Un altro gol “fantasma”, l’ennesimo. Fantasma fino a un certo punto, perché il colpo di testa di Astori dopo l’analisi di vari fotogrammi sembra aver varcato interamente la linea. Così ha deciso anche l’arbitro, ma il dubbio è bastato a rovinare una partita, Udinese-Roma, e a riaccendere i veleni su tutto il campionato. Fuoco di fila incrociato tra i giallorossi e la Juventus, ora di nuovo vicinissimi in classifica, che si accusano a vicenda. E tutto il mondo del calcio che si agita, a cadenza ciclica ed intermittente. Per una palla che forse è entrata e forse no stavolta si è rischiata addirittura la crisi istituzionale: colpa di un tweet misterioso in cui Matteo Renzi difendeva la Roma, poi cancellato dopo pochi minuti. La spiegazione ufficiale è che il profilo del premier era stato utilizzato per errore da un suo collaboratore. Sarà. Certo non sarebbe la prima volta che la politica si occupa di pallone.

Molto meno, invece, sembra occuparsene la politica del pallone. La Lega e la Figc sono immobili da anni. A fine novembre in Milan-Udinese un episodio molto simile (un colpo di testa di Rami, allora giudicato non gol) aveva scatenato analoghe polemiche. Adriano Galliani aveva alzato la voce per chiedere l’adozione della “goal line technology“, riscuotendo immediati e unanimi consensi. Oggi ripete le stesse dichiarazioni senza che molto sia cambiato. Il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, ha scritto alla Fifa per manifestare la disponibilità dell’Italia alla nuova tecnologia. Ma ciò che nel nostro Paese è ancora discusso come ipotesi, altrove è già realtà da tempo. La Fifa ha introdotto “l’occhio di falco” agli ultimi Mondiali con risultati positivi, la Premier League lo utilizza con successo già da due anni. Rispetto agli scorsi mesi è stato fatto poco per passare dalle parole ai fatti. A questi ritmi, il rischio è di farsi trovare impreparati anche per la prossima stagione. E intanto anche la Bundesliga ci ha sorpassato: pure in Germania da dicembre gli arbitri possono avvalersi dell’apporto della tecnologia. La Serie A no. E la beffa di ieri è addirittura doppia, visto che proprio allo stadio Friuli di Udine sono state condotte diverse sperimentazioni, senza approdare ovviamente ad alcun risultato concreto.

Così alla fine della giornata hanno tutti un po’ ragione. Ha ragione Rudi Garcia, per cui “il gol era buono e l’arbitro ha visto bene”. Ma anche Stramaccioni, che sottolinea come “l’arbitro di porta nasce per giudicare i gol-non gol e se non viene rispettato tanto vale toglierlo”. E il direttore di gara Guida, che almeno in quel frangente sembra aver fatto la cosa giusta smentendo il suo assistente. Ha ragione pure il presidente dell’Udinese Pozzo a lamentarsi. O il dg della Juventus Marotta, che denuncia l’aiuto ai giallorossi (indiscutibile, almeno sul rigore negato a Kone per il fallo di Emanuelson). E persino il premier Renzi (o chi per lui l’ha fatto), quando ha twittato che non si può parlare di “furto”, visto che comunque quel gol era gol, e la Roma a Udine ha giocato un’ottima partita su un campo difficile. Ma se tutti hanno ragione, vuol dire che è il sistema ad aver torto. Basta qualche lungaggine burocratica, le riserve economiche dei presidenti e il veto di alcuni per interessi corporativi a tenere ancorata l’Italia del pallone al Medioevo. Da noi si continua solo a parlare, e solo quando le polemiche ce lo ricordano, di tecnologie che altrove sono già realtà da tempo. E fino a che sarà così il calcio italiano continuerà a perdere.

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