“Scoprire che la realtà potrebbe non essere quella che appare, può essere molto pericoloso”. Dopo i successi di Seven, Fight Club e The Game, il regista David Fincher conferma il suo talento nel portare sul grande schermo un thriller psicologico che cattura e coinvolge, in un crescendo di tensione e colpi di scena. Gone Girl – L’Amore Bugiardo, interpretato da Ben Affleck e Rosamund Pike (candidata come miglior attrice protagonista agli Oscar 2015) racconta l’intrigante storia di una giovane coppia sposata che vive un incubo, dal momento in cui la donna scompare nel giorno del loro quinto anniversario di matrimonio. Un vortice di sospetti intorno al marito, e una serie di misteriosi indizi tessono la tela di una sceneggiatura puntuale, che non lascia niente al caso.

Gone Girl – L’Amore Bugiardo ha incassato oltre 350 milioni di dollari contro un budget di 60 milioni, spingendo la Warner Bros. a riunire la medesima squadra creativa per un nuovo progetto. Fincher, Affleck e la scrittrice Gillian Flynn torneranno, infatti, a lavorare insieme per il remake di uno dei più grandi successi di Alfred Hitchcock, Delitto per Delitto – L’Altro Uomo (Strangers on a Train) del 1951, in cui due sconosciuti si incontrano su un treno e si accordano per scambiarsi i rispettivi omicidi. Nella nuova versione, intitolata provvisoriamente Strangers, Ben Affleck sostituirà il tennista professionista di Farley Granger, vestendo i panni di una star del cinema nel bel mezzo di una campagna per l’Oscar. Quando il suo aereo privato si guasta, egli sarà costretto ad approfittare del passaggio di un ricco sconosciuto.

“Ho visto Psycho un milione di volte e ho provato spesso davanti allo specchio l’espressione di Anthony Perkins nei panni di Norman Bates alla fine del film, quando sorride verso la macchina da presa” ha raccontato Gillian Flynn, autrice della sceneggiatura del nuovo film. Fincher lavora sempre a stretto contatto con gli sceneggiatori, per modellare lo script e selezionare storie che riflettano le sue ossessioni. L’influenza del cinema di Hitchcock nel suo stile si respira fin dai tempi di Fight Club, Seven e il più lento e monocorde Zodiac, in cui la presenza di una mente disturbata e geniale minaccia i protagonisti. Gone Girl, invece, sembra un vero e proprio omaggio al maestro del brivido, a partire dalla bionda protagonista, elegante e dai tratti delicati, che ricorda le figure femminili, come Kim Novak di Vertigo o Grace Kelly de La Finestra sul cortile. Rosamund Pike conferma una presenza psicotica convincente sulle orme del mitico Norman Bates di Psycho o del John Doe di Seven, concentrando in un unico corpo un’apparenza ordinaria, la pura follia e un malato talento per la pianificazione. “Non farebbe mai del male ad una mosca” recitava una delle battute indimenticabili di Psycho, che Fincher riprende evidentemente nella costruzione dei personaggi di Nick ed Amy, protagonisti di Gone Girl – L’amore Bugiardo, così belli, perfetti e innamorati fino al cono d’ombra, che fa luce sulla loro vera natura.

Lampi di luce aumentano nelle scene di maggiore tensione, come accadeva nei film di Hitchcock, e la narrazione coinvolge lo spettatore in prima persona, in una caccia al tesoro inquietante che nega il rapporto causa-effetto e trasporta in un mondo difficilmente intellegibile. Fin dal 1998 con il remake di Psycho per opera di Gus Vun Sant, nessuno si è preso la responsabilità di far rivivere un capolavoro di Alfred Hitchcock al cinema, ma David Fincher potrebbe essere la scelta più giusta, dato il chiaro parallelismo stilistico. Entrambi hanno mostrato un interesse per il voyeurismo in diverse occasioni. Hanno testato i limiti delle nuove tecnologie, e utilizzato storyboard dettagliati per pianificare i loro film, distribuendo colpi di scena nei loro thriller psicologici.

Anche parlando di Panic Room, alcuni critici hanno accostato i due registi scrivendo: “La Finestra sul cortile incontra Cani di Paglia”. Una delle polemiche più aspre intorno alle nomination degli Oscar 2015 è stata l’esclusione di Fincher dalla rosa dei candidati per miglior regia, ma i cinefili ricorderanno il rapporto difficile di Hitchcock con l’Academy. Meglio quindi non pensare ai riconoscimenti e concentrarsi sull’arte di raccontare storie, curiose.