Follow the money. Seguono i soldi gli inquirenti genovesi Marco Airoldi e Nicola Piacente che hanno indagato Tiziano Renzi per bancarotta fraudolenta. Il padre del premier nei giorni scorsi è stato sentito dai magistrati e l’interrogatorio si è concentrato proprio sulle movimentazioni della Chil Post, mentre la Guardia di Finanza ha acquisito la documentazione bancaria della società, in particolare quella relativa ai prestiti ricevuti, alcuni dei quali senza garanzie come il mutuo, stipulato poco prima del fallimento, con il Credito cooperativo di Pontassieve guidato da Matteo Spanò, da sempre fedelissimo uomo di Matteo Renzi. Il premier dal 1999 al 2004 era tra i soci, con il padre e le sorelle Matilde e Benedetta della Chil Post, per poi lasciare la proprietà e venire assunto come dirigente poche settimane prima di essere candidato alla presidenza della Provincia di Firenze.

Secondo l’accusa Tiziano Renzi prima di dichiarare il fallimento della sua società con debiti per un milione 300mila euro, nel novembre 2013, l’avrebbe spogliata del ramo sano cedendo i beni disponibili alla Eventi6, azienda di proprietà della moglie, Laura Bovoli. Si sarebbe dunque attuato il classico schema di tante bancarotte fraudolente: un debitore che, attraverso vendite più o meno fasulle, sfugge ai propri creditori nascondendo i beni. A insospettire i magistrati è stato il prezzo di cessione da marito a moglie: appena 3878,67 euro.

Il contratto viene firmato l’8 ottobre 2010. Tiziano Renzi cede alla consorte auto, furgoni, muletti, capannoni e altri beni per 173.000 euro complessivi e uno stato patrimoniale con 218.786 euro in attivo e 214.907 in passivo: la differenza è la cifra che viene corrisposta per la cessione. Dopo appena sei giorni, il 14 ottobre 2010, Tiziano Renzi torna dal notaio e trasferisce la sede della Chil Post Srl a Genova, si dimette da presidente e nomina suo sostituto Antonello Gabelli di Alessandria. Tre settimane dopo, il 3 novembre, cede l’intera proprietà della società a Gian Franco Massone, prestanome per il figlio Mariano. Ma l’azienda è ormai priva di beni ed è gravata da un passivo di un milione e 150mila euro, compresi 496mila euro di esposizione con la banca Credito cooperativo di Pontassieve guidata da Spanò.

Sia l’esposizione con la banca sia i debiti verso i fornitori non vengono ripianati e Massone dichiara il fallimento della Chil Post nel 2013. Il tribunale fallimentare, esaminando gli atti, trova inusuale la cessione alla Eventi6, in particolare il fatto che nella società della moglie di Tiziano Renzi confluiscano solo le passività necessarie a pareggiare nello stato patrimoniale le voci in attivo, come un debito con la Cassa di risparmio di Firenze per complessivi 185.000 euro.

Il dubbio è che, per trasferire i contratti in essere per la distribuzione dei giornali–tra cui Il Messaggero e quelli del gruppo l’Espresso – e i vari beni, come le auto e i capannoni, Tiziano Renzi abbia spostato solo i debiti necessari a far figurare il pareggio, lasciando nelle mani di Massone il grosso del debito.Al momento, insieme a Tiziano Renzi, il fascicolo coinvolge gli amministratori Gabelli e Massone, nessuno della Eventi6. L’inchiesta si è estesa a molte delle società nate nella casa di Rignano sull’Arno, compresa quella della madre, che ha ricevuto anche il Tfr del figlio Matteo, messo così in salvo dai debitori. E versato dalle casse pubbliche: la Provincia prima e il Comune poi.

Nel corso dell’interrogatorio, Tiziano Renzi ha più volte ribadito l’assoluta estraneità del figlio alle vicende della società e avrebbe ricostruito i singoli trasferimenti dalla Chil alla Eventi 6 spiegando che molti beni trasferiti erano ancora gravati da ratei da pagare al momento della cessione. Contattato telefonicamente Tiziano Renzi non ha voluto commentare, così come si è sottratto a rilasciare dichiarazioni il suo avvocato, Federico Bagattini. L’inchiesta prosegue intanto anche sulle altre aziende di casa Renzi, in particolar modo sulla Eventi6 di Laura Bovoli che al momento non risulta indagata.

da il Fatto Quotidiano di domenica 21 dicembre 2014

Aggiornamento dell’1 agosto 2016 – In data 30 luglio 2016 l’inchiesta per bancarotta a carico di Tiziano Renzi, nell’ambito del fallimento della Chil Post, è stata archiviata. Nelle motivazioni del gip del tribunale di Genova Roberta Bossi si legge che Renzi padre “non operò come socio occulto dopo la cessione del ramo d’azienda della Chil Post”. La bancarotta “fu determinata da altri” e “la cessione del ramo d’azienda non ha determinato la diminuzione del patrimonio ai danni dei creditori”.