasi tutta la sinistra del Sud. Vi lascio immaginare quale gauche nazionale ancora sfrega cerini per cercare di illuminarsi la via. No, non è quella francese), superando i feticci delle vecchie ideologie, tenendosi i principi eppure perdendo per strada i partiti progressisti del blocco rappresentato dalle economie più in salute del Continente.

Siamo alle ipotesi ma il debutto sull’euro-platea di Tsipras non è stata una rivoluzione se non per la “sinistra meridionale”: basta guardare la lista delle formazioni che in occasione delle europee dello scorso anno, lo avevano sostenuto  alla presidenza della Commissione Europea; a parte il Linke tedesco, ritroviamo solo piccoli partiti radicali nord europei tra i quali i comunisti francesi e il Linke danese mentre è mancato l’appoggio di movimenti britannici, olandesi o svedesi, paesi questi, con un’importante tradizione socialista alle spalle.

Sinistra, insomma, nel 2015 non vuol dire (o vuol dire sempre meno) per tutti la stessa cosa; se a Nord del Continente, una certa tenuta del sistema ha moderato e ridotto le prospettive dell’agenda progressista, a sud la crisi ed il tasso di disoccupazione a due cifre hanno accelerato il processo di radicalizzazione. A questo punto, il boom della nuova sinistra mediterranea, più che l’Altra Europa, sembra stia disegnando una seconda Europa dove le famiglie partitiche sono aggregate intorno ad affinità culturali che non rispecchino più tanto, in astratto, le ideologie tradizionali ma in concreto la situazione socio-economica nazionale.

L’idea di Europa di Tsipras è diversa da quella della Merkel ma presto potrebbe essere alternativa anche a quella del progressismo rosso-verde nordico.