DAVOSLa prossima settimana parte Davos, il World Economic Forum, ed ancora una volta bisogna dire che le previsioni fatte lo scorso anno sono state piuttosto scarse. Nessuno, ad esempio, aveva predetto il crollo dei prezzi del petrolio né l’abbandono della difesa del tasso di cambio franco svizzero euro, due fenomeni, tra i tanti ai quali abbiamo assistito nel 2014, che hanno scosso i mercati e ricordato alle masse che nessuno, neppure i potenti del mondo che ogni anno si incontrano a Davos, controllano l’economia. Tantomeno i buoni intenti professati dai partecipanti nel 2014 – come negli anni precedenti – hanno prodotti i risultati sperati: dai cambiamenti climatici fino alla lotta contro la povertà, le promesse sono state tante ed i risultati scarsissimi.

Viene spontaneo chiedersi perché questo appuntamento invernale continua a riempire le prime pagine dei giornali ed a fare notizia dal momento che prevede sempre ciò che è già successo, ma soprattutto ci si domanda cosa ci vanno a fare ancora i politici a Davos dal momento che nessuna delle loro promesse si è mai avverata? Quest’anno persino Matteo Renzi è nell’illustre lista dei premier, a quanto pare l’intento è di rassicurare con quel suo stile da giovanotto ‘so-tutto-io’ i giovani miliardari americani dell’elettronica e dell’informatica che al timone del Titanic Economia Italia non c’è più un burocrate come Mario Monti ma uno in gamba come loro. Renzi, come tutti gli altri premier a Davos, ci va per attirare capitali ed investitori in casa propria, un’impresa più che ardua ed a volte, come nel caso del Titanic Economia Italia, francamente impossibile.

Ma torniamo ai fatti. Quest’anno su richiesta del World Economic Forum un gruppo di illustri economisti, politologi, uomini d’affari e personaggi di spicco ha prodotto alcune previsioni sul 2015 secondo le quali il problema principale che il pianeta dovrà affrontare nei prossimi 12 mesi saranno i conflitti internazionali. Insomma esattamente quello che abbiamo visto nel 2014, peccato che queste previsioni arrivino con un anno di ritardo, ma almeno sappiamo che anche i grandi della terra dopo aver letto queste previsioni sapranno ciò che sta accadendo!
Naturalmente anche i cambiamenti climatici continueranno ad avere un ruolo fondamentale nelle tensioni sociali a cui dovremmo far fronte. Infine, la terza piaga del 2015, sempre secondo queste previsioni, sarà la disoccupazione, o meglio, la mancanza di nuove opportunità di occupazione, un fenomeno con il quale noi comuni mortali conviviamo da diversi anni.

La prossima settimana i grandi della terra discuteranno principalmente di questi temi, ma anche di altri come il riaccendersi dei focolai del terrorismo del fondamentalismo islamico in Europa e nel resto del mondo, della possibile uscita della Grecia dall’euro, dell’avanzata dei partiti e movimenti dell’estrema sinistra e destra in Europa e della xenofobia e islamofobia che serpeggia nel vecchio continente. Insomma c’è abbastanza per deprimersi. Meno male che a Davos ci sono tante feste e cocktail dove scambiare quattro chiacchiere con i divi di Hollywood, sempre ben accetti, per poter dimenticare tra un martini e l’altro le tragedie del mondo!

Il grande assente quest’anno sarà Mario Draghi, forse oggi l’uomo più enigmatico d’Europa. Draghi questa settimana ha ben altre gatte da pelare, giovedì prossimo la Banca centrale europea potrebbe presentare il tanto atteso programma di Quantitative Easing, tanto atteso perché è dalla fine del 2011 che il governatore della banca centrale europea rassicura i mercati che farà di tutto per salvare l’euro, ebbene finalmente è arrivato il suo mezzogiorno di fuoco.

Altri grandi assenti i greci, impegnati nella campagna elettorale che si concluderà con le elezioni del 25 gennaio, un evento che un po’ tutti attendono con il fiato sospeso.

Anche se nel programma ufficiale il futuro dell’euro non c’è, nelle riunioni a porte chiuse degli eurocrati e dei vari premier europei questo sarà il tema più dibattuto, in particolare si discuterà del deprezzamento della moneta unica europea rispetto al dollaro ed alle altre monete forti come il franco svizzero o la sterlina. La guerra dei cambi è infatti appena iniziata, ma a Davos nessuno lo ammetterà fino all’anno prossimo.