Parlare di analfabetismo musicale nel paese che ha non solo dato i natali alla notazione su carta ma che ha giocato un ruolo da protagonista indiscusso nella definizione e nello sviluppo di forme e generi tra i più noti e pregiati in assoluto, è già di per sé paradossale. Purtroppo però non ci apprestiamo a parlare solo di analfabetismo musicale in senso stretto, in quanto ciò che affligge gravemente gli italiani, ancor prima dell’assoluta ignoranza della sia pur minima nozione in termini di linguaggio musicale, è il buio pesto che si registra sulla storia della propria tradizione sonora, il che, detto in altri termini, corrisponde a non conoscere una grossissima fetta del proprio passato.

E’ proprio il caso di prendere a prestito le parole di Indro Montanelli, il quale andava affermando: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente” e, aggiungeremmo noi, non avrà visione alcuna del proprio futuro. Quanti italiani possono affermare di conoscere con una certa approssimazione personaggi di assoluto rilievo quali, in ordine sparso, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Antonio Vivaldi, Alessandro Scarlatti, Gioacchino Rossini, Girolamo Frescobaldi, Arcangelo Corelli, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Pietro Mascagni, Gesualdo da Venosa, Claudio Monteverdi e decine d’altri colossi che, prima ancora d’appartenere alla storia della musica propriamente detta, appartengono senza dubbio alcuno, e alla stregua dei vari Lorenzo il Magnifico, Giordano Bruno, Michelangelo Buonarroti e Leonardo da Vinci, alla storia del popolo italiano? Quanti, ancora, hanno una sia pur minima conoscenza di forme e generi musicali quali Opera, Madrigale, Sonata, Sinfonia e via discorrendo? Negli elenchi che, pur sommariamente e incompiutamente formulati, abbiamo appena esposto, si è volutamente fatto riferimento a personaggi, generi e forme d’esclusiva attribuzione italiana, proprio al fine di sottolineare quanto enorme sia il bagaglio culturale che questa penisola deve all’arte della musica.

Un’arte, e prima ancora una scienza, che nonostante abbia reso celebre l’Italia nel mondo, oggi non riceve alcun genere di trattazione tanto nei nostri istituti scolastici superiori quanto, e cosa ancor più grave, in nessun corso di laurea d’ambito umanistico, fatta eccezione ovviamente per quello in Musicologia e beni musicali. Lo scenario peggiora ulteriormente quando si prende consapevolezza del fatto che la conoscenza della nostra grandiosa tradizione musicale assume una qualche consistenza se a esporla sono studenti tedeschi, o quando ci si accorge che buona parte degli studi di filologia musicale su autori e generi italiani vengono condotti da musicologi di origine straniera, il più delle volte tedeschi, inglesi o americani. Era il compositore e musicologo rumeno naturalizzato italiano Roman Vlad, nel lontano 1989, ad affermare: “Il popolo italiano è tra i più musicali. Musicalmente è però tra i meno alfabetizzati (…) Quando si parla in Italia di storia dell’arte, si continua a non comprendervi la musica”. Già, e tutto ciò nonostante i continui annunci di una rivoluzione del nostro assetto scolastico che diversi fra i nostri politici, e in testa il Prof. Luigi Berlinguer, a più tornate vanno lanciando in convegni e a mezzo stampa, consapevoli che al morbo dell’annuncite ci si è ormai totalmente assuefatti. Ciò che però preme sottolineare è, oltre all’urgenza di riappropriarsi della propria storia e dunque capire chi siamo e cosa possiamo, l’importanza nello studio dei modelli umani che tutti i grandi compositori e musicisti della nostra gloriosa tradizione fieramente rappresentano: esempi di moralità, etica, spirito d’abnegazione, tenacia e determinazione che, come spiegano scienziati di primissimo piano quali il Prof. Emilio Bizzi, devono tornare a formare le giovani generazioni, troppo spesso abbattute dai falsi idoli della tv generalista. Storia della Musica è dunque materia imprescindibile all’interno del nostro assetto scolastico e universitario… sperando qualcuno abbia orecchie per sentire.

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