Sono nove gli stranieri già espulsi dall’Italia e rispediti in patria in questo primo scorcio di 2015 perché ritenuti “pericolosi per la sicurezza nazionale“. Si tratta di cinque tunisini, un turco, un egiziano, un marocchino e un pakistano. A rivelarlo – dopo che Corriere della Sera, La Stampa e Il Messaggero avevano invece dato notizia di dieci allontanamenti – è stato il ministro degli Interni Angelino Alfano, che ha firmato i relativi decreti in accordo con le autorità dei Paesi di origine. Le persone mandate via quest’anno si aggiungono alle 13 allontanate nel 2014 e sono una piccola percentuale di quelle finite sotto controllo dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo e nel supermercato kosher. I “radiografati” sono “molto più di 100”, ha detto domenica mattina in conferenza stampa Alfano, che ha anche anticipato: “Ci saranno presto altre espulsioni, ma su questo manteniamo il riserbo, non dobbiamo dare vantaggi a nessuno”. Secondo SkyTg24, nelle ultime ore il Viminale ha ordinato l’espulsione di due islamisti radicali residenti a Milano. E altre fonti riferiscono che è sotto esame la posizione di una dozzina di imam.

I nove espulsi nell’ultimo mese provenivano da Africa, regioni balcaniche e Medio Oriente, abitavano nel Centro Nord della Penisola – alcuni però anche in Lazio – e avevano un lavoro e un regolare permesso di soggiorno. “Stavano qui da anni e due di questi hanno coinvolto le rispettive famiglie per mandarle in Siria a combattere”, ha detto ancora il ministro. Desideravano sostenere in tutti i modi chi combatte in Siria e Iraq e, in alcuni casi, partecipare in prima persona alla “guerra santa“. Nessuno, stando alle informazioni raccolte dalle forze dell’ordine, aveva “progetti immediati di attentato“, in compenso tutti frequentavano siti di matrice jihadista, mostravano interesse per i manuali che spiegano come fabbricare esplosivi e per quelli di addestramento militare. Tra loro c’erano “anche soggetti autoradicalizzatisi sul web, internauti molto attivi, persone che hanno aderito all’Isis, reclutatori”, ha spiegato Alfano. Tanto da convincere la polizia di prevenzione, i carabinieri del Ros e l’intelligence – pur in assenza di indizi sufficienti per adottare provvedimenti giudiziari – della necessità di allontanarli dalla Penisola. In alcuni casi motivando la scelta con la violazione delle norme sull’immigrazione, in altri con il pericolo terrorismo.

Tra le espulsioni dello scorso anno, avvenute per la maggior parte dopo l’attentato del 24 maggio al Museo ebraico di Bruxelles, la più eclatante secondo il Corriere è stata invece quella del marocchino Raoudi Abdelbar, imam della moschea di San Donà di Piave (Venezia), che aveva incitato i fedeli della moschea alla guerra santa, pregando “Allah di uccidere tutti gli ebrei”.

Quanto ai foreign fighters – non necessariamente presenti in Italia, ma “persone che hanno comunque avuto a che fare con il nostro paese” – Alfano ha detto che “secondo le ultime rilevazioni, aggiornate a ieri, sono arrivati a 59”. Di questi, “14 sono già morti, 5 sono gli italiani partiti per la Siria e 15 gli stranieri passati per l’Italia, mentre 25 sono collegati in varie forme al nostro paese”.

In questo quadro, si rafforza il controllo sugli estremisti presenti nella Penisola. “L’azione che stiamo mettendo in campo è quella di radiografare posizioni individuali di soggetti sospetti e passare al microscopio ogni segnale che possa generare dubbi di sicurezza”. Finora, ha raccontato il ministro, “abbiamo radiografato un numero di soggetti molto superiore a 100”, sospettati di attività terrorista di matrice religiosa. “Non c’è nessuna lista nera, si tratta di un lavoro di monitoraggio”. Le persone “attenzionate” sono stranieri segnalati dagli apparati di sicurezza europei e americani o coinvolti in passato in indagini – sono stati 146 i processi celebrati in Italia per eversione con finalità di terrorismo internazionale – e controlli casuali. L’obiettivo è verificare i loro contatti ed eventuali collegamenti con persone finite sotto inchiesta in altri Paesi. In particolare la Turchia, via di transito per siriani e mediorientali che vogliono raggiungere il vecchio Continente. Un dossier diffuso dagli 007 di Ankara afferma che “sono almeno tremila le persone che hanno legami con lo Stato Islamico e a loro vanno aggiunti almeno 1.000 turchi che sono già andati a combattere con le truppe del Califfato”. Alfano ne avrebbe parlato con il ministro dell’Interno turco Efkan Ala, durante un bilaterale per avviare una collaborazione su terrorismo e immigrazione.